«Cartoline dell’estate 2020»

di Anna Pizzimenti*

«Al ritorno da una bella vacanza, in un tempo non troppo lontano, restavano le cartoline, spedite a parenti e ad amici, a segnalare le tappe del viaggio degne di nota, a immortalare gli scorci di paesaggi, monumenti e simboli dei luoghi visitati e a suggerire mete di nuovi percorsi esplorativi.
Guardando indietro all’estate appena conclusa, i ricordi da selezionare e da tramandare ai posteri si focalizzano, per scelta personalissima, lungo due coordinate, che seguono percorsi arditi, forse azzardati, ma che si aprono a mete nuove ed inesplorate, indicando le tappe del prossimo viaggio, quello nell’emisfero culturale: Sud e Donne.
Di certo, su una mappa concettuale, i due termini potrebbero perimetrare l’area dell’arretratezza, del sottosviluppo, dello sforzo titanico di superare le barriere dell’emarginazione e della residualità. Tuttavia, è proprio dalle pagine della cronaca estiva che emergono spunti di riflessione, che inducono a meditare sulla possibilità che quella subalternità forzata e imposta, oltre che da ragioni storico-economiche, soprattutto da modelli culturali stereotipati, sia in realtà il grimaldello con cui scardinare il portone della clausura e pianificare il percorso verso il riconoscimento del proprio irrinunciabile e fondamentale ruolo nel contesto socio-politico-economico dell’era contemporanea.
Prima tappa: vigilia dell’estate 2020. Dal Sud, anzi dal Ministro per il Sud e la coesione territoriale, il siciliano Giuseppe Provenzano, arriva il roboante e clamoroso rifiuto alla partecipazione ad un tavolo di lavoro, organizzato per prospettare la ripresa dopo la pandemia, i cui relatori sono tutti uomini. Il Ministro Provenzano, con garbo, ma con tono deciso, si scusa, chiedendo di “togliere il proprio nome alla lunga lista” e, confidando in un futuro confronto, “non dimezzato, però”, formula un giudizio che è uno stigma per il comune modo di pensare: “rimozione di genere”. In modo velato, ma incisivo, quell’espressione è il j’accuse ad un condizionamento culturale, che rischia di cristallizzare nella teca della subalternità (o dell’esclusione) il prezioso fondamentale contributo delle donne ad una tematica, che non ha colore, ma che è neutra.
Seconda tappa: agosto 2020. Il “meridionale” – perché tale è chi proviene da una regione del Sud del mondo – e argentino Papa Francesco nomina ben sei donne, su sette componenti laici, al Consiglio per l’Economia del Vaticano. Isolato l’unico uomo, l’italiano Alberto Minali. La nomina ha il crisma della rivoluzione culturale ad ampio spettro, sia per la cospicua presenza femminile (in totale sono quindici i componenti del Consiglio, otto prelati e sette laici), sia perché si innesta in un tessuto istituzionale, quello della Chiesa, in cui il ruolo della donna è da sempre subalterno, secondario, ausiliario. Almeno fino ad oggi! E le nomine non sono per ruoli “convenzionalmente” femminili: le esperte sono campionesse in finanza e mercati; docenti in prestigiose università straniere; componenti dei CDA di aziende di telecomunicazioni e di gruppi bancari a livello mondiale. Doveroso è ricordarne i nomi: Charlotte Kreuter-Kirchhof; Eva Castillo Sanz; Leslie Jane Ferrar; Marija Kolak; Marìa Concepciòn Osákar Garaicoechea; Ruth Maria Kelly. Non è il primo segno di apertura all’altra metà del cielo da parte di Papa Bergoglio, che ha dimostrato, lungo tutto il suo pontificato, di riuscire ad andare oltre la forma, consapevole di quanto rilevante possa essere il contributo delle donne, anche nella gestione dell’impalcatura ecclesiastica.
Terza tappa: agosto 2020, San Vito, provincia di Taranto. Alla Scuola Allievi Sottufficiali della Marina Militare, il giorno della cerimonia di giuramento, la Tenente di Vascello, comandante della compagnia, entra nel piazzale e, sulle note di “Jerusalema”, brano dall’ispirazione ecumenica, concepito in un’altra area dei Sud del Mondo, improvvisa un balletto, eseguendo i passi che accompagnano l’esecuzione musicale nel video diventato virale sui social. Ben presto viene seguita da tutta la compagnia. L’effetto: per chi guarda, “magnifico e stupefacente”, forse anche “rivoluzionario”, capace di scardinare i rigidi cliché del protocollo militare e di valorizzare l’humanitas di uomini e donne, al di là della divisa, avvicinando le Istituzioni alla gente comune. Per i vertici della Marina, invece, è disdicevole e lesivo del decoro di quella stessa Istituzione, al punto da determinare un procedimento disciplinare a carico dell’ufficiale. Che si voglia mascherare sotto il manto della dignità e del rigore istituzionale una rappresaglia nei confronti di una donna “ribelle”? Risulta, infatti, che già altre cerimonie ufficiali si siano concluse con un momento goliardico, senza che ciò abbia dato adito a scandali e che, sui social, circolino video di balletti e canti in cui sono coinvolti altri militari (uomini, n.d.s.?), nei cui confronti, tuttavia, non sono state né manifestate reprimenda, né adottate misure repressive.
Quali le riflessioni, ardite ribadisco, a questo punto?
Sorge il sospetto che esista, forse, una relazione fra latitudini meridionali e propensione verso tematiche universali come inclusione, accoglienza, valorizzazione della diversità, bisogno di riscatto e di innovazione. Esiste nei vari “Sud del Mondo” quella capacità di osservare la realtà con occhi sempre pronti ad accettare il cambiamento, sebbene frenata dalla reticenza che impedisce di esserne protagonisti!
Non è questa la sede per un’approfondita indagine storico-antropologica, né le riflessioni esposte vogliono averne il vezzo; ma non c’è dubbio che le tre cartoline di questa estate 2020, appena conclusasi, siano legate da quel fil rouge che svincola la questione di genere dalla questione meridionale e che rende, rectius potrebbe rendere, il piccolo, arretrato e tradizionale Sud il luogo ideale e reale da cui far partire (o ripartire) il processo di emancipazione, in senso ampio e universale».

*Avvocato





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