«Jole Santelli: dispiaceri a confronto»

di Ugo Floro*

Non è disonorando il nostro critico sentire sul suo pur breve percorso di governo che si onora la memoria di Jole Santelli.
Sono tanti, forse troppi, quanti stanno tentando in questi mesti giorni per la Calabria, con l’ausilio dell’onda emotiva, di incanalare il dispiacere collettivo sui binari della beatificazione post mortem del prodotto politico amministrativo della compianta presidente della regione.
Come se vi fosse un bizzarro obbligo di stampo nord coreano a far seguire la componente emotiva del dispiacere per la scomparsa di una amministratrice dalla incensazione della sua opera .
Un esercizio che, al limite, sarebbe legittimo, se partisse dai tradizionali sostenitori ed alleati del centrodestra, sebbene – ad onor del vero- non tutti i big e i bigghetti della medesima coalizione di governo andassero pazzi per le gesta della loro leader: non facciamoci confondere dai piovaschi di lacrime di coccodrillo che hanno alluvionato pagine di giornali e dirette tv.
Perchè Jole Santelli questo era :una leader molto forte e temuta, anche se non esente, come tale, da temporanee derive cesaristiche, che avevano però avuto il grande merito di far capire all’opinione pubblica di che pasta (frolla) fossero fatti quelli che dicevano che sarebbero stati sue spine nel fianco , ma che, al contrario, si sono rivelati guappi di cartone, per dirla alla Mario Merola.
Meno credibile, invece , in taluni frangenti addirittura miserabile sul piano intellettuale, è il moto santificatorio alimentato da quelli che la Santelli la avversarono ma che, causa mortis, oggi ne incensano l’opera politica.
Una piroetta indecente, la loro, preceduta e benedetta in taluni casi con tanto di cancellazione di post al vetriolo, insomma una pessima lezione ai giovani, anche perché in taluni casi arriva da presunti intellettuali (o intelleTOILETTES? ) che ben altro contegno avrebbero dovuto tenere anziché quello tipico del ‘Coturno’, la scarpa buona per ogni piede che si utilizzava sin dai tempi del trasformista Teramene.
Perché il senso del dispiacere, per essere vero e radicato nell’animo umano, non ha bisogno dell’abiura di quanto si è pensato, scritto e detto nei confronti di una personalità pubblica che non c’è più , anche in maniera salace, tosta se si vuole , purché lontana dal pattume dell’insulto e dagli odiatori social.
Chi ha giudicato negativamente l’azione politica della Santelli nei suoi 8 mesi di governo, e io sono tra questi (e con questi rimarrò) , non ha bisogno di premettere alcunché o di fare ingloriose marce indietro della coscienza per dispiacersi sinceramente della scomparsa di una ragazza brillante e piena di vita, prima ancora che di una protagonista assoluta della scena politica nostrana, e non solo.
Il dispiacere di quanti continuano a ritenere che la tarantella di San Giovanni in Fiore non andasse ballata in piena seconda ondata covid, perché sembrava un messaggio di strafottenza verso il buon senso, non è meno sincero di quello che nutrono quanti oggi, non ieri, ma, si badi, solo oggi, la esaltano con motivazioni talmente goffe da non sembrare manco alibi.
Il dispiacere di chi da tempi non sospetti ritiene che sia stato un errore offrire a Jole Santelli la candidatura a presidente, date le sue ben note condizioni di salute, non è meno vero di quello ostentato da chi oggi pubblicamente rivendica quella scelta, ma privatamente ha sempre palesato dubbi sulla opportunità di conferire un gravoso incarico come quello di Presidente della Regione ad una persona seriamente malata.
Il dispiacere di chi non poteva, e non può, nutrire grande considerazione politica verso la Santelli, per avere la stessa scelto un suo vice a dir poco irrituale, che oggi diventa addirittura presidente facente funzioni (sic!) , non è nemmeno genuino del “dolore” di quegli esponenti di maggioranza (e di giunta) che non hanno mai osato criticare quella scelta pubblicamente, mentre oggi in privato ne temono le conseguenze.
E fanno bene.

*giornalista





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