«Quanta fretta, ma dove corri, dove vai…»

di Nunzio Raimondi

Nel suo album dal titolo “Burattino senza fili” del 1977, Edoardo Bennato racconta della sorte toccata ad un burattino che finisce per fidarsi di una ditta specializzata in fregature.
Il gatto e la volpe chiedono quattro monete per assicurare al malcapitato la ricchezza e la celebrità.
L’immagine, tratta dal grande romanzo di Carlo Collodi, riprodotta in originale nel bel film di Matteo Garrone dell’anno scorso, suscita ancora tante suggestioni, specialmente al giorno d’oggi, durante il quale si susseguono quadri molto simili a quelli proposti già sul finire dell’Ottocento.
Spesso si dimentica, infatti, dove pinocchio si stesse recando di corsa, dove Geppetto lo aveva da subito avviato per farne un “figliolo” istruito. In questi giorni di permanenza -a me graditissima, sebbene forzata- in casa, la canzone di Bennato m’è tornata in mente e ne ho ancora una volta apprezzato, come quando avevo sedici anni, il motivetto ritmato e l’ironia che lo sostiene.
Quell’irridente proposta di chi si qualifica migliore e cerca di rallentare la corsa verso la competenza, la qualità, grande e sottile nemica d’ogni inganno, di qualsiasi raggiro, del più accurato tranello e dell’insidia che lo accompagna.
Per questo la fretta di pinocchio di raggiungere la scuola, descritta da Collodi e disegnata da Bennato esattamente come nel quadro originale riprodotto da Garrone, è nient’altro che l’ansia del sapere, quella premura che spinge a prepararsi prima di accingersi a fare qualcosa. Infatti, chi t’inganna ha, a sua volta, sempre fretta di farti credere di saper sfruttare le tue qualità, ciò che costituisce l’esatto contrario dello studio e della lunga e faticosa preparazione, attraverso la quale non si sfruttano le qualità umane, non s’impoverisce l’uomo ma lo si aiuta a scoprire il meglio di sé.
E riflettevo sul fatto che la “premiata ditta” non aveva torto quando proponeva al burattino l’affare dell’albero delle monete d’oro, perché in effetti quell’albero ha avuto un gran successo negli anni a venire (da quando lo pensò Collodi ne son passati tanti…),anche se la sua stagione sembra oggi tramontare.
Almeno dall’inizio di questa pandemia, insorta improvvisamente proprio mentre in tanti aspettavano di vederlo spuntare l’albero carico di monete d’oro, facendosi turlupinare dalla cricca di turno…
Ed invece la globalizzazione ha tradito proprio i globalisti!
Soprattutto l’inganno -di cui scrisse Collodi- ha finito per affliggere alcuni giovani, i quali non hanno “perso tempo” a prepararsi, ad affermarsi per le loro qualità salienti, non vedendo l’ora di diventare, senza merito, divi da hit parade”!
E mi chiedo se di questo scenario ci si potesse davvero fidare, o piuttosto non siano finiti costoro per rassomigliare a pippo che “non lo sa che quando passa ride tutta la città”.
Quanta fretta, ma dove corri, dove vai?
Meglio un passo che si snoda più adagio, con l’abbecedario sotto braccio, da non smarrire mai, quello che t’insegna ad andare incontro alla vita, senza inseguirla.
Un ultimo pensiero.
A questi sognatori (ed ai propugnatori) della “premiata ditta”, che ha spadroneggiato in questi nostri anni difficili, vorrei dare oggi un consiglio.
Cari “gatti e volpi” de ‘noantri, il vostro tempo sta per cessare.
Perché, vedete, la pandemia, figlia della globalizzazione, sta modificando la società globale, a livello collettivo, istituzionale e singolare. Gli stupidi diminuiscono vertiginosamente e si va, per converso, disegnando un nuovo ruolo delle élites -pensate a quelle sanitarie, a quelle economiche e giuridiche, ma non solo…-,restituendo addirittura uno spazio politico -stentavo a crederlo- alla competenza.
È giusto quel che dice il presidente Prodi, ossia che resiste comunque una base populista e protestataria (e le ultime elezioni americane ce ne restituiscono ancora un quadro di massiccia propagazione),ma anch’essa comincia a non credere più all’albero delle monete d’oro…
Fatevene una ragione, furbetti dal congiuntivo incerto, il mondo sta cambiando e pinocchio non c’ha più l’anello al naso. Dunque, meglio iniziare a fare le valigie e ritirarvi da dove siete venuti.





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