«A Catanzaro il cuore antico dei cantastorie»

di Claudio Cavaliere*

È un vero peccato che il libro “Il cantore di storie” di Albert Lord sia fuori catalogo. A partire dalla foto di copertina, con un vecchio slavo che suona una gusla ad una corda che così tanto ricorda la lira calabrese.
Lord era allievo di Milman Parry, il grande grecista statunitense morto a 33 anni che rivoluzionò il panorama degli studi omerici ipotizzando, dopo l’osservazione diretta in Jugoslavia, che le forme di trasmissione orale erano il veicolo principale dei grandi poemi epici europei e asiatici. Non solo Iliade e Odissea, ma anche Beowulf, l’Epopea di Gilgamesh, la Chanson de Roland e le Child Ballads anglo-scozzesi.
Gli scribi, dunque, seguono quando trascrivono dopo aver assistito ad una specifica esecuzione di questi canti di storie. Questi ultimi non hanno un testo definitivo, ma comprendono innumerevoli varianti, che rispecchiano l’improvvisazione del cantore nell’atto di narrare la storia attingendo a un bagaglio di formule, temi ed episodi. Una improvvisazione che avviene per lo più inconsciamente grazie ad un uso esteso di formule fisse, di espressioni con ricorrenze metriche, una cellula base della struttura linguistica che permetteva all’aedo che recitava di imparare più facilmente i versi a memoria, oltre che ricordare all’uditorio le caratteristiche fisse del personaggio che trattava.
Alla fine degli anni cinquanta mancava ancora allo studioso dell’epica un’idea esatta dell’effettiva tecnica della poiesis.
Il cantore di storie sarebbe quindi il vero inventore dei poemi omerici, inizialmente orali, recitativi, ipotesi già sostenuta dai grammatici antichi ma che era stata soppiantata dalla critica tedesca dell’800.
Insomma una gran bella storia quella dell’arte del canto narrativo, perfezionata molto tempo prima dell’avvento della scrittura e che avrà modo di iniziare a dispiegarsi grazie all’originalità del primo Festival Nazionale “Cuore Cantastorie” che si terrà a Catanzaro dal 16 al 19 settembre pensato e diretto dalla cantastorie calabrese Francesca Prestia.
Il ricco programma, già visibile sul sito dell’evento, sarà presentato nel corso di una conferenza stampa nei prossimi giorni e si concluderà sabato con un concerto di tre cantastorie donne e con ospite speciale Otello Profazio.
Che sia proprio questa la chiave di lettura di questo originale ed interessante Festival? Il tempo delle donne come custodi e narratrici, tempo di sonorità e parole che raccontano storie che incantano, scuotono, accusano, suggeriscono, stimolano.
Si inizia con tre giornate di workshop con cantori di storie originari del nostro Pollino (Biagio Accardi), passando quindi dalla Persia (Farzaneh Joorabchi) e terminando in Africa occidentale (Boto Cissokho).
Dal 16 al 19 settembre, presso le sale-mostra del Complesso Monumentale San Giovanni a Catanzaro, sarà allestita l’esposizione video-fotografica temporanea “I fogli volanti e i dischi dei cantastorie tra Otto e Novecento” ideata e curata dal prof. Gian Paolo Borghi, noto studioso di tradizioni popolari, etnologo e referente scientifico di diversi musei e archivi emiliani, lombardi e veneti.
Nella quarta ed ultima giornata del Festival, sabato 19 settembre 2020, moderato dalla giornalista Chiara Fera, si terrà il convegno “Cuore cantastorie e l’A.I.C.A.” (Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti) con Edda “Dedi” De Antiquis (presidente A.I.C.A.), il prof. Gian Paolo Borghi, Tiziana Oppizzi e Claudio Piccoli (rivista “Il cantastorie online”), con ospite speciale Otello Profazio.
A conclusione delle attività del Festival si terrà il concerto di musica live sabato 19 settembre 2020 alle ore 22 presso il Terrazzo del Complesso Monumentale San Giovanni di Catanzaro. Sul palcoscenico si esibiranno l’artista toscana Lisetta Luchini, l’artista siciliana Rita Botto e l’artista calabrese Francesca Prestia. Ospite speciale sarà Otello Profazio.
*sociologo





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