«I miliardi in arrivo e gli appetiti della malapolitica»

di Ugo Floro*

A pensarci bene i tantissimi miliardi di euro di cui beneficeremo destano più di una preoccupazione; per certi versi già indignano, ove si pensi al godimento operativo che essi avranno sicuramente innescato in camarille e comitati masso-politico-mafiosi.
C’è infatti una verità difficilmente contestabile, le cui tinte fosche sono in grado di coprire il carattere radioso dei facili entusiasmi scatenatisi dopo la fine dell’ultimo estenuante Consiglio europeo.
Siamo franchi.
Parte consistente delle classi dirigenti territoriali non ha lo spessore etico e politico per gestire al meglio l’oceano di denari comunitari che sta per arrivare in Italia.
Rabbrividisco, poi, da calabrese alla idea che chi ha già fatto carne di porco e strame delle provvidenze europee possa avere ancora la possibilità di bissare i “successi” del passato, quando interi fiumi di soldi vennero deviati e tombati sotto una spessa coltre di ruberie.
C’è ancora tanta merda incravattata nelle istituzioni repubblicane, nei comuni, nelle province, nelle regioni e nelle burocrazie, alte e basse.
Ci sono appetiti ammantati da vesti eleganti che non vedono l’ora di concentrarsi sull’Eldorado in arrivo.
Questa volta però la società civile deve giocare d’anticipo.
Non possiamo nuovamente farci fregare il futuro.
Non possiamo fidarci di una politica che, malgrado le rassicurazioni (e le eccezioni) ancora è ben lontana dal ripulirsi del tutto di quel suo persistente istinto a derubare intere comunità di un futuro migliore, basato su un utiluzzo corretto e pulito delle risorse comuni.
Non possiamo neanche fidarci degli impianti legislativi tesi ad arginare la debordante corruzione italiana: sono troppi, a volte contraddittori e per questo alimentano ambiguità e confusione.
Corruptissima re publica plurimae leges, sosteneva un certo Tacito.
Ma non possiamo nemmeno credere di delegare compiti che non le spettano alla magistratura.
Essa non deve scegliere le donne e gli uomini migliori per gestire le provvidenze pubbliche, ma punire chi commetta delitti.
La prevenzione non è esercizio giudiziario, ma obbligo politico e, prima ancora, civico.
Abbiamo, dunque, solo una carta da utilizzare: l’uso corretto della democrazia.
La pandemia ci ha dimostrato plasticamente come sia importante avere a tutti i livelli istituzionali persone capaci.
Il covid ha prodotto e, purtroppo, continuerà a produrre macerie, ma ha anche consentito ai cittadini intellettualmente onesti di tracciare un confine netto di coscienza tra chi è degno di ricoprire un ufficio pubblico e chi non lo è.
E allora, sulla scorta di questa esperienza pesante, e alla luce della gigantesca posta in palio ( il nostro prossimo futuro e quello dei nostri figli), teniamo gli occhi aperti, pressiamo la politica, lavoriamo perché la gestione dei tanti soldi in arrivo dall’Europa possa essere affidata a donne e uomini giusti.
Sfruttiamo al meglio i prossimi turni elettorali, che diventano a questo punto cruciali per il nostro domani.
Può sembrare uno slogan, ma abbiamo solo la democrazia come scudo contro le ruberie che già sono in fase di concepimento.
Usiamolo bene.
*giornalista





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