«No ai “papocchi” sull’acqua»

di Federazione Riformista Rende

Dopo aver sprecato inutilmente tre mesi, il Sindaco Manna, nella qualità di Presidente dell’AIC, ha ripreso ad agitarsi ben sapendo che il ciclo unitario dell’acqua deve essere operativo il 31 dicembre, altrimenti la Calabria perderà la possibilità di accedere ai finanziamenti dell’UE e trascinerà nel baratro con sé, guidata da cotanto condottiero, le altre 19 regioni italiane e l’intero Paese. Dopo il letargo dei mesi scorsi, pressati dall’emergenza, non vorremmo si facesse qualche pericoloso “papocchio”. Abbiamo più volte ammonito il presidente dell’AIC, per la verità insieme ad alcuni Sindaci, di astenersi dal resuscitare la Sorical in liquidazione nientemeno dal 2012 e protagonista di una disastrosa gestione del servizio di adduzione del prezioso liquido, disastro gestionale condito da un gigantesco problema finanziario. Non è assolutamente pensabile, pertanto, che si tenti di fare acquisire alla Regione le azioni di Veolia, socio di minoranza della Sorical, unitamente all’enorme debito che esse portano sul groppone, per poi consegnare il “pacco” ai comuni determinando, per molti di essi, il dissesto. Si astengano, dunque, Manna e qualche dirigente regionale, noto alle cronache per molteplici insuccessi amministrativi e televisivi, di tentare di affidare alla Sorical, che vorrebbero resuscitare, il servizio idrico unitario in-house. Considerata la necessità e l’urgenza, l’assemblea dell’Aic si pronunci celermente e con chiarezza, ponendo in essere scelte oculate che assicurino la giornaliera fruizione del servizio idrico per i cittadini di una regione che è ricca di acqua. Corre l’obbligo, infine, di ricordare che una delle questioni più delicate che dovrà affrontare il gestore unico riguarda la depurazione dei comuni aderenti al consorzio Vallecrati. Con l’avallo del Presidente dell’AIC, in questo caso nella veste di Sindaco di Rende, il consorzio Vallecrati ha esperito una gara, valutata ben 215 milioni di euro, per la gestione del depuratore consortile, per il suo raddoppio e per il completamento delle reti fognarie di vari comuni. Si tratta di un fatto gravissimo. Ben sapendo che la gestione della depurazione sarebbe necessariamente confluita entro il 31/12/2020 nella gestione unitaria dell’acqua, per quale ragione si è atteso l’anno 2020 inoltrato per esperire la suddetta gara prevedendo, a quanto è dato sapere, una penale di ben 20 milioni di euro a favore del vincitore, in caso di cessazione del rapporto? Sono domande legittime ed, allo stesso tempo, inquietanti alle quali tante sedi istituzionali dovrebbero dare compiute risposte. Non è superfluo ricordare e ribadire l’importanza della depurazione per restituire al nostro mare la sua naturale bellezza e trasparenza.





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