«”Calabria, terra mia”, resisti agli stereotipi»

di Giusy Raffaele

Accolto con favore dai critici il cortometraggio “Calabria terra mia” (scritto e diretto da Gabriele Muccino) è stato presentato alla Festa del cinema di Roma.
Queste le intenzioni originarie del video: trasmettere una nuova immagine della Calabria attraverso un percorso emozionale che mette in risalto la bellezza misteriosa di una regione meravigliosa come la Calabria. Del concetto di emozionale nessuna traccia, ma imbarazzo e fastidio quello sì, tanto. Purtroppo ne esce una fotografia narrativa obsoleta, piena di stereotipi, luoghi comuni e dialoghi caratterizzati da un evidente accento siciliano più che calabrese. Una regione ferma agli anni Cinquanta, costellata di asini, bretelle, coppole e gente che ozia, il tutto accompagnato da una colonna sonora del maestro Paolo Buonvino che per nulla si adatta al contesto e al messaggio che avrebbe dovuto trasmettere il video. Mi chiedo perché a questo punto non inserire per coerenza descrittiva anche l’immagine della “pacchiana” calabrese (la quale, poverina, si sarà sentita ingiustamente trascurata).
L’incipit del filmato (la mano di lui tra le cosce di lei) non ha bisogno di commenti, i dialoghi “mocciani” della coppia Bova-Morales rimandano ai soliti film di Muccino, adatti ad un pubblico di adolescenti che si ostinano a rimanere tali per sempre.
Sembra di vedere uno spot pubblicitario tra bergamotto, clementine, arance e fichi (anche qui mi chiedo che cosa ha fatto di male la pesca merendella meglio conosciuta come “sbergia” per non essere citata?) ma non si vedono i bellissimi parchi, le montagne, gli itinerari artistici e culturali e soprattutto la Calabria contemporanea. E poi un dubbio: perché alterare i veri colori del mare (anche se il regista ha dichiarato che “nel corto non c’è nessun ritocco”)? Il mare della Calabria non lo merita, ma purtroppo Muccino questo non lo può capire semplicemente perché non è calabrese. Ad una certa tipologia di turisti probabilmente piacerà questo video perché è stato ideato e pensato per loro.
È stato facile e giusto indignarsi quest’estate con Easyjet (non ha avuto filtri usando una modalità comunicativa diretta e palesemente offensiva) ma dovremmo indignarci anche per questo video, perché per un milione e 700 mila euro ci si sarebbe aspettato molto di più.





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto