«Il commissariamento è il regno delle ombre»

di Enzo Paolini*

Le cose non sono mai così terribili da non poter peggiorare. Sembra che Fogazzaro, dicendo queste parole abbia voluto riferirsi, con più di un secolo di anticipo, alla situazione del servizio sanitario calabrese.
Che a noi sembrava già un disastro terribile ai tempi di Scura e Oliverio, ma appare peggiorato – e tanto – al tempo di Cotticelli.
Tanto da farci invocare, ancora una volta, e con la Costituzione in mano, la revoca dello stato di Commissariamento che dura da oltre undici anni.
Una situazione che, tradotta dal tecnicismo politichese, sta a significare che i calabresi – tutti – sono così imbelli, così incompetenti, così disonesti che non sono in grado di gestire l’enorme massa di denaro che trasuda il servizio sanitario.
Così che è meglio che lo faccia direttamente il Governo, delegando ad una sola persona – che del suo operato non risponde ad altri che al Governo – non solo l’atto alla cui realizzazione è formalmente preposto, ma l’intera gestione del servizio, dai grandi investimenti alla domanda di ferie di un portantino.
Un obbrobrio politico senza pari, una vergogna per gli organi istituzionali recentemente eletti come deputati regionali, amministratori e legislatori che sono espropriati del loro diritto/dovere di rappresentare la comunità calabrese e di assumere il governo, in particolare, dei settori che il titolo V della Costituzione assegna alle Regioni in termini di competenza esclusiva, in primis il Servizio sanitario.
Da loro niente, nemmeno uno squittio, quasi tutti assiepati e indaffarati più alle piccole beghe ed alle operazioni contingenti per accontentare amici e clienti che alla rivendicazione dignitosa delle loro prerogative.
In questo quadro penoso noi diciamo basta. Non serve a niente, ma lo diciamo lo stesso, troppa è l’indifferenza criminale rispetto alle necessità ed ai diritti della popolazione calabrese.
Non c’è un progetto, un piano strategico, si fanno confronti inutili e riunioni solo quando si alza la voce. L’Ufficio pubblico è fermo, immobile, ingessato, non si risolve alcun problema, e la conseguenza è quella di mettere tutti sullo stesso piano, chi imbroglia, chi specula e chi lavora onestamente reclamando il proprio diritto.
In mezzo a questa palude vi sono i cittadini, abbandonati ad un servizio senza capo né coda e gli operatori, lasciati soli, senza guida e senza una programmazione.
Degli imprenditori privati non dico. Li rappresento e sembrerebbe un tirare acqua al proprio mulino. Mi limito a dire che svolgono un servizio pubblico, erogano prestazioni controllate e validate quotidianamente, sono sottoposti a controlli cui non si sottraggono ma anzi esigono, assicurano livelli occupazionali, producono indotto ed una non indifferente quota di Pil.
Intendono però anche essere rispettati e regolarmente remunerati per il lavoro svolto. E ciò non avviene per colpa – lo dico senza riserve e senza alcun timore di smentita – sia di un apparato di vertice sanitario sordo ed indifferente che di una classe politica inadeguata rispetto all’alto compito cui sarebbe preposta.
Che fare? Le nostre richieste di adempimenti, di atti dovuti sono continue e quotidiane, ma rimangono sui tavoli, inevase, avvolte nel disprezzo per il cittadino comune, per l’imprenditore serio e sfioriscono come le speranze dei calabresi per bene. Basterebbe che tutti facessero il proprio dovere. Ma vediamo, capiamo che in una situazione come questa, opaca, in cui ciascuno “si guarda la mano” è facile nascondersi, non prendersi responsabilità e tirare a campare. Ed allora, senza il rigurgito di dignità personale, professionale, politico e morale che chiediamo da tempo, per prima cosa andrebbe ristabilito l’ordine istituzionale e restituite al Consiglio regionale responsabilità e prerogative.
Solo così sapremo anche a chi indirizzare le proteste e le sollecitazioni come gli elogi e i riconoscimenti. E non sentirci cittadini di serie C, sempre sotto tutela e sotto schiaffo, sempre alla ricerca di una concessione e mai del riconoscimento di un diritto.
Solo così sapremo come sanzionare politicamente, come si fa nelle democrazie serie, i rappresentanti istituzionali; con il voto. Che da noi ha sempre avuto, ed ha, connotati clientelari e legati al bisogno o alle convenienze ma oggi più che mai, a causa dell’inaudito e continuo scaricabarile tra Commissario al piano di rientro e Dipartimento Tutela della Salute, è legato a motivazioni che con tutto hanno a che fare tranne che con le valutazioni inerenti la vita e gli interessi veri dei cittadini calabresi.
Questo è quanto; noi ci siamo ed il nostro colpo l’abbiamo battuto più volte e anche adesso. Aspettiamo quelli della politica, dei deputati e dei senatori calabresi che intendono rappresentare la Calabria e non solo chi li ha nominati, dei consiglieri regionali che vogliono fare veramente gli interessi del calabresi e non lavarsi la coscienza con qualche occasionale dichiarazione o interrogazione, aspettiamo i colpi dei Sindaci e della Presidente della Regione che devono deliberare che non ci stanno e ribaltare il tavolo dell’immobilismo politicante.
Occorre una azione istituzionale a tutti i livelli che provochi una rigenerazione morale e politica, senza la quale continueremo ad essere cittadini del regno delle ombre.
*presidente Aiop





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