«Gli effetti collaterali della pandemia»

di Giusy Raffaele

coronavirus

Durante la “Giornata nazionale della psicologia” David Lazzari, presidente dell’Ordine degli psicologici si è soffermato sull’importanza dei risvolti psicologici collegati all’emergenza sanitaria, meno evidente nella prima fase ma a lungo termine decisamente impattante sulla salute pubblica. Al riguardo ha evidenziato come il livello di stress, misurato dall’Istituto Piepoli attraversato un’indagine periodica definita “Stressometro” per conto dell’Ordine nazionale degli Psicologi, sia tornato al periodo di marzo (in una scala da 1 a 100 prima del Covid era intorno ai 48 ora ha superato i 60).
Le fonti di stress rilevate dall’indagine si suddividono sulla base dei livelli generazionali: i più giovani sono preoccupati per la situazione lavorativa a differenza degli over 50 la cui fonte di stress è collegata a preoccupazioni per la salute. Mentre un pessimismo diffuso sul presente e sul futuro si registra sia nella generazione Z (8-23) che nella generazione Y (24-39). I valori misurati registrano attualmente un livello di stress tornato ai periodi di marzo (60/100) mentre a gennaio-febbraio era in media 49 così distribuito (Nord-Ovest 58, Nord-Est 59, Centro 63, Sud 62 e isole 59). Immaginando un livello di stress che va da 1 a 10 oltre 3 persone su 10 hanno un livello di stress molto alto.
Se all’inizio lo stress era collegato alla paura del contagio ora aumenta l’ansia per le conseguenze economiche, la paura di perdere il lavoro e la difficoltà a trovare una nuova occupazione, soprattutto per la popolazione giovanile. Stiamo vivendo una sospensione temporale della vita che ci ha allontanato da tempo dalla normalità del vivere quotidiano, il lavoro a distanza e la mancanza di confronto con i colleghi ci ha confinato in una situazione di isolamento, i rapporti sociali sono ridotti al minimo, le abitudini quotidiane si sono perse. Il fattore “incertezza” aumenta lo stato di confusione e di spaesamento che non tutti riescono ad affrontare. Il filosofo Galimberti parla di una “società disattrezzata psicologicamente per affrontare le difficoltà”. Una recente indagine condatta dall’Istituto Gaslini di Genova ha analizzato i dati relativi alle famiglie con figli minori di 18 anni a carico. Su 3251 questionari risulta che nel 65% dei casi di bambini di età minore di 6 anni e nel 71% di quelli di età maggiore di 6 anni (fino a 18) sono insorte problematiche comportamentali e sintomi di regressione. Nei bambini al di sotto dei sei anni i disturbi più frequenti sono stati l’aumento dell’irritabilità, disturbi del sonno e disturbi d’ansia (inquietudine, ansia da separazione). Nei bambini e adolescenti (età 6-18) i disturbi più frequenti riguardano la “componente somatica” (disturbi d’ansia e somatoformi come la sensazione di mancanza d’aria) e i disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di riveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa). Il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini/ragazzi è correlato in maniera statisticamente significativa con il grado di malessere circostanziale dei genitori e nelle famiglie al cui interno sono presenti sia persone anziane che bambini. Questi primi dati sottolineano come la situazione di confinamento abbia determinato una condizione di stress notevolmente diffusa con ripercussioni significative a livello di salute fisica ed emozionale-psichica dei genitori e dei bambini. Per questo è necessario attivare una rete psicologica capillare sul territorio soprattutto nelle scuole per i ragazzi più giovani che possa intercettare questo disagio supportandoli in un momento importante per la formazione della loro personalità. “La psicologia è essenziale per la resilienza e per costruire il futuro”.





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