«Il corto di Muccino e l’“oro” nascosto della Calabria»

di Anna Pizzimenti*

22 ottobre 2020. Mentre sorseggio il caffè, sul mio cellulare compare una notifica: il link a cui accedere per vedere il corto di Muccino. Con entusiasmo, curiosità e un pizzico di consapevole orgoglio, sfioro il simbolo “play”: “Finalmente – mi son detta – la mia terra come nessuno se l’aspetta!”.
Non mi sbagliavo! Solo che a non aspettarsela, raccontata così, eravamo io e il 99,98% dei calabresi, che quel corto attendevano da giorni!
Ma cosa è successo alla Calabria?
Un mix raffazzonato di stagionalità deviate e di deviazioni anacronistiche. A quello che già é stato abbondantemente contestato da chi già mi ha preceduta – dai costi agli svarioni grammaticali, dalle lacune naturalistiche, culturali e agricole (dov’è il peperoncino? dove la lavanda di Campotenese e di Loricanda? dove le coltivazioni di zafferano? dove l’annona? dove il riso di Sibari?) alle interpolazioni siculo-puziane tratte da “Il Padrino” – e che condivido pienamente, io aggiungo la proiezione dello “sfacelo” che travolge i giovani e le donne.
Nell’immaginario collettivo, i primi rimangono dei debosciati, che deliziosamente occupano la piazza del paese (“erano con le mani in mezzo alle gambe”, diceva Verga, descrivendo i siciliani alla vigilia dei fatti di Bronte), ammiccanti e complici (mitico il colpo di gomito!), quando il bel personaggio famoso “espone” la sua “bella”.
Delle seconde, le donne, ci ricorderemo che sanno preparare la soppressata col finocchietto (orrore!); che, dismesso l’abito di pacchiane per sciatti vestiti e “sparse le trecce sull’affannoso petto”, si occupano che “tutto sia andato bene”, da brave padrone di casa, senza l’appeal di Rocìo, che sfoggia la sua lingerie di seta nera accanto al suo uomo, al risveglio mattutino.
Intollerabile!
Sig. Muccino, ma lo sa che in Calabria abbiamo eccellenti imprenditrici e professioniste, che sanno gestire “casa e bottega”, come già facevano le loro nonne? E’ nel nostro DNA! Ha mai sentito parlare delle “bagnarote” o delle raccoglitrici di olive e di gelsomini? Forti e caparbie, dotate di capacità organizzativa e di una determinazione uniche a replicarsi. Qualità che hanno trasmesso ai propri figli, il vero “oro” della Calabria, quella parte buona che non penzola nelle piazze di paese e che, ahimè, spesso rifulge a chilometri di distanza dai luoghi natii.
Stellario Baccellieri, il pittore calabrese del “Caffè greco”, ha reso le bagnarote le protagoniste delle sue intense pennellate, tanto è stata incisiva la loro presenza nella quotidianità e nell’economia di questa nostra terra.
Ciò che manca a questo corto è la capacità di affascinare, di emozionare, di fare sognare, perché noi che conosciamo questi luoghi, li amiamo profondamente e sappiamo come esaltarli e “donarli” agli altri.
Un altro appunto. Ho visto il trailer del corto girato sempre da Muccino per Azimut Benetti e presentato alla stessa kermesse romana solo qualche giorno prima di quello calabrese: è un’altra storia. Trasuda emozioni, viscerale desiderio di trovarsi al posto dei bellissimi protagonisti, ammiccante al punto da far credere che quello yacht di 25 metri sia il tender che tutti possono avere.
Stellare e blasonato il team dei partners del regista. E allora mi domando: ancora una volta protagonisti di testa di serie e di presunte ultime in classifica a confronto?
Grazie no, non è di un’altra umiliazione che abbiamo bisogno. Soprattutto se pagata a caro prezzo!

*Avvocato





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