«Sindaci calabresi, andiamo oltre i campanilismi»

di Rosaria Succurro *

La scomparsa prematura di Jole Santelli ha suscitato dolore, sconforto e struggimento generali, di là da appartenenze ed opinioni politiche. Da destra a sinistra, dall’eurodeputato Berlusconi al primo ministro Conte, dal vicepresidente Spirlì ai parlamentari 5 Stelle, dalla rete alla stampa, tanti ne hanno ricordato il coraggio nella malattia e la volontà, il sacrificio di governare la Regione anche a discapito della propria salute. Sono dunque emersi i tratti più personali della presidente: la tenacia, il colore, il sorriso, lo spirito pop e l’amore per la gente, la terra calabrese, ancora intrisa di sapienza magno-greca e quindi testimone dell’umanità del Sud che resiste al capitalismo dei consumi.
Davanti alla morte, che azzera dubbi, divergenze, strascichi e tensioni, ogni volta la Calabria sa dare (al resto del Paese) un esempio di compattezza, partecipazione e solidarietà. In passato si era registrata analoga sentita commozione, per esempio a seguito della dipartita del consigliere regionale Antonio Acri, avvenuta nel dicembre del 2009.
Negli ultimi giorni più di qualcuno si è lanciato in avanti in vista delle prossime Regionali, malgrado il momento di lutto collettivo, il silenzio richiesto dalla perdita della giovane presidente della Regione. Altri, invece, ne ha approfittato per criticare l’operato di Jole Santelli già all’indomani dei funerali, con forma contenuta ma argomenti inopportuni quanto soggettivi e talvolta scorretti. Dall’inizio alla fine la vita umana merita rispetto, soprattutto da parte degli attori e commentatori della politica, che per definizione riguarda proprio l’esistenza e l’esperienza dei singoli, la convivenza ordinata e civile, la garanzia di diritti, servizi e opportunità da parte di chi, a vario titolo, si occupa della gestione del potere pubblico.
La domanda da porci nelle settimane venture è che cosa dobbiamo e possiamo fare, posto che il contesto globale è segnato dalla diffusione, dall’incognita del Covid; che la Calabria ha un assetto istituzionale provvisorio incidente nelle dinamiche sociali; che ora bisogna – nel contempo – fronteggiare l’emergenza sanitaria e la crisi economica, pur senza troppi strumenti di previsione e decisione, in un quadro amministrativo ancora da semplificare.
La nostra regione peraltro resta commissariata in lungo e largo: per la sanità, la depurazione, le Asp e i Comuni disciolti a causa di infiltrazioni di ‘ndrangheta. La politica, di là dalle parti e dalle rispettive bandiere, deve intensificare ed elevare il dibattito pubblico; a cominciare dai sindaci, chiamati a gestire vicende imprevedibili quali la diffusione dei contagi o aspetti legati al rischio e al dissesto idrogeologico, alla depurazione delle acque, al ciclo dei rifiuti e alla tutela della salute e dell’ambiente.
I sindaci sono il primo riferimento degli abitanti e della comunità del territorio, nonostante i bilanci risicati dei Comuni, derivanti dalla diminuzione dei trasferimenti centrali e dalle difficoltà di riscossione dei tributi, aggravate dalla recessione. I sindaci raccolgono le istanze, le preoccupazioni, i drammi e gli sfoghi dei cittadini, ma ancora non hanno poteri e strumenti adeguati al loro ruolo, al carico di responsabilità, obblighi amministrativi e doveri morali che si portano dietro in nome e per conto del popolo.
Specie in questa fase, tutti i sindaci calabresi dovremmo, a mio parere, remare in una direzione unitaria, sia per la distribuzione delle risorse che arriveranno dall’Europa, sia per l’elaborazione di specifiche proposte finalizzate alla salvaguardia e al rilancio dei servizi primari, del tessuto economico e dell’assistenza socio-sanitaria.
Mi appello, dunque, a tutti i colleghi dei Comuni calabresi, al fine di costruire sinergie concrete nell’interesse dei nostri territori e cittadini, di superare le logiche di campanile e di guardare all’intera Calabria come terra madre, come terra fertile, come terra unita dalla capacità di sentire, ragionare e lavorare per il bene di tutti. Forse questa è l’eredità più importante che, con il suo esempio, ci ha lasciato la presidente Santelli.

*sindaca di San Giovanni in Fiore





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