«Presidente Conte, come spiegare ai calabresi questo scempio?»

di Elena Panzarella *

Questo presidente Giuseppe Conte come puoi spiegarlo a tutti noi calabresi? Al di là del colore politico. Al di là di tutto. La cosa certa è che tutti noi da domani, non per una nostra colpa, chiuderemo le nostre attività per un mese circa o forse più. Chiudiamo perché la nostra sanità è allo sbaraglio. Questa lettera era stata scritta nell’ormai lontano settembre dalla presidente Jole. Forse qualcosa si sarebbe potuto fare? Forse se oggi potevamo contare su altri posti letto in terapia intensiva non sarebbe stata questa ultimi. I falliti dello Stivale. La zavorra, un peso per l’economia del Nord. Spero tanto che la dignità e la forza di questo popolo, da ormai troppo tempo martoriato e calpestato venga finalmente fuori. Tutti insieme, senza distinzione di colore e credo politico, dobbiamo chiedere il conto e spiegazioni su questo scempio. Non possiamo e non dobbiamo semplicemente servire allo Stivale per i nostri porti. Noi siamo Italiani come lo sono i padani, i pugliesi, emiliani, napoletani. Abbiamo gli stessi diritti. Il diritto alla salute e al lavoro che oggi a tutti noi è stato nuovamente negato. Noi però caro presidente siamo un grande popolo, onesto e volenteroso. Non siamo sprovveduti e incapaci come, tanti suoi ministri, dall’alto del loro sapere ci definiscono. Noi abbiamo qualcosa che voi tutti non avrete mai. Un gran cuore. Sappiamo fare sacrifici e ci accontentiamo anche di un solo pezzo di pane, anzi siamo capaci di condividerlo con altri. Non ci mancheranno i lussuosi aperitivi e i fine settimana di relax. Ci mancherà il lavoro e la dignità. Molti genitori faranno fatica a portare a casa uno stipendio utile semplicemente per i beni primari. È giusto pensare alla salute, alla vita, quella va difesa ad ogni costo. Oggi parlando con una cara amica le ho confidato che sarei disposta a dare il mio negozio (che adoro) se qualcuno mi dicesse, che in caso di contagio, salverei la vita dei miei genitori. Ma brucia il rosso dato per la mala sanità, non per l’effettivo rischio di contagi. Una colpa non nostra ma che pagheremo sempre e soltanto noi.
* Giovane imprenditrice calabrese
(Intervento tratto dalla pagina facebook del “Corriere della Calabria”)





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