«Riqualificare il Parco per rilanciare anche Catanzaro»

di Franco Scrima*

Sessanta ettari di terreno coltivato ad uliveto sono stati trasformati anni fa a “Parco della Biodiversità Mediterranea” reso fruibile ai catanzaresi di ogni età; un’area vasta quanto un intero quartiere dedicata alla flora e alla fauna tipiche del Mediterraneo e grandi prati verdi ben curati con opere d’arte sparse in ogni dove. Si presenta così quell’area che guarda da lontano l’azzurro del mare Jonio.
È un grande polmone di verde nato dalla ferrea volontà dell’onorevole Michele Traversa quand’era presidente della Provincia di Catanzaro; una realtà che continua a curare come una creatura sensibile alle amorevoli premure. Traversa gira per i viali del parco anche nelle giornate assolate dell’estate, senza mai fermarsi, segnandosi il luogo nel quale gli è apparsa una innocua zolla di erba sbiadita dalla calura, segno che il terreno ha bisogno di essere annaffiato. Traversa è il padre putativo del “Parco” e ad esso continua a riservare tempo e attenzioni amorevoli. Lui è stato l’artefice della trasformazione di quella vecchia azienda agricola annessa alla Scuola d’Agraria minacciata dal degrado trasformandola in un sito che, secondo i dettami dell’ingegneria naturalistica, rispettasse i principi della valorizzazione della biodiversità. E così quell’area che i catanzaresi chiamano semplicemente “Parco” è diventato un sistema nel quale convivono varietà floreali di pregio e faunistiche, fino a costituire un sistema in cui la natura si intreccia con la cultura e non solo, ma anche con il tempo libero e con lo sport.
Fanno da corollario a quella realtà sia un centro per il recupero degli animali selvatici e sia un museo storico dedicato alla “Brigata Catanzaro”, che fu una grande unità di fanteria del regio Esercito Italiano protagonista durante la prima guerra mondiale come unità motorizzata e insignita di medaglie d’oro, d’argento e di bronzo al valore militare.
C’è da chiedersi cosa sarebbe stato se la stessa area, con le medesime attrezzature e uguali finalità, si fosse trovata in una città calabrese diversa da Catanzaro. Sarebbe stato il “biglietto da visita”, l’emblema della città stessa; una realtà di cui sarebbero andati fieri i cittadini i quali avrebbero raccontato, descritto e rappresentato, attraverso il loro parco, la loro città.
Così non è per Catanzaro, per gli enti, a cominciare dalla Provincia per finire con l’Amministrazione comunale (amministrati, peraltro, dalla stessa persona) che, a giudicare dalla “laicità” degli interventi, appaiono a dir poco indifferenti se non assenti rispetto alle esigenze del “Parco”. È come se la città fosse in mano a soggetti marginali, come se nel loro “dna” non ci fossero i geni di una fioritura culturale che li spinge ad essere solidali con i bisogni della loro città. Tra questi, nell’attuale momento storico, c’è anche il Parco della Biodiversità che ha bisogno di interventi urgenti a cominciare dalla riqualificazione di alcune zone e di alcuni insediamenti che non possono essere oltre ignorati, come la messa in sicurezza di tutta la zona ludica riservata ai bambini che, invece, è chiusa da mesi proprio perché poco sicura. C’è urgente bisogno di un impianto per la videosorveglianza dell’intera area, considerata l’esiguità dell’organico del personale addetto, così come dell’ampliamento e della copertura del campo di bocce che va attrezzato, oltre che con spogliatoi, anche con adeguate tribune per il pubblico in modo che, vista la tradizione bocciofila, Catanzaro, possa essere reinserita nel circuito di manifestazioni internazionali.
Ecco cosa serve con urgenza al Parco della Biodiversità. È bene che gli amministratori sappiano in modo chiaro e incontrovertibile che i cittadini hanno le scatole piene di assistere alla presenza dell’Amministrazione comunale che si limita a cambiare i sensi di marcia sulle strade…

*giornalista





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