«Attenzione ai deboli e ai bisognosi»

di ✠ Giuseppe Schillaci*

In questi giorni difficili che stiamo vivendo, il pensiero della Chiesa non può che essere rivolto alle persone che soffrono, alle loro famiglie ed a chi, quotidianamente, si prende amorevolmente cura di loro. Circa un anno fa, in occasione della celebrazione di una Santa Messa nel reparto di Oncologia, ebbi modo di sollecitare una maggiore attenzione per questo nostro presidio ospedaliero affinché anche la sanità lametina potesse avere il posto che merita nella società.
La pandemia ci ha messo di fronte alle fragilità umane ed al bisogno di ciascuno. La sofferenza ci pone di fronte alla dignità dell’uomo, alle sue debolezze. Nel mio periodo di degenza in ospedale, ho potuto constatare da un lato la sofferenza dell’uomo, il suo essere indifeso di fronte alla malattia, dall’altro l’amore di medici ed operatori sanitari che ogni giorno sono al servizio dei più deboli nel tentativo di fare del loro meglio nei confronto di chi soffre.
La Chiesa non può che partire dall’uomo e dai suoi bisogni come ci ha ricordato Papa Francesco quando, in occasione della XXVIII Giornata Mondiale del Malato, si è rivolto “alle istituzioni sanitarie e ai Governi di tutti i Paesi del mondo, affinché, per considerare l’aspetto economico, non trascurino la giustizia sociale. Auspico che, coniugando i principi di solidarietà e sussidiarietà, si cooperi perché tutti abbiano accesso a cure adeguate per la salvaguardia e il recupero della salute. Ringrazio di cuore i volontari che si pongono al servizio dei malati, andando in non pochi casi a supplire a carenze strutturali e riflettendo, con gesti di tenerezza e di vicinanza, l’immagine di Cristo Buon Samaritano”.
Parole profetiche, le sue, che oggi diventano quanto mai attuali in un periodo di difficoltà per il nostro territorio, ma anche per il mondo intero.
Lamezia ed il suo comprensorio, oggi più che mai, hanno bisogno di solidarietà  ma anche di comprendere che bisogna muoversi tutti insieme, andare verso un’unica direzione, mettendo da parte appartenenze e preconcetti.
Nel ricordo di tutti è ancora viva quell’immagine del 27 marzo scorso che ha fatto il giro del mondo di una Piazza San Pietro vuota con al centro Papa Francesco e le cui parole sono sempre più attuali: “Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme”.
Ecco perché, oggi, diventa necessario cercare di trovare un percorso condiviso che abbia come punto di partenza e di arrivo l’uomo con le sue paure e fragilità, ma anche l’uomo che, con il suo servizio, tenta di alleviare il dolore, la sofferenza.
Oggi la Chiesa che è in Lamezia da un lato non può che sollecitare una maggiore attenzione verso i più deboli e bisognosi e dall’altro non può che chiedere a chi deve fare scelte importanti per questo territorio di non soffermarsi solo ai freddi numeri, ma di partire da un elemento necessario affinché si intraprendano anche percorsi coraggiosi: la dignità dell’uomo, della persona intesa sia come colui che soffre sia come colui che, pur nelle difficoltà, cerca di alleviarne il dolore.

*Vescovo della Diocesi di Lamezia Terme

 





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