«Il Ponte è insostenibile anche per l’Ue»

di Peppe Esposito*

Il rendering del Ponte sullo Stretto

Pollice verso per il Ponte sullo Stretto. Era prevedibile. Sarebbe stato sorprendente il contrario. Era ed è, infatti, da considerare aleatorio comprenderlo nel Recovery plan dopo l’inutile trascorso di anni e l’assurdo dispendio di costi cento milionari spesi per i «lavori preparatori». Le solite nefandezze di un sistema che butta i soldi in studi di fattibilità&co inutili (del tipo quello, per esempio, sopportato per 200 mila euro per il molto ipotetico Ospedale di Cosenza) piuttosto che impegnarli in certezze assistenziali. Che spreca risorse da nababbi solo per fare una estemporanea ed effimera bella figura, lasciando di contra a secco di risorse quanto indispensabile alla vita dei cittadini. Prime fra tutte, la salvaguardia antisimica e idrogeologica, la sicurezza delle scuole e delle strutture sociosanitarie, la tutela delle acque e degli impianti depurativi/fognari, le prestazioni essenziali per la cura delle persone.
Il discorso della programmazione a carico dell’Esecutivo, connesso al regolamento attuativo del «Recovery and Resilience Facility», è di una semplicità unica. Il suo compito è quello di progettare investimenti, per il tramite delle missioni, e di prevedere riforme strutturali, individuate per ambiti. Entrambi funzionali a concretizzare la transizione verso la digitalizzazione della PA, un’economia green (cosiddetta transizione ecologica), un miglioramento dell’istruzione e della formazione, un potenziamento reale dell’inclusione sociale e territoriale, un rafforzamento del sistema della salute e dell’assistenza sociale.
Quanto al Ponte che collegherebbe la Sicilia con il continente, l’Ue non ne accetterebbe verosimilmente l’inclusione. Ciò per due ordini di motivi, chiaramente espressi nelle linee guida processate ieri dal Comitato Interministeriale per gli Affari Europei (il c.d. Ciae). Il primo perché la infrastruttura di collegamento non ha un livello esecutivo di progettazione sufficiente a garantire i tempi veloci e necessari per realizzare un «ammortamento» sociale ravvicinato. Il secondo perché il progetto non è abbastanza (per la verità non lo è affatto!) accompagnato da una previsione estimativa attendibile che dimostri la sua sostenibilità, in termini di impatto sul Pil e di occupazione, da registrarsi dopo la conclusione dell’opera.
Una notizia che francamente non ci genera, come Fondazione, allarme alcuno. Ciò in quanto, al di là dell’apprezzamento che non può generalmente mancare nei confronti di una importante opera di alta ingegneria quale è il Ponte sullo Stretto, alla Calabria necessita prioritariamente altro rispetto ad esso. Una considerazione che esprimiamo da anni, di recente condivisa anche dal nuovo segretario generale dell’Uil, Pierpaolo Bombardieri, così come oggi riportato dal Corriere della Calabria, che va necessariamente più marcata attese le camionate di euro che l’Ue mette a disposizione. Una entità e una libertà di previsione della spesa che consentirebbe alla Calabria di migliorare i suoi connotati.
In una tale ottica compito della Regione sarebbe quella di stimolare la formazione di una istanza estesa quantomeno alla Basilicata e a quelle due altre regioni interessate dalle prossime elezioni regionali (Campania e Puglia). Una progettualità intelligente che porterebbe alla formazione unica e unitaria per sistemare definitivamente i problemi di inquinamento che affliggono il mare, cui va assicurata una maggiore tutela dalla formazione di una efficiente rete di captazione e di distribuzione all’ingrosso dell’acqua, della gestione della depurazione e degli impianti fognari nonché di trattamento dei rifiuti.
Sarebbe il modo per offrire soluzioni alternative, ammirevoli e eventualmente unitarie al più noto acquedotto pugliese e alla Sorical, incentivando il protagonismo che meritano alle rispettive Autorità idriche regionali.
E poi incentivi alle imprese utili al turismo, finalizzate a migliorare le perfomance ricettive e, dunque, strade strade e strade e soprattutto ferrovie ferrovie e ferrovie, utili a far fare la voce grossa al Porto di Gioia Tauro, che altrove avrebbe prodotto ricchezze, ma non alla ‘ndrangheta.
*direttore Fondazione TrasPArenza di Cosenza





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