Il grande messaggio di Natuzza e un progetto da realizzare

di Vincenzo Caserta*

Mancuso santuario Natuzza Rinascita

In prossimità della festa di devozione cristiana e popolare dell’Assunzione in Cielo di Maria per il 2020 i devoti fedeli a mamma Natuzza Evolo credo che, in questo anno difficile e complesso, la festeggino con maggiore gioia e partecipazione degli altri. Dalle notizie apprese a mezzo stampa e per effetto della Sua intercessione, finalmente si riavvia con efficacia quanto il messaggio di Natuzza ci ha lasciati come compito da assolvere. A me pare di vederla con gli occhi della sua quotidiana sofferenza sorridere piacevolmente da lassù dove guarda ed osserva l’evolversi delle cose che si fanno in vita con la pazienza e la virtù celeste di chi sa attendere che gli uomini si adoperino a cooperare, a fare bene comune. Le cose da realizzare, da Lei già viste, non ci appaiono chiare perché presi dal continuo logorio della quotidianità non ci fa leggere la grande e strategica progettualità in esse contenute, tanto da non coglierne il corretto segnale di come Lei sia stata promotrice in vita e di quanto amore e passione Lei ci abbia messo perché le opere promosse su suo impulso terreno, per un supremo tramite, avessero compimento e fossero protese in particolare  al sostegno dei bisognosi e dei sofferenti. Un sollievo pertanto alle tribolazioni della vita questo è il messaggio più forte che Lei ci ha lasciati ed è questo il messaggio che si deve cogliere e perseguire, ognuno per la propria parte. Le strutture recettive presenti nella spianata di Paravati, la Chiesa cui ci teneva più di ogni altra cosa, le persone che si adoperavano a dare volontariamente la propria disponibilità ed il proprio lavoro sulla scorta di una forza e di un obiettivo da perseguire che era ed è comune a tutti ed è quello di lavorare al bene comune con la forza ed il coraggio a perseguire che la Chiesa deve dare e sicuramente da. Una perfetta simbiosi che unisce non divide per la finalità che persegue. Questo è il messaggio risolutivo che ci lascia e credo che vicino a questo ci sia anche una riconsiderazione delle funzioni che Paravati e l’intera Regione debba avere nel segno di Natuzza. Bisogna che quel luogo diventi luogo di culto da cui si erge alta e continua la parola di Dio con forza, con grande passione e con testarda imposizione, come Lei voleva. Si devono realizzare opere già avviate perché quel luogo diventi un altro luogo di sollievo alla sofferenza ove sia centrale la persona nella sua globalità e verso il quale si devono porre tutte le attenzioni ed i servizi di benessere possibili, in particolare, per i soggetti in difficoltà. Un luogo di culto ove i pellegrini nel tempo trovano conforto per il corpo e per l’anima. Se il senso delle cose future è questo, come io e tanti come me sperano, non attendiamo più a realizzare il suo progetto. Andiamo avanti con forza e comunione di intenti tutti protesi a realizzare il suo desiderio che poi è da tutti condiviso, facendo divenire la sua pratica spirituale luogo di eccellenza per tutti noi, ove si recupera il senso della vita cristiana in terra, dando così lustro ad una Regione dove risulta chiara la presenza di un segnale Divino del quale non possiamo fare più a meno.
* Già dirigente della Regione Calabria





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