«Alla Calabria (e ai calabresi) servono sindaci capaci»

di Ettore Jorio*

A settembre andranno al voto 73 comuni calabresi. Tra questi, al di là di 66 importanti e differenziate piccole realtà municipali: la Città metropolitana di Reggio Calabria e un importante capoluogo di provincia (Crotone), ma anche cinque città strategiche, la capitale dello stupendo Pollino (Castrovillari), quella del vino (Cirò Marina), quella della Sila Grande (San Giovanni in Fiore), quella che ha le chiavi del mercato del Mediterraneo (Gioia Tauro) e la vicina Taurianova, da bonificare in modo da interrompere la catena dei suoi scioglimenti.

La conta dell’orrido
In una regione così difficile – martoriata nel tempo (18 anni) da 85 scioglimenti per ‘ndrangheta (81 comuni e 4 aziende della salute), di cui 21 in corso in altrettanti comuni e due che riguardano due Asp (quelle di Reggio Calabria e Catanzaro) – gli appuntamenti elettorali, di tutti i livelli, dovrebbero assumere un ruolo fondamentale. Specie quelli destinati ad affidare il quotidiano dei cittadini in termini di servizi pubblici locali, dai quali dipende la qualità della vita e spesso della morte più giusta, nel senso di essere meno sofferente.

Gli attori politici e la loro inadeguatezza
I partiti dovrebbero investire le migliori risorse, anche di statura nazionale, per promuovere, programmare e portare a buon fine la ricostruzione delle condizioni di vita della società civile a cominciare dal garantire istituzioni libere e sgombre dal condizionamento soffocante della ‘ndrangheta. Invece, no. Si preferisce restare lontani dalla Calabria perché troppo compromettente, e quindi lasciata alla deriva in un mare difficile da navigare, che invece richiederebbe abili e incorruttibili nostromi.
Di conseguenza, a scegliere sul da farsi sono sempre gli stessi, così come anche i prescelti sono tali ad immagine e somiglianza dei primi, spesso senza alcuna credibilità nell’affrontare e portare a buon fine il percorso del cambiamento, della liberazione dai vecchi retaggi. Non solo. Funzionali a perseverare. di frequente, nelle nefandezze gestorie. Immaginiamo, che futuro avranno quei quasi 120 comuni impegnati con dissesti difficili ovvero con procedure di riequilibrio pluriennale (i predissesti) impossibili con tanti tra i potenziali candidati che non sanno neppure cosa siano i siffatti istituti ovvero, peggio ancora, che si sono resi già responsabili di averli favoriti. Insomma, in terra di Calabria, ove abbondano le c.d. facce toste, i partiti non sono da meno, facendo tutti finta di nulla del fatto che la nostra regione è quella ove vige il più pesante prelievo fiscale medio del Paese, con la Città metropolitana di Reggio Calabria che possiede il primato nazionale, seguita da Napoli e Salerno.

Si preferisce chi si adegua docilmente
A fronte di tutto questo irresponsabile comportamento dei tradizionali addetti al lavoro, la società civile tace e sopporta, evitando di proporsi e ritraendosi da possibili offerte di impegno politico. Un modo, questo, per lasciare liberi gli altri di fare le solite cose, di proporre gli immeritevoli e gli incapaci, ma fedeli come Snoopy.

… e dire che abbiamo tanti esempi da imitare, i più disillusi
Questo non vuole dire che la Calabria conta di amministratori che non siano capaci, onesti e lungimiranti. Tutt’altro, ne è piena. Sono tantissimi i primi cittadini sofferenti – che hanno peraltro ben amministrato in tempi di epidemia – e consci di potere fare ben poco in una regione ove i Comuni sono sempre di più acritici destinatari delle politiche regionali piuttosto che soggetti determinati attivi. Ciò è accaduto e accade a causa della solita accondiscendenza verso i manovratori delle leve del potere di scelta su chi deve proseguire, poi, la propria carriera in istituzioni superiori ovvero tornarsene a casa a giocare con i loro hobby, diversi dalla politica. Da qui, anche il sovente cattivo esercizio delle amministrazioni locali, sempre più compromesse nei loro bilanci per difetto assoluto di accertamento e riscossione dei tributi e delle tariffe. Ma si sa, ciò che conta nel consenso locale sono sempre state le multe per divieto di sosta strappate, il girare le spalle alla violazione edilizia in atto e far finta di nulla sul debito tributario impagato.
Ecco perché sia giusto supporre che il migliore sindaco è quello che non sarà più rieletto! A settembre si spera che ci siano più sindaci «una tantum» di quelli bravi a non sentire, vedere e ascoltare.

*docente Unical





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