«I borghi calabresi assediati dai ladri di “attenzione”»

di Franco Rossi*

Riviera dei Borghi e degli Angeli

Le centinaia di centri abitati e di nuclei insediativi diffusi capillarmente su tutto il territorio del mezzogiorno hanno prodotto nei secoli un patrimonio straordinario fatto di beni culturali e ambientali, di abilità manifatturiere, di chiese e conventi, di dimore storiche e giardini, di archivi e biblioteche, in una sola parola di Borghi.
Ogni luogo cosi inteso, ogni Borgo quindi, sembra essere la dimostrazione inoppugnabile di come i valori comui si fondino su entità spesso esilissime: c’è sempre un luogo che richiama alla nostra mente un altro luogo già visitato, osservato, scrutato nei particolari; c’è la constatazione palese quanto inconscia del legame invisibile, intangibile che lega l’uomo agli altri uomini, le cose ad altre cose, gli spazi tra loro e con il tempo.
Le città, il territorio, i Borghi non sono solo rigide strutture costruite, ma sono soprattutto spazi vissuti da esseri umani.
Città e individui sono indissolubilmente legati da un connubio che consente ad entrambi di crescere e svilupparsi; senza gli uomini le città non sono più tali sono siti archeologici, città-memoria, città-fantasma che vivono nel ricordo di chi le ha abitate, o nelle pietre che testimoniano l’esistenza e la vita di un tempo lontano.
I borghi, in particolare, sono fatti di pietre ma sono anche il risultato non scontato di un susseguirsi d’episodi, di eventi casuali, di eventi eccezionali, nonché il prodotto delle diverse forme in cui si manifesta il patrimonio sociale (organizzazione familiare e sociale, solidarietà fra gruppi, etc.) che si esprimo anche in memoria dei luoghi, di identità e di appartenenza, e si traducono concretamente in “cura” del territorio, benessere sociale e grado di soddisfazione personale, capaci di innescare fenomeni positivi in termini di uso corretto delle risorse e capacità di innovazione creativa.
Le vecchie storie e i vecchi racconti ci hanno fornito l’accesso all’antica esperienza umana. Negli ultimi decenni il pendolo ha oscillato nella direzione opposta e questo patrimonio è messo in pericolo da una cultura contemporanea sempre più caratterizzata dalla presenza di “ladri di attenzione”, professionisti che costituiscono un’industria variegata, sempre più diffusa, che sta diventando sempre più importante. I ladri di attenzione, i giganti della comunicazione e dell’intrattenimento stanno cercando di rubarci la storia, le esperienze di vita reale, dell’immaginazione e dell’attività spontanea.
Nel mondo postmoderno gran parte del contenuto della coscienza delle persone ha una durata limitata a poche ore o pochi giorni non sopravvivendo alla pubblicazione del quotidiano di domani. Curvi sul nostro smartphone, computer o videogame possiamo ricevere piacere da impulsi elettronici che hanno solo microsecondi di vita. Questo stato di cose si trasferisce in uno dei settori dove le esperienze di vita reale, il rapporto tra lo spazio fisico e le persone, le loro emozioni, i loro desideri costituiscono l’unico motivo della loro esistenza: la città e tra queste i Borghi.
Non manca giorno che non si trovi sulla stampa un racconto, un riferimento ai Borghi ed al loro possibile futuro. I ladri di attenzione si sono impossessati del racconto, del modo di trasformarsi degli ambienti urbani, dei progetti del domani.
In questo panorama, la Calabria rappresenta un’ulteriore singolarità: è una terra dai molti volti, così diversi e contrastanti da aver fatto dire a Guido Piovene, autore di un fortunato Viaggio in Italia (1957), che “la Calabria sembra essere stata creata da un Dio capriccioso che, dopo aver creato diversi mondi, si è divertito a mescolarli insieme.”
La Calabria appartiene a pieno titolo al novero dei territori fragili e, proprio per questo motivo, rivolgere lo sguardo al territorio calabrese è un esercizio sempre affascinante che si presta a differenti chiavi interpretative.
Una delle possibilità è quella di elencare alcune delle dicotomie che caratterizzano la regione, le quali forniscono spunti di riflessione e discussione di notevole interesse. In particolare due:
Fragilità (fisica, sociale, economica) vs Qualità (ambientale, paesaggistica e della vita)
Marginalità (rispetto all’Italia) vs Centralità (nel Mediterraneo).
Fragilità e marginalità che hanno determinato la formazione di una “terra di mezzo”, al di là dell’emergenza, uno spazio in cui si è iniziato a realizzare una alleanza virtuosa tra istituzioni cognitive e società civile.
La Calabria ha invertito gli stereotipi descrittivi ponendo quasi inconsapevolmente la dimensione culturale e paesaggistica come direttrice generatrice di sviluppo..
In tale quadro la qualità della vita, e la qualità della vita dei Borghi, quasi inconsapevolmente, assume un carattere fondamentale di presa di coscienza e attivazioni di politiche.
Parlare di Valorizzazione dei Borghi, quali tratti distintivi dell’identità regionale, caratterizzandone i paesaggi di costa di collina e di montagna, ricchi di testimonianze del passato e custodi della storia, delle tradizioni ed identità del territorio, rappresenta un tassello importante per la salvaguardia e valorizzazione dei paesaggi.
Al Borgo si associano, infatti, gli elementi dell’autenticità (usi e costumi, artigianato locale, relazioni sociali e di vicinato, relazioni di comunità etc.), della genuinità (patrimonio enogastronomico, cibo tradizionale e piatti tipici, antichi sapori da riscoprire, etc.), della tradizione (manifestazioni stagionali, feste tradizionali e religiose, folklore, etc..), della bellezza (derivante dalla qualità urbana e paesaggistica e dalla qualità della vita di comunità) e dell’unicità (relazioni che si creano dall’integrazione cultura-natura-arte-architettura-produzioni-saperi).
Lungo questa possibile narrazione, la Regione che si è avviata verso un percorso virtuoso esaltando la bellezza dei suoi paesaggi, la qualità della vita dei suoi insediamenti, la capacità storica di essere terra di accoglienza, che si affaccia nel Mediterraneo ed in Europa in modo moderno, propositivo candidandosi ad essere una Regione a servizio della pace, dell’eguaglianza e del progresso.
Alla luce di tutto questo, bisogna resistere all’assedio dei “ladri di attenzione”, respingere le lusinghe di chi propone modelli di sviluppo turistico importati come unico possibile volano di sviluppo, rifiutare forzature mediatiche rivolte a cancellare la complessità dei luoghi, la loro storia e cultura per farne un luogo addomesticato, un luogo controllato, un paese che si trasforma in villaggio turistico.
Un luogo fuori dal tempo e dallo spazio dove scompare la sua storia, la sua diversità, la vita degli abitati. Dove scompaiono le sue sconfitte, ma scompare anche lo sguardo di chi osserva.
In altre parole un luogo in cui il pericolo da scongiurare è che sia l’omologazione a vincere e la diversità e l’unicità scompaiano insieme alla memoria.
*ex assessore regionale all’Urbanistica nonché docente all’Unical





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