«Inaccettabile che Lamezia resti in un limbo»

di Giuseppe D’Ippolito*

L’estate fa le bizze tipo i prezzi del carburante. Il tempo muta in fretta, ha perduto la costanza del passato. Ormai il caldo afoso si alterna con acquazzoni virulenti che abbattono le temperature e scompaiono come la pubblicità.
In questo clima innaturale, ambiguo e indeciso, l’unica certezza sembra essere l’instabilità della politica, incapace di memoria, prospettiva e progetto, bloccata nella gestione ordinaria (claudicante) della cosa pubblica. A riguardo c’è una responsabilità diffusa; intanto di noi eletti, che non riusciamo a collegare le ragioni locali con i fatti e cambiamenti di portata generale. Nell’epoca del Covid, della paura e dello smarrimento simmetrici, della crisi economica, della complessità e dell’interdipendenza delle relative terapie, occorre ritornare al discorso sui territori, immaginando, prospettando strategie politiche di rigenerazione.
Alludo alla Calabria e a Lamezia Terme, accomunate da un confinamento permanente che confligge, soprattutto adesso, con la loro ubicazione strategica, con la loro disponibilità di risorse, sottoutilizzate, in grado di determinare sviluppo e ricchezza collettivi: natura, cultura e agricoltura.

Dalla precarietà dei trasporti a quella dei servizi sanitari, la Calabria e Lamezia Terme ci raccontano della svogliatezza, della pigrizia che contagia la politica: piuttosto assente rispetto al rilancio improrogabile dello scalo lametino, dell’intero sistema aeroportuale; alquanto miope innanzi all’aggiornamento necessario e urgente della rete ospedaliera, da realizzare in uno con quella del territorio, con la revisione ragionata del rapporto pubblico-privato, che ancora risente di rovinose ispirazioni clientelari.
Così, passano i giorni, i mesi e gli anni ma ci ritroviamo davanti alle stesse dinamiche di quartiere: al «mistero buffo» dell’integrazione tra l’ospedale e il policlinico di Catanzaro, che non giova ai catanzaresi né agli altri calabresi; ai bisticci, capricci e cedimenti sui nomi del Cda della Sacal; alle guerre di campanile sul collegamento ferroviario per l’aeroporto di Lamezia; all’oblio imperturbabile riguardo al tragitto, al viaggio delle merci dal porto di Gioia Tauro.
La ricchezza si costruisce partendo dalla politica, che non può più restare imprigionata nell’ansia di verbali da stracciare, nella scommessa sull’impatto emozionale degli agrumi celebrati da Muccino, in quell’improntitudine compiaciuta che rinvia alla vicenda del Parco acquatico di Rende, nella seisàchtheia dei consiglieri regionali a seguito dell’inganno dei vitalizi.
La Calabria è mare-monti, è varietà singolare di paesaggi, ecosistemi, tradizioni, prodotti della terra, segni e portati di una storia multiforme. Da qui si deve incominciare, convergendo, per fissare le direttrici da seguire nella lunga e delicata fase della ripartenza. Ce lo indica il territorio con il suo apparente distacco inesplorato; ferito, in particolare a Lamezia, dal ritorno meccanico dello scioglimento per ‘ndrangheta, che però non aveva spento la vitalità culturale, civile e sociale delle associazioni del posto, benché disincentivate da una burocrazia azzoppata e spesso inefficiente, da una politica dimentica del loro impegno, dei loro risultati e meriti.
È giunto il momento, iniziando da Lamezia e dal suo comprensorio, di pretendere quel riscatto, quel balzo in avanti di cui la Calabria ha disperato bisogno, depressa e indolenzita dalla mancanza di ascolto, confronto e coraggio politico, dalla subalternità e debolezza di sindaci e “gregari” eterodiretti dai partiti, ogni volta succubi ai richiami dei loro “colonnelli” e “capitani”. Leggasi intanto Paolo Mascaro, per chi non l’avesse inteso.
Nelle attività umane l’astrattezza è peggiore dell’odio. Non è dunque ammissibile che Lamezia resti un limbo della politica; che i suoi parlamentari e consiglieri regionali non costruiscano sinergie su obiettivi concreti; che il proprio ospedale continui ad essere amputato e gabbato, che non possa diventare un hub pur avendone i crismi; che per quello del Reventino non si muova foglia, malgrado d’indiscussa utilità. Non è accettabile che sul bilancio comunale di Lamezia sia calato il silenzio e il sipario dell’indecenza; che sul futuro della Fondazione Terina debba ancora pesare l’inettitudine e l’inerzia di buona parte della politica nostrana. E non è proficuo ignorare oltremodo i fermenti, le spinte civili che arrivano da Lamezia Terme, confermate dalla nascita, recente, dell’aggregazione commerciale Calabria Shopping.
Serve allora ragionare in termini di rete, analitici, sistematici e di proposte, uscendo dai palazzi e incontrando gli attori dell’ingegneria, del progresso sociale: del volontariato, della cultura, dell’ambientalismo, del turismo, dell’agricoltura e della cura della persona. In breve, è indispensabile riunire, riattivare le energie politiche. Tutte, a Lamezia come nel resto della Calabria.

*deputato, M5S





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