«Il Feudo sta perdendo le staffe»

di Gioacchino Criaco *

E certo, il governo ha giocato un tiro maligno: zona rossa in Calabria significa che, soprattutto, quelli che devono girare per guadagnarsi il pane, quelli che hanno attività commerciali, quelli che non hanno uno stipendio che il 27 arriva sul conto, andranno incontro a un inverno di disperazione, che segue un anno trascorso con difficoltà enorme. La politica locale sarà quella che ne riporterà la peggio. Perché è il nemico più vicino. Chi non è in malafede o non è fesso sa che tanto la politica nazionale quanto quella in zona, tanto le istituzioni centrali quanto quelle periferiche, hanno responsabilità paritetiche o proporzionali al potere d’intervento. La politica locale, espressione del Feudo, s’è mangiata di tutto, il Centro da 13 anni ha deciso di partecipare al disastro. Le gestioni commissariali hanno tagliato i servizi a danno della gente, non le ruberie a favore dei feudatari. La sanità, quella moderna, non è mai nata in Calabria, stroncata da subito da gestioni locali peccaminose che hanno sottratto al pubblico e fatto ingrassare il privato. La missione è stata bloccare il pubblico e spostare l’utenza dal privato, avvantaggiare i ras locali della sanità, avvantaggiare le sanità di fuori Regione. Gli unici innocenti stanno solo fra quel personale che nonostante tutto ha fatto il proprio dovere, garantendo quel poco che si poteva garantire. Gli altri tutti colpevoli, politicanti e elettori, conti e plebe. La sanità è stata un porco grasso di cui si è divorato ogni pezzo, i commensali sono stati tanti, e quelli che ancora ci mangiano non vogliono mollare neppure le frattaglie. E il Feudo, fatto di maggioranze e opposizioni fittizie, in una situazione del genere si scompone. Sa di essere un bersaglio di prossimità: vicino e riconoscibile. Non per niente nelle manifestazioni di protesta si strillavano nomi inerenti la sanità. E non è un segreto che fra eletti e candidati, in ogni tipo di elezione locale, c’è un folto gruppo di sanitari, in persona o come sponsor, e non si parla di infermieri. Maggiorenti e opposti giocano un’unica partita, e stavolta può essere vitale, perché si sa che i popoli sono fessi, ma è buona regola sapere che non lo siano per sempre. La disperazione è un incendio che fino ad adesso si è contenuto, con l’emigrazione, le briciole, le promesse, le minacce. Tutti strumenti poco reperibili al momento. E tutti lo hanno capito che il Sottosviluppo è l’arma più grossa utilizzata dal Feudo. Valvassori e clientes si scompongono, blaterano di tutto per fermare l’assedio, fanno fuori dalle righe abbandonando le carezze e la bonarietà ecclesiale che di solito li contraddistingue. E questo è un segno.

* scrittore





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