«Una brutta pagina per la Calabria»

di Ettore Jorio*

L’articolo di Sergio Rizzo, pubblicato su “La Repubblica” il 24 novembre scorso, ha messo a nudo una delle più brutte pagine della Calabria degli ultimi tempi. Il tutto, a commento della delibera della Corte dei conti di Catanzaro n. 199 del 29 ottobre scorso, che ha sepolto la Regione di criticità rilevate sul bilancio di previsione per il triennio 2020-2022. Esattamente, dodici. Alcune delle quali molto gravi.

C’è da nascondersi
Il vice direttore di Repubblica non le ha mandate a dire. Addebita alla Regione fatti gravissimi. Accusa il Dipartimento competente di gravi inadempimenti: «non si faceva un bilancio consolidato preventivo del servizio sanitario regionale dal 2014». Non solo. Ha aggiunto che «per una intera legislatura il bilancio consolidato della sanità calabrese è andato in cavalleria».

C’è necessità di ringiovanire i ranghi
Ha avuto ragione a scriverlo, al di là di qualche imprecisione sui termini temporali afferenti al relativo obbligo. L’effetto sulla Calabria e sui calabresi è stato tuttavia deleterio, a tal punto da farci ridere dietro da tutto il Paese per la nebulosità che caratterizza i bilanci regionali. E’ da decenni che è così. E’ forse giunto il tempo di cambiare metodo, cominciando con il rinnovare tutto. Magari rispettando la turnazione dei dirigenti che, nel caso di specie, registra una inconcepibile eccezione, non propriamente compatibile con la legislazione vigente. Non solo. Non affatto garante degli adempimenti contabili, ovunque normali (Corte dei conti docet). Sarebbe il modo forse per partorire, finalmente, il regolamento di attuazione del d.lgs. 118/2011, che tutte le Regioni hanno adottato, fatta eccezione per la Calabria!

Siamo ai calci di rigore, contro
Allorquando accadono cose simili, a cominciare dalla mancata adozione del bilancio preventivo economico consolidato del Servizio sanitario regionale, c’è davvero da preoccuparsi. Specie quando emergono di recente le mancate approvazioni di bilanci, in alcune Asp (Reggio Calabria in primis), addirittura dal 2013 e quanto alla gestione accentrata regionale, dal 2015 (tavolo Adduce dixit).
E ancora. C’è da mettersi le mani nei capelli quando vengono formalmente eccepiti, al di là dei sottolineati ritardi nell’approvazione dei documenti finanziari:
– la mancata approvazione e, quindi, la non adozione del “piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio” (art. 18-bis e 41 d.lgs. 118/2011) e di quelli di investimento per il settore sanitario (art. 25, comma 1 bis, d.lgs. 118/2011);
– la non approvazione del Piano annuale delle assunzioni 2020;
– l’assenza della valutazione della congruità del Fondo rischi per contenziosi, che si suppone invero non affatto valorizzato con la dovuta cautela e ragionevolezza;
– la penuria di accertamenti e riscossioni, tributarie e non, rispetto alle previsioni, nonché dei crediti vantati nei confronti dei comuni per idrico e rifiuti;
– la carenza di rappresentazione degli obiettivi delle partecipazioni societarie possedute, ex d.lgs. 175/2016 (art. 20), di alcune delle quali invero si sa poco o nulla;
– l’incongruenza degli strumenti economici regionali afferenti all’ambito della sanità e un certo disordine nella definizione degli strumenti di natura contrattuale regolativi dei rapporti con i dirigenti e gli erogatori delle prestazioni sociosanitarie. Questi ultimi spesso lasciati liberi di non sottoscrivere alcunché ovvero di farlo fuori tempo massimo senza che il reiterato inadempimento abbia ad incidere nei loro rapporti, intrattenuti ex art. 8 quinques del vigente testo del d.lgs. 502/1992.

C’è qualcosa di peggio all’orizzonte
Il magistrato contabile calabrese riporta un indebitamento della sanità nostrana, al 31 dicembre 2019, di 1,051 miliardi complessivo. Un saldo inverosimile. In quanto tale destinato certamente a crescere, a seguito della corretta ricognizione del deficit patrimoniale che dovrà fare il prossimo commissario ad acta, tanto da non meravigliare affatto un suo raddoppio e oltre, registrando così un debito per abitante di oltre mille euro.

Ma siamo anche “fuori dal mondo”
Leggendo tutto questo, sembra quasi di trovarsi in una Regione che si ritiene (ahinoi!) esente, da anni, dal rispetto delle leggi e dall’obbligo di concorso all’equilibrio di bilancio della Repubblica (artt. 81, 97, comma 1, e 119, comma 1, Cost.) e di ossequio delle leggi vigenti in materia di coordinamento della finanza a pubblica e sistema tributario.

*docente Unical





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