«”Ricostruire” Catanzaro con le intelligenze»

di Franco Scrima*

Quando i nodi vengono al pettine, si ricorre sempre al solito mezzo: l’appello al consiglio comunale “perché si apra a temi importanti”. Quali? Come? Con quale progettualità? Non è dato sapere. È qui che casca l’asino perché mentre la barca rischia, il timoniere non pensa a come virare per non imbarcare acqua, ma ad autoincensarsi. E, piuttosto che intervenire per evitare che la crisi continui a incidere sul tessuto sociale e verificare quanto immediate e concrete siano le questioni da affrontare, si pensa a trovare blande giustificazioni, secondo l’andazzo di una parte della politica catanzarese che si trascina da anni e che può diventare endemico per la popolazione che, da parte sua, ha il difetto di essere portata più alla critica che al dissenso terapeutico.
Conclusa l’epoca delle grandi intelligenze, nella città dei tre colli la politica e le leadership sono state opzionate da lobby che pur rimanendo nelle retrovie, volendo anche con nobili intenti, hanno lanciato nella kermesse, concedendo loro visibilità, personaggi improvvisati i quali si sono presentati all’elettorato come i nuovi strateghi della “cosa pubblica”. E, gli uni e gli altri, lo hanno fatto con presunzione pur sapendo di non possedere l’esperienza necessaria per capire cosa fosse la politica e come si amministra una città. La spavalderia li ha portati ad assumersi la responsabilità di sedere con malcelata disinvoltura sugli scranni dell’assise comunale senza capire l’entità del ruolo e le conseguenze di un intervento piuttosto che di un altro. Da irresponsabili hanno voluto dimostrare di essere capaci, di saperci fare, senza ponderare l’organicità delle cose rispetto ad altre per rispondere responsabilmente al mandato che è stato loro affidato. O, se si vuole, sapendo che tra i compiti essenziali c’era anche da garantire una qualità della vita più alta di quella appena decente che si aveva al momento del loro insediamento.
Non si sono preoccupati neanche di tentare di entrare nella competizione localistica che pure serve da sprone per raggiungere una diversa qualità della vita. Nulla di nulla. Si sono limitati a gestire, male, il contingente. Se anche coloro che li hanno preceduti negli ultimi venti anni fossero stati della stessa pasta oggi Catanzaro politicamente sarebbe “scomparsa”.
Senza scadere in una inutile retorica, alla città capoluogo di regione non rimane altro che raccogliere i cocci e cercare di ricomporre tutto con umiltà ma con determinazione. E la “ricostruzione” può ripartire se l’intero apparato politico dimostra di voler cambiare registro preoccupandosi di selezionare uomini capaci di capire l’importanza della politica e il suo insostituibile ruolo. Per farlo è propedeutico rivolgersi alle intelligenze reali, a soggetti culturalmente capaci, ed esortarli a prendere le redini della Città. Passa inesorabilmente da questa realtà il raggiungimento di quei traguardi che altri, per incapacità o altro, non sono riusciti ad attuare.
Una nuova e diversa assunzione di responsabilità non significa necessariamente avere intrecci con la storia recente di Catanzaro. Sarebbe persino sufficiente un movimento d’opinione, anche al di fuori degli stessi partiti (se i partiti politici ne dovessero fare un problema di status), fatto da soggetti capaci e preparati che pongono Catanzaro al di sopra degli interessi di bottega o personali.
Quando si pensa che alcune città del Nord (vedi Venezia) stanno discutendo se sia possibile rilanciare l’economia “sfruttando” persino la pandemia da “Covid 19” e a Catanzaro l’unico interesse è di far credere che “la città ha acquisito un ruolo centrale nelle dinamiche promozionali del Paese (parole del sindaco Abramo), o che la RAI sia tornata a Catanzaro “per raccontare una città che sta assumendo sempre più importanza nel circuito turistico nazionale”, (sempre parole del Doge catanzarese), non si sa se ridere o piangere!

*giornalista





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