«”Bella ciao”, la Calabria che sogna la normalità e l’invasor da scacciare»

di Ettore Jorio*

Buon Ferragosto a tutti, proprio a tutti. Con maggiore entusiasmo a chi non ha nessuno che glielo dica.

Un dolore che si spera abbia fine
Dopo un periodo di sofferenza nazionale inaudita, con tanti fratelli morti, per lo più dell’età dei nonni, siamo tutti in trepida attesa che le cose si evolvano positivamente. Che i naturali assembramenti estivi dei giovani non costituiscano la causa di un ritorno epidemico, aggressivo sui nipoti e fatale per i loro cari più anziani, soprattutto per quelli con le condizioni di salute più compromessa.
Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao ciao, una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.
Una «poesia» partigiana dal contenuto e significato stupendi, che ha persino rappresentato il leit motiv dello sceneggiato spagnolo di elevato successo di pubblico “La casa di carta”, cui ricorro per sfatare una ulteriore aggressione del comune nemico invisibile, il Covid-19! Non solo. E’ divenuto inno in Europa contro l’epidemia, prescindendo dagli ideali di riferimento tanto da essere ovunque celebrato, persino da balconi e terrazzi.

La particolarità che ha fatto comodo
Nel mentre, ci troviamo di fronte ad un altro grande problema che è quello delle economie necessarie alle famiglie, rase al suolo dei propri risparmi. Dalle nostre parti invero un po’ meno che altrove, atteso l’alto numero di stipendiati pubblici e di pensionati, sia contributivi che non, intendendo per questi ultimi coloro i quali godono di trattamenti pensionistici e assistenziali del tipo per invalidità civile e assegni di accompagnamento. Un affollamento di prerogative e di facilitazioni che ha fatto e farà comodo in Calabria, almeno fin tanto che i papà e i nonni avranno fiato per campare i figli e i nipoti.

Le naturali preoccupazioni collettive
Al di la di ciò, tra non molto ci sarà l’autunno con tante situazioni difficili da affrontare, a cominciare dalla riapertura delle scuole per finire alla ripresa lavorativa.
Guardandosi in giro, al dominare dei cartelli vendesi appesi ovunque, che già caratterizzavano la crisi anti epidemia, qui più accentuata che altrove, si fa la conta delle serrande chiuse, e non per le ferie estive che in pochi hanno avuto l’ardire di proporsi.
Le realtà urbane, a cominciare dalle città per finire ai piccoli paesi, sono prive di sorrisi, di futuro. Sono piene zeppe di preoccupazioni e di paure, cui si aggiungono quelle del ritorno del coronavirus.
Insomma, una immagine apocalittica, nei confronti della quale sono in molti a far finta di non vedere, di non considerare.
Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao ciao, una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.

La «condizione dei peggiori» dalla quale venire fuori
Questo è quanto avrebbe rilevato Norman Douglas, nella sua “Old Calabria” di oggi, con le sue foto autenticamente rappresentative della nostra regione, dei nostri disagi.
Ma è Ferragosto per tutti. Prescindendo se si privilegia la festività pagana del riposo di Augusto ovvero quella cattolica della ascensione in cielo di Maria, occorre essere felici. Soprattutto fiduciosi.
Uno stato, meglio una emozione al tempo forse artificiale, difficile da avvertire naturalmente, ma doverosamente dovuta verso le nostre e future generazioni.
Essa deve essere eretta a simbolo della rinascita, meglio della svolta resa possibile da un improbo impegno da profondere nel progetto degli investimenti infrastrutturali e nelle riforme portanti, resi entrambi possibili dalla montagna di quattrini che l’Ue ha destinato al Paese.
Gli indici di deprivazione socio-economici e culturali che caratterizzano la nostra regione sono così allarmanti da esigere che essa si renda destinataria della normalità. Nulla di più. Che si renda beneficiaria dei diritti fondamentali e delle prestazioni essenziali, erogati a condizioni così inumane e minimali che farebbero inorridire ogni cittadino dell’UE che venisse ad incocciarsi con le nostre condizioni di vita quotidiana. Basterebbe fargli puntare l’obiettivo (Douglas, docet) sui nostri pronto soccorsi, sulle condizioni di assistenza sociale garantita agli anziani e ai fragili, sulle povertà inumane dei pensionati sociali nascosti per dignità nelle realtà non solo rurali. Il tutto a fronte di chi, forte dei poteri esercitati nella politica e vicinanze nonché dei vantaggi ivi ottenuti, più o meno lecitamente, gozzoviglia tra l’inutile, il superfluo e il faceto.
Una mattina mi son svegliato, o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao ciao, una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor.

Le opportunità da prendere al volo
Ma sono sicuro – e con questo festeggio anche il mio Ferragosto – la Regione e il sistema delle autonomie locali calabresi pretenderanno il rispetto dal Governo nella godibilità delle risorse del Recovery Fund, del Sure, dei fondi Bei e del Mes, quest’ultimo assurdo da ritornare al mittente. Il modo, l’unico, per cambiare le cose, a tal punto che il ferragosto del prossimo anno sarà Natale!
*docente Unical





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