«Quante discrasie a Catanzaro»

di Franco Scrima*

Le cose senza senso suscitano perplessità nella popolazione perché si rendono conto che spesso sono un susseguirsi di parole che proprio perché non hanno un senso logico, possono indurre alla perplessità, se non all’ilarità. È quanto è accaduto ai catanzaresi quando hanno appreso dai giornali che al primo piano di Palazzo De Nobili si sarebbe appalesata l’idea di affidare la gestione dell’Ente Fiera, di prossima attuazione, al responsabile della “Fondazione Politeama”, cioè ad un professionista che s’intende di teatro e di spettacoli. Un incarico che verrebbe conferito sul presupposto che l’ampia sala dei locali fieristici, che saranno ultimati nelle prossime settimane nell’area “Magna Grecia” di Catanzaro Lido, potrebbero, all’occorrenza, essere sfruttati per spettacoli. È come supporre che quando al “Politeama” non vi sono in cartello spettacoli, nulla vieta che vi si possa organizzare una fiera campionaria di oggettistica per la casa. Se lo chiedono i cittadini di Catanzaro che hanno avuto la ventura di leggere sui quotidiani l’ultima idea del sindaco Abramo.
Non si conoscono, allo stato, le motivazioni a supporto di una tale scelta. Sicché bisogna ragionare sulla nomina di un “sovrintendente” che sappia destreggiarsi tra uno spettacolo teatrale e una mostra di prodotti per la casa, il giardinaggio e il tempo libero.
La singolarità dell’idea nasce anche dal presupposto che si vorrebbe destinare la grande sala espositiva anche per occasioni particolari, come gli esami scritti per il concorso per avvocato che annualmente si svolge a Catanzaro e che richiama candidati da ogni parte del Paese. A questo punto ci sarebbe da chiedersi, con piglio polemico, perché non sia stata pensata una “terza figura”: un responsabile logistico che, a seconda delle esigenze, si occupi di fare allestire la grande sala con “banchi” monoposto del tipo distribuito nei plessi scolastici. Ma così probabilmente l’iniziativa avrebbe rischiato di tramutarsi in una farsa, molto “vicina” al vecchio gioco d’azzardo noto come “il giuoco delle tre carte”; proprio quello che un tempo si organizzava nelle feste paesane nel quale a vincere era sempre il “compare” del prestidigitatore e a perdere i soliti allocchi.
Tutto ciò invita all’ennesima riflessione per dire che a Catanzaro si farebbe bene a far sentire, finalmente, il fiato sul collo a coloro che, grazie ai voti dei cittadini, ritengono di poter gestire la città con disinvoltura, dimenticando di dover dar conto del loro operato a coloro che si recano nei seggi elettorali per esprimere le loro preferenze. Probabilmente sarebbe bene di tanto in tanto ricordarlo a chi ne ha bisogno, specie quando il “tempo” si mette al peggio. E, se non lo dovessero capire, manifestare il dissenso apertamente considerato che tra i “politicanti” non è stato bene assimilato che il vero traguardo della rappresentanza politica e pluralista presuppone una scelta seria, da parte dell’elettore, di chi mandare nelle rappresentanze istituzionali.
Catanzaro è amministrata da Sergio Abramo da venti anni. Le condizioni in cui versa sono sotto gli occhi di tutti: il Capoluogo di regione continua a rimanere “maglia nera” nel raffronto non soltanto con altri capoluoghi di provincia, ma anche con altri centri che, al contrario, continuano a conoscere sviluppo e crescita sociale. È, però, anche vero che queste sono responsabilità antiche, frutto di politiche suicide di una classe dirigente che, in tempi passati, decise di espandere la città verso le colline piuttosto che verso la pianura e, quindi, in direzione del mare.
Cosa si imputa all’attuale amministrazione, e soprattutto ad Abramo che fa il sindaco da venti anni e che, quindi, ha ereditato questa realtà? Di non essere stato all’altezza del mandato operando per “riparare” i danni provocati dissennatamente molti anni prima. Sarebbe stato sufficiente andare oltre i piccoli interventi urbanistici piuttosto che dilettarsi ad invertire i sensi di marcia su alcune strade. Se fosse stato fatto, la realtà sarebbe stata oggi ben diversa da quella che è. Basta guardare a Cosenza il cui sviluppo è stato concepito fuori dalle “mura”, così che la conurbazione con Rende ha dato vita ad una città importante, peraltro ben tenuta.
Stesso discorso vale per Reggio Calabria che ha sempre guardato oltre i suoi confini naturali e oggi è una grande città metropolitana, con servizi importanti e un centro storico di pregio.
A Catanzaro, purtroppo, l’unica recente preoccupazione sembra essere la nomina del dirigente del nascituro polo fieristico. Non Vi sembra un po’ poco?
*giornalista





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