«Vissi d’arte, vissi di piazza»

di Bruno Gemelli

L’arte moderna invade pacificamente la Calabria. A iniziare è stato, anni fa, il Parco della Biodiversità di Catanzaro (con opere di Dennis Oppenheim, Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Wim Delvoye, Marc Quinn), poi ha continuato il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto che il 16 giugno 2019 riempì, col “Battito animale”, il centro cittadino con le opere di Cracking Art. Gli animali colorati oggi hanno occupato il centro storico di Catanzaro. E a Reggio Calabria, per non farci mancare niente, svettano le colonne di Edoardo Tresoldi sul lungomare Falcomatà.
Diceva Marcel Proust che «il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale».
In questo quadro di arte contemporanea si colloca il carteggio tra l’architetto Gaetano Pesce e il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli. La quale ha risposto pubblicamente al designer che ha espresso il desiderio di voler donare una delle sue opere più importanti alla Calabria. Quale opera? La “Maestà Sofferente”. L’opera, ispirata alla storica poltrona Up5&6 realizzata dallo stesso Pesce 50 anni fa, raffigura un corpo femminile infilzato da centinaia di frecce, e rappresenta una metafora della violenza sulle donne.
La Santelli ha risposto pubblicamente all’artista esordendo: «Ho letto con grande attenzione la Sua lettera che ho fortemente apprezzato. Non nascondo che la prima reazione è stata di autentica gioia nell’apprendere della Sua volontà di dare avvio ad una donazione così importante per la nostra comunità. Da sempre ho favorito, quando ne ho avuto occasione, progetti di fruizione culturale dello spazio pubblico, convinta che poter fruire liberamente ed inconsapevolmente di opere d’arte, senza per forza dover andare in un luogo chiuso come un museo e senza dover pagare un biglietto d’ingresso, rappresenta per ogni comunità una bella libertà ed un fattore di crescita da stimolare soprattutto alle nostre latitudini».
Dunque, è un sì. Continua la governatrice: «Per tutte queste ragioni accolgo con grande entusiasmo la Sua proposta di donazione di questa straordinaria scultura, metafora della sottomissione femminile e ambasciatrice della denuncia contro la violenza sulle donne. Temi a me cari, fortemente attuali anche da noi. Sono convinta che la disseminazione di opere d’arte sul nostro territorio possa concorrere a creare una nuova percezione di sé, del nostro essere cittadini di una medesima regione e possa così aiutare ad accrescere il nostro senso di appartenenza sotto la cifra comune della Bellezza. Non ci resta quindi che individuare insieme, magari in una delle nostre realtà urbane, il contesto maggiormente favorevole in quanto a cornice territoriale capace di poter accogliere questa creazione, consapevole che le opere d’arte pubbliche, situate in spazi pubblici, devono poter esprimere una capacità dialettica con il luogo, altrimenti possono non essere tali». Resta solo di conoscere il costo di questa nuova performance. Ma i canali sembrano bene oliati.





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