«Gli illustri conquistatori»

di Franco Laratta*

Quell’oscuro fascino dello ‘straniero’ che incanta i calabresi.
Purché vengano da fuori Calabria, sono tutti bravi, tutti belli, tutti geni.
Dev’essere il fatto che per secoli la Calabria è stata conquistata e sottomessa dagli eserciti di mezzo mondo. Così abbiamo importato i loro principi subito promossi re. Con la libertà di saccheggio e dello “ius primae noctis” di medioevale memoria.
Il giovane storico Mattia Pezzi, nel suo recentissimo libro racconta la forte resistenza di Cosenza e dei comuni della presila (oggi Casali del Manco) all’arrivo dell’esercito francese al comando Giuseppe Bonaparte, il fratello maggiore di Napoleone Bonaparte, che Napoleone aveva nominato re di Napoli dal 1806 al 1808. Aveva il compito di conquistare la dura e aspra Calabria.
Ma incontrò subito la forte e nobile resistenza dei cosentini e dei silani.
Pedace si distinse per la dura resistenza, ma la reazione dei francesi fu spietata. La sollevazione coinvolse tanti altri comuni, fino al Savuto.
Oggi non resistiamo più, accettiamo supini e felici qualsiasi cosa provenga ‘da fuori’.
E così importiamo dalle altre regioni italiane: direttori generali, dirigenti regionali, colonnelli, commissari, super prefetti e illustri generali. Una meraviglia.
Risultati eccezionali? Macché. Di norma falliscono tutti, allo stesso modo dei calabresi!
Spero che Minoli, che ovviamente non è un generale o un commissario, ma pur sempre un grande professionista, possa essere quell’eccezione che ancora non abbiamo visto. Dai tempi dei francesi!

*ex parlamentare





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