Ultimo, se ci sei batti un colpo

di Paola Militano

Alzi la mano chi non ha mai provato almeno per una volta simpatia per Capitano Ultimo, il temerario carabiniere con i capelli alla mohicana, con i guanti senza le dita, i pantaloni mimetici e con l’immancabile bavero zapatista che, a capo della squadra battezzata Crimor, scova e ammanetta, nel 1993, Salvatore Riina dopo 23 anni, 6 mesi e 8 giorni di latitanza.
Solo fino a ieri l’irruento Capitano, diventato nel frattempo colonnello e non generale per un cavillo burocratico, estraneo alla disciplina di una scuola militare come la Nunziatella e di una forza come l’Arma dei Carabinieri, è stato per tutti (o quasi) il leggendario Ultimo, nemico della mafia e dell’antimafia, l’uomo invisibile «lasciato solo e senza mezzi» che, nel 2012, indaga sui soldi spesi dal tesoriere della Lega, perquisisce l’appartamento e l’ufficio di un ex presidente dello Ior e, solo un anno dopo, arresta l’amministratore delegato di Finmeccanica, «fino a quando il potere si è vendicato».
Ma che fine ha fatto Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, che ha vissuto per decenni senza un’identità e con una taglia sulla testa, il combattente assolto da accuse infamanti e mai dimenticato benché confinato «nell’ultimo ufficio in fondo a un corridoio della Forestale»?
Dov’è l’indomabile Ultimo, capo carismatico di Arciere, Vichingo, Omar, Pirata, Aspide e Ombra che ha ispirato scrittori, autori e sceneggiatori?
E soprattutto com’è possibile che “l’occhio del falco” ora non veda neanche i cumuli di rifiuti su strade e marciapiedi nelle città calabresi in piena estate, non senta l’odore nausebondo dell’immondizia ammassata per chilometri nelle discariche a cielo aperto e non fermi chi vorrebbe ancora risolvere un’emergenza, riaprendo vecchie e obsolete discariche o scavando buche per costruirne delle nuove?
Lo sa bene Ultimo. Il ricorso alle sole discariche, sature e senza idonei interventi, potrebbe essere drammatico per l’ambiente, per la qualità della vita e per la salute dei calabresi.
La questione è seria e le cause portano dritti alle attività illegali della ‘ndrangheta, a quelle «fasce imprenditoriali» compiacenti che sversano rifiuti illegalmente in cave abusive o in capannoni in disuso, ai comportamenti criminali di politici e amministratori.
C’è chi dice che Ultimo si sia convertito alle liturgie della politica calabrese tanto da diventarne maestro in una scuola di recitazione. Noi non ci crediamo. Perciò Ultimo se ci sei batti un colpo.





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