«Bisogna puntare su Produzioni agricole di qualità e ambienti sostenibili»

di Michele Sapia*

La pandemia in corso ci insegna che bisogna superare ogni divisione, disparità sociale e territoriale, ma anche che occorre trasformare la crisi e le esigenze lavorative in opportunità.
Proprio per questo, oggi più di ieri è necessario riprendere il dibattito sulle aree interne in Calabria, in una prospettiva nuova che riteniamo fondamentale non solo per il recupero dei borghi calabresi, ma per il futuro di tutta la regione.
La Calabria, terra dell’accoglienza, non può rischiare di diventare sempre più luogo di abbandono e dispersione. Ecco che il concetto a più riprese ribadito, quello cioè di sostenere un nuovo modello di sviluppo a favore delle aree interne, investendo innanzitutto nella pianificazione dei servizi e della viabilità, è da considerare strategico.
La conformazione orografica della Calabria ci impone una riflessione fondamentale che vogliamo sottolineare con chiarezza: è strategico parlare e discutere in maniera differente dal passato della “montagna calabrese”, tema che non deve e non può essere ricondotto ad un’eccezionalità o ad un complicato problema.
Oggi è indispensabile riflettere sulla necessità di realizzare una nuova armonia, sia economica che sociale, nelle aree interne, che veda al centro delle scelte politiche e progettuali una più forte connessione tra agricoltura, forestazione e servizi, ristabilendo quello che dovrebbe essere un rapporto corretto tra uomo e ambiente. Ciò non significa sottovalutare la centralità e la funzione dei grandi centri urbani, ma connettere le aree interne al territorio e alla persona, soprattutto oggi, con l’esperienza della pandemia da Covid-19 che ci sta mettendo in grande difficoltà sia in termini sociali che economici, ma che potrà costituire, come tutte le crisi, se sapremo affrontarla, un’opportunità per recuperare ritardi e preparare il futuro anche qui in Calabria.
Per questo ribadiamo che bisogna riscoprire l’importanza delle aree interne, oggi lontane da servizi fondamentali, mediante investimenti mirati e progetti innovativi finalizzati a recuperare valore, vitalità e funzionalità di questi luoghi, che subiscono un costante abbandono e un progressivo spopolamento. Sarà necessario riscrivere strategie, radicarvi servizi moderni e di prossimità, riconnettendo montagna e mare, aree interne e pianure, zone rurali e coste. Come? Pensando, ad esempio, a forme di defiscalizzazione e a ulteriori incentivi per coloro che intendono restare o investire in Calabria, per le giovani coppie; poi puntando sulle infrastrutture materiali e immateriali, sul digitale, investimenti in biotecnologie e bioeconomia circolare e dando vita alle “Green Communities” e sostenendo l’agroecologia.
In questa direzione ribadiamo che banalizzare il valore del presidio umano e del lavoro nel contesto delle aree interne è un grosso errore. Vogliamo ricordare e sostenere l’importante opera a tutela della montagna e del territorio svolta negli anni da lavoratori forestali, addetti della bonifica, lavoratori agricoli, contadini e pastori che hanno garantito la sopravvivenza di borghi oggi abbandonati. Corriamo il rischio evidente di assistere inermi allo svuotamento di una intera regione del Sud per carenza di lavoro e servizi, per limiti di ordine sociale che possono essere superati. Purtroppo incuria e abbandono producono costi ambientali, economici e sociali elevatissimi che non possiamo più permetterci, soprattutto in un tempo in cui la parola “green” echeggia nel mondo in ogni luogo.
La Calabria è terra dalle forti potenzialità ambientali e agricole, ricca di borghi nelle aree interne. In una prospettiva di sviluppo, puntare su produzioni agricole di qualità e sostenibilità ambientale è la strada vincente.
Qui, lo sottolineiamo, si può ben innestare la strategia nazionale delle “Green Communities” e la transizione agricola verso l’agroecologia. Sarà perciò necessario, in questa regione, nel quadro della programmazione comunitaria 2020-27, sostenere un modello sostenibile a lungo termine, favorire la riduzione degli impatti su acqua e aria e la conservazione della fertilità del suolo e degli ecosistemi, come stabilito nelle strategie dell’Unione Europea “Farm to fork” e “Biodiversità”.
È fondamentale, in altri termini, sostenere una programmazione di azioni e misure che sappia più incisivamente aprire a nuovi scenari di innovazione e crescita nel sistema agro-ambientale, con particolare riguardo al ricambio generazionale nelle aree interne e nelle zone rurali.
La Calabria ha bisogno di braccia e cervelli, di competenze e scelte politiche chiare che guardino a nuovi orizzonti per sostenere e incentivare il presidio umano, di attività di manutenzione e gestione del bosco, di tutela del territorio, di maggiore connessione tra ambiente, agricoltura di qualità e servizi. Il comparto primario e quello forestale, con un nuovo sistema di servizi per la persona, possono avere una funzione di collante sociale e di presidio territoriale per limitare il dissesto idrogeologico, contribuire alla qualità del paesaggio e produrre effetti virtuosi con ricadute positive su altri settori produttivi, sugli equilibri idrogeologici, su biodiversità, enogastronomia, produzioni agroalimentari di qualità, ricettività diffusa, turismo verde e ulteriori opportunità legate alle nuove realtà come la realizzazione della ciclovia della Magna Graecia e il Cammino basiliano. Inoltre, in Calabria, gli Enti Parco potranno ulteriormente rappresentare un modello per una moderna visione di agricoltura in sinergia con territorio e comunità locali.
È in un tale contesto che le “Green Communities” e la sostenibilità economica diventano una strategia che può portare a sistema la sostenibilità ambientale, innestandovi il tema della comunità.
Oggi come ieri siamo convinti che le aree interne, considerate quasi luoghi del passato, possano tornare ad essere spazi per una comunità ampia se, operando sinergicamente, tramite il confronto responsabile, istituzioni, politica e forze sociali calabresi, riusciranno a non arrivare in ritardo all’appuntamento della loro valorizzazione, condividendo percorsi per nuovi modelli di economia a vantaggio del presidio umano, lavoro di qualità e per superare l’attuale crisi.
La presentazione in anteprima streaming del progetto “South Working – Lavorare dal Sud” che, grazie al sostegno e alla collaborazione della Fondazione CON IL SUD, entra nella fase operativa, ci offre la possibilità di ribadire che proprio qui in Calabria le aree interne potranno rappresentare un’opportunità e non un limite, considerando l’alto numero di giovani calabresi che lavorano fuori regione, ma bisognerà fare investimenti e condividere, in tempi contenuti, strategie mirate.
L’interazione con l’ambiente e il territorio si sposa naturalmente all’idea della centralità e della tutela della persona, sia in termini lavorativi che economico-sociali.
In sintesi, siamo convinti, come già sostenuto in altre occasioni, che per arginare gli effetti devastanti della pandemia da coronavirus sull’economia calabrese sia necessario ripartire dal sistema agro-ambientale con una particolare attenzione alle zone rurali e aree interne.
Il recupero delle aree interne non potrà che favorire la crescita e lo sviluppo sostenibile per le comunità di oggi e per quelle future, in un quadro climatico sempre più incerto e in una situazione socio-economica in continuo cambiamento.

                                                                                                                                               *segretario generale Fai Cisl Calabria 





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