«Governo in mano ad “improvvisatori”»

di Orlandino Greco*

Ho letto con grande attenzione quanto previsto nell’odierno Dpcm e sento di fare alcune considerazioni: Qualcuno, dal governo, spieghi agli imprenditori di ristoranti, bar, palestre, piscine, cinema, teatro che in questi mesi hanno investito in sicurezza per adeguarsi ai protocolli le ragioni di una nuova chiusura. Ci sono dati che dimostrano le origini del contagio in questi luoghi oppure si va a tentoni fin quando non si trova la formula giusta?
È indecente che un governo scriva un decreto con delle “raccomandazioni”. Che significa raccomandare? È come se un sindaco facesse un ordinanza per consigliare un comportamento ai cittadini. Le raccomandazioni sono atti interni come le direttive.
I Dpcm sono decreti d’urgenza e di necessità, confondere un atto interno con un atto esterno e d’urgenza è una volgarità giuridica ed un’aberrazione sociale. Lo Stato di diritto cede il passo ad uno Stato confusionale che di diritto ha solo il nome “Dpcm” e non già il contenuto.
Siamo alla mercé dell’improvvisazione e al maldestro e pilatesco tentativo di lavarsi le mani dalle responsabilità e dalle scelte.
A proposito di scelte: dopo aver parlato per mesi di banchi “monouso” ora ci accorgiamo dei contagi nelle scuole e nelle università, ma anche lì si decide a metà, come se il virus scegliesse le sue vittime in base all’età e in funzione dei giorni. Mentre sarebbe stato ben più coerente organizzare per tempo la didattica a distanza fornendo gli strumenti adeguati a tutti gli studenti privi di adeguati dispositivi informatici.
Stesso dicasi per le chiusure alle 18 per bar, pub e ristoranti: evidentemente il virus preferisce presentarsi a cena e non a pranzo.
Mi auguro almeno che insieme a questi provvedimenti vengano stanziate risorse a zero burocrazia per tutti quei settori che verrano colpiti da quest’ennesima chiusura improvvisata. Si, improvvisata, perché di seconda ondata se ne parla da maggio, ma ora che è arrivata ci accorgiamo che non esistono piani A,B o C.
Siamo in balia del vento, un vento caldo che sta già soffiando sotto le ceneri della povertà, della solitudine, della disperazione. Non c’è tempo da perdere: questo Paese non può reggere in queste condizioni, si prendano i soldi già disponibili e ove non dovessero bastare si ricorra al debito per intervenire subito, per sostenere le attività, le partite iva messe in ginocchio da una crisi economica in tempo di guerra.
*segretario federale Italia del Meridione





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