«Zero programmi per rilanciare i Comuni»

di Ettore Jorio*

Cari comuni,
siete in 73 in Calabria ad essere chiamati ad eleggere i vostri sindaci e consigli comunali.
Avete meno di 20 giorni per pensare bene e scegliere meglio.
Un problema non di poco conto, con soluzioni spesso impossibili.
Tanti di voi ripartiranno male, alcuni peggio. Rispettivamente, quasi tutti con bilanci compromessi e insostenibili, con servizi pubblici da terzo mondo e con burocrazie facile preda della corruzione e numerosi con dissesti conclamati. Ma soprattutto, tutti con tanti anziani per i quali sarete chiamati a governare la loro assistenza, senza godere delle necessarie risorse.
Per non parlare della sanità nei confronti della quale non avete fatto nulla per tutelarvi. Con i vostri sindaci che non hanno preteso di incidere favorevolmente sulla qualità dell’assistenza utilizzando la leva della “Conferenza” dei primi cittadini, un importante organo per ottenere il miglioramento del servizio sanitario regionale. Non hanno fatto quanto occorreva per rendere più dignitosa l’assistenza sociosanitaria alle relative collettività, altrimenti abbandonate a loro triste destino di popolazioni diseredate.
A tutto questo va aggiunto il resto: l’incuranza nei confronti degli edifici scolastici, delle strade, del verde non più esistente ove c’era nonché l’incuria sulla condizioni di igienicità del territorio urbano, divenuto ovunque sporco e pieno zeppo di ratti.
E ancora. Senza contare l’assoluto disinteresse nei confronti dei rifiuti, “tesorizzati” al sole come se fossero gli scavi di Pompei.
In generale. Le città oramai «allevano» topi e «custodiscono» l’immondizia nelle discariche arrivate allo stremo. In una siffatta logica perversa – che, sembra, dovere continuare per difetto di alternative programmate a livello regionale – si accentua la produzione di liquami infettanti e le emissioni nocive che distruggono l’ambiente e inquinano irrimediabilmente le fonti acquifere.
A proposito di acqua, meglio di servizio idrico integrato, nessuno si è preoccupato dell’Autorità Idrica Calabrese (Aic) lasciata lì a vegetare colpevolmente per oltre due anni, salvo riscoprirla per tentare di risolvere i guai della Sorical, lasciata in una situazione giuridicamente improponibile e in una situazione finanziaria incandescente. Un bel guaio al quale si vuole, per assurdo, opporre una soluzione che è peggio della malattia della quale la stessa è irrimediabilmente affetta. Toccherà alla Regione, quale azionista di maggioranza assoluta, rimediare al problema attraverso il percorso più conveniente che, di certo, non è quello di coinvolgere nei guai attuali le autonomie comunali calabresi.
A fronte di un tale vostro più generale disimpegno, miei cari comuni (per usare un linguaggio proprio di PIF), una raccomandazione: siate accorti nel giudicare le campagne elettorali che vi riguardano!
Allo stato, i programmi sono a zero. Le iniziative pubbliche decimate dal coronavirus ma anche per la totale assenza dei contenuti da trattare e sui quali dividersi.
Tutto è delegato ai social media, ove si legge di tutto e di più. Facebook e Twitter a farla da padroni, inquinati come sono dai tanti che ivi presumono di raggiungere quel protagonismo che altrove nessuno riconosce loro. Anche le piattaforme digitali sono divenute, per l’occasione, veicolo per dire tutto e di più, generando più confusione che conoscenze.
Dunque, che competizione vera ci sia! La Calabria e i calabresi meritano di più di quanto hanno raccolto sino ad oggi.
I temi per i dibattiti ci sono eccome .È dovere dei candidati tirarli fuori con le competenze dovute e le capacità pedagogiche necessarie per renderli alla portata di tutti.
La finanza locale è il vostro serio problema. Occorre, pertanto, tirare fuori programmi che l’aiutino anche attraverso forme di aggregazione municipali che – facendo ricorso alla economica di scala (ma quella seria e non improvvisata del tipo quella che ha giustificato le trascorse fusioni intervenute nella provincia di Cosenza) – potrebbero offrire servizi pubblici di buon livello a costi sopportabili e occasioni di maggiore occupazione e sviluppo.
A questo dovranno ovviamente fare eco programmi realizzabili di miglioramento delle condizioni di vita della comunità, quasi ovunque disperata.
*docente Unical





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