Manifesto sull’acqua e dintorni

di E. Caterini * ed E. Jorio **

LAMEZIA TERME Fatti. Il governo dell’acqua pubblica in Calabria tiene banco nelle istituzioni e nell’attenzione dei cittadini. L’ipotesi più accreditata nell’Autorità idrica calabrese (AIC) sembra essere l’affidamento della gestione unica regionale del ciclo dell’acqua (dalla captazione alla purificazione) ad una società in house interamente pubblica (di proprietà esclusivamente regionale). Questa soluzione eviterebbe il ricorso al mercato. Pare che l’Autorità idrica sia orientata ad optare per l’affidamento a una società in house. Dopo tale possibile deliberazione dell’Assemblea dell’Autorità occorrerà avviare la fase della individuazione della società affidataria. Al momento la gestione è della Sorical, società mista (il cui capitale è a prevalenza pubblico e a minusvalenza privato). Detta società è in liquidazione dal 2012, quindi con una gestione finalizzata all’estinzione dell’ente. Tuttavia, dalla relazione del collegio sindacale pare che la gestione sia stata senza alcuna discontinuità e, per di più, con profili di responsabilità gestionale al punto da prospettarsi un’azione di responsabilità contro i liquidatori.
Osservazioni. È utile considerare che l’art. 34 co. 20 della legge 17 dicembre 2012, n. 212 introduce l’obbligatorietà di una relazione quale condizione per l’esercizio del potere discrezionale di scelta del modello di gestione del servizio pubblico (con soggetto in house, oppure, soggetto pubblico-privato, ovvero, soggetto privato). Nel caso della scelta del soggetto in house il potere discrezionale dell’AIC richiede una motivazione rinforzata a pena di illegittimità della decisione. Detta relazione deve assicurare «il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l’economicità della gestione e garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento, [pertanto], l’affidamento del servizio è effettuato sulla base di [detta apposita] relazione, pubblicata sul sito internet dell’ente affidante, che dà conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall’ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste». Nel vademecum pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico si legge che la relazione «Al fine di assicurare la realizzazione degli interventi infrastrutturali, deve comprendere un piano economico-finanziario contenente la proiezione, per il periodo di durata dell’affidamento, dei costi e dei ricavi, degli investimenti e dei relativi finanziamenti. Il piano deve essere asseverato da un istituto di credito o da una società di servizi iscritta nell’albo degli intermediari finanziari e deve essere aggiornato ogni tre anni. In caso di affidamento in house, devono, inoltre, essere inserite indicazioni specifiche in merito all’assetto economico-patrimoniale della società, al capitale proprio investito e all’ammontare dell’indebitamento». Tuttavia, pare che la relazione prodotta da uno studio di consulenti, e allegata all’ipotesi di deliberazione dell’assemblea dell’Autorità idrica, non sia la relazione ex art. 34 ma una relazione propedeutica a quella prescritta per legge. Cioè una relazione informativa generale che non considera in concreto gli elementi economico-finanziari di preferenza della tipologia societaria in house in luogo delle altre due possibili soluzioni. Inoltre, sempre nell’ipotesi di deliberazione dell’Assemblea dell’Autorità idrica si chiederebbe al soggetto gestionale potenziale affidatario di redigere la relazione ex art. 34, cioè quella relazione che, invece, deve essere posta a fondamento della decisione dell’Assemblea. Se detti fatti rispondono al vero gli atti dell’assemblea rischiano di essere impugnabili per illegittimità.
Senza considerare che non risulterebbe alcuna emersione degli investimenti infrastrutturali necessari, della formazione del capitale della società in house e, ancora, del fabbisogno finanziario proprio o esterno di cui la medesima società avrà bisogno per ogni esercizio di gestione. Non si chiarisce, neppure, se nella società in house parteciperanno i Comuni della Calabria. Stante l’interesse economico generale del servizio idrico la disciplina ammette la deroga alle regole della concorrenza e del mercato, quindi, l’affidamento in esclusiva senza gara, purché il contratto di affidamento prospetti un equilibrio economico e finanziario, ossia un bilancio in pareggio. Tale pareggio può raggiungersi a mezzo dei soli ricavi dagli utenti, ovvero, con la somma dei primi più le misure integrative compensative da parte dell’ente concedente. In tale ultimo caso si rafforza l’esigenza della trasparenza contabile al fine di una tracciabilità della misura compensativa e della prevenzione di aiuti pubblici lesivi della concorrenza. Ma questi elementi pare non risultino dalla relazione, sebbene trattandosi di una relazione propedeutica a quella ex art. 34 è corretto che non risultino. Ma così come può l’assemblea dell’Autorità idrica deliberare? Senza considerare che i costi sono affidati al criterio del costo e fabbisogno standard posti a garanzia dei livelli delle prestazioni essenziali concernenti i diritti civili e sociali a cui hanno diritto i cittadini.
Ipotesi. Interesserà ai calabresi sapere se, decisa la tipologia di gestione in house, la Sorical avrà un futuro. Più che della Sorical interessa capire la sorte dei circa 280 dipendenti la cui risorsa non dev’essere dispersa qualunque sia la decisone che l’Autorità idrica prenderà. Se poi l’azione di responsabilità dei liquidatori della Sorical è anche lo strumento perché il socio privato si ritiri in buon ordine in modo da consentire la trasformazione della società da mista a unisoggettiva (unico socio la Regione), ciò non sarebbe in linea con la richiesta dell’Assessore regionale all’Ambiente che avrebbe chiesto il bilancio di liquidazione della Sorical. E se invece il socio privato resistesse e pretendesse il rispetto del patto parasociale che lo lega alla Regione Calabria? E se estinta la Sorical, la banca cessionaria dei crediti vantati dalla prima verso i Comuni inadempienti dovesse esigere la garanzia? Insomma. Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente! Ma eccellente per chi? Certo non per i calabresi il cui diritto ai beni primari come l’acqua e la salute è da anni una chimera. La trasparenza è un bene per la democrazia e per assicurare a tutti l’accessibilità ai diritti primari di cittadinanza.

* Presidente
** Vice Presidente
Fondazione TrasPArenza





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