«La lezione di Jole Santelli»

di Romano Pitaro*

È la morte, ragazzi! Viene e si prende i tuoi occhi. Bussa (a volte neppure) e ti strappa via. Gli antichi, dinanzi alle glorie dei vittoriosi e perché non s’insuperbissero, sussurravano “Memento mori”. Ricordati che devi morire. Oggi, nel gassoso post-moderno, con la morte l’approccio è rimuoverne anche la parola. Paradossalmente, facciamo di tutto per ricordarci di scordarla. Immergendoci voluttuosamente, nell’illusione di scansarla, nel caos della quotidianità. Puoi fare come ti pare, il gioco esaltante o mediocre che vuoi, inseguire aquiloni e costruire torri di Babele o startene in un cantuccio a girarti i pollici, tessere relazioni e volare alto o tenerti rasoterra per paura delle cadute precipitose, ma quando arriva lo scheletro che brandisce la falce, ogni porta si chiude. Rien ne va plus. E tutto sembra, come dice Qohelet, “Vanitas vanitatum et omnia vanitas”. Improvvisamente, l’orizzonte si fa buio, il cielo ti crolla in testa; è il gelo che scende sulla vita spezzata e tutt’intorno. Ed è questa l’atmosfera oggi, in Calabria e nel Paese, alla notizia che una giovane donna Presidente di Regione non c’è più. Sgomento e balbuzie. Vale però considerare che Jole Santelli, donna dinamica, ottimista e intelligente, politico a tutto tondo di levatura nazionale che aveva scelto di contribuire al riscatto della sua Calabria addossandosi l’onere di un’impresa titanica, la morte non l’aveva ignorata. E come poteva? Evidentemente, ammalata di cancro, con la morte condivideva i pensieri, ci parlava da tempo.
C’è da rabbrividire, se solo si pensa alla molteplicità di progetti che questa donna a tu per tu con la morte voleva inverare. Poteva, assolutamente sì, scegliere di vivere il suo tempo di donna aggredita dalla malattia, in un clima sereno, accanto ai suoi affetti, i suoi amici, i suoi hobby. Poteva pensare esclusivamente a se stessa, lasciando che fossero altri a ingarbugliarsi tra il daffare spasmodico della politica attiva, le fisiologiche arrabbiature e lo stress di governare una delle regioni più complesse e svantaggiate d’Europa con cui, invece, la presidente Jole Santelli ha deliberatamente scelto di misurarsi. E l’ha fatto senza risparmiarsi, senza chiedere sconti a nessuno in ragione del suo dolore, senza complessi d’inferiorità, ma in piena consapevolezza e libertà e con incrollabile fiducia nella vita.
L’ha fatto per amore della politica, sicuro, che quando ti attaccata è inestricabile. Ma anche, come una guerriera sorridente, impavida e tenace, per affermare dinanzi “a questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera, insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo”(Pavese), il sacrosanto diritto alla vita. È questa la lezione che ci lascia. Buon viaggio Presidente!

*giornalista





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