«Non lasciare sole le donne vittime di violenza»

di Enzo Scalese *

Una giornata per accendere un faro che resta acceso tutto l’anno a causa del moltiplicarsi dei femminicidi: mamme, mogli, sorelle, figlie, amiche, fidanzare che muoiono per mano di chi dice di amarle. A poche ore fa, le vittime nei primi dieci mesi dell’anno erano 91. Ma la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne fa registrare altre due vittime, una delle quali a pochi passi dalla nostra quotidianità, nel nostro territorio. Una ferita aperta per il senso d’impotenza, per le mancate risposte alle domande di aiuto che non siamo riusciti a dare. Davanti a questi episodi non possiamo che ripartire dalle misure da concretizzare nel contrasto sul campo ad una cultura maschilista e patriarcale fondata sulla concezione della donna come oggetto, e quindi sul possesso e sul controllo, assolutamente da rigettare. Le donne stesse, che con molta fatica cercano di cambiare segno a questa cultura trovano spesso difficoltà a codificare le ragioni di fondo di comportamenti di cui purtroppo rimangono vittime. La violenza di genere è la proiezione di una più generale discriminazione, sociale e culturale. L’ambiente familiare è quello in cui avvengono la maggior parte dei reati di violenza contro le donne, reati che spesso si consumano definitivamente dopo il susseguirsi di ricatti, minacce e violenze di varia natura. Il lungo periodo di lockdown e le limitazioni alla circolazione e alla socialità sono diventate un aggravante che ha triplicato gli episodi di femminicidio. Occorre costruire, a partire dalle molestie e dalla violenza sui posti di lavoro una campagna di sensibilizzazione che abbia come obiettivo a partire dalle scuole, e dai luoghi di lavoro per dare un nome preciso alle cose, ai fatti, agli atteggiamenti. È proprio per questo subdolo e sotterraneo modo di agire che diventa dirimente la diffusione di una cultura che responsabilizzi e insegni in modo che le vittime di violenza non rimangano isolate. Nonostante la difficile situazione dettata dall’emergenza sanitaria la Cgil resta vigile e pronta a mantenere alta l’attenzione sul tema della violenza sulle donne, con misure di contrasto che devono passare anche per un maggiore sostegno a quelle istituzioni, a partire dai Centri antiviolenza, che rappresentano la prima e più forte alternativa alla rassegnazione quella che porta a subire un atto di condanna che invece può essere sovvertito con la denuncia.
* Segretario generale dell’Area Vasta Cgil Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia

 





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