«L’importanza di rinnovare la PA per la “Next generation EU”»

di Giusy Raffaele

Forum Disuguaglianze Diversità, l’associazione Movimenta e Forum PA hanno lanciato un appello per il rinnovamento della pubblica amministrazione quale condizione indispensabile per contrastare l’emergenza pandemica sfruttando l’opportunità offerta dai fondi europei da utilizzare attraverso il Piano di Ripresa e Resilienza#nextgenerationitalia. La proposta è stata sottoscritta da oltre 70 personalità del mondo della politica, delle istituzioni, della società civile, dell’impresa e del terzo settore, tra cui Mario Monti, Fabrizio Barca, Laura Boldrini, Enrico Letta, Susanna Camusso e Romano Prodi. Si parte dall’assunto (condivisibile in toto) secondo il quale la PA italiana non è oggi nelle condizioni di attuare efficacemente le misure necessarie per la ripresa. E’una PA impreparata alla portata di questo passaggio perché ridotta nel suo capitale umano, avendo perso oltre 200mila lavoratori negli ultimi 10 anni, pur partendo da un numero di addetti molto inferiore agli altri Paesi europei, perché è la più vecchia d’Europa, con oltre 54 anni di età media (il livello più alto dei paesi OCSE), se si escludono le Forze armate, e con meno del 2% di addetti di età inferiore ai 34 anni. Perché da almeno 10 anni non investe nella formazione (si calcola 1,02 giornate per dipendente), perché conta su pochi e vecchi profili tecnici e su troppo personale con profilo giuridico, perché non offre la possibilità di una carriera interna e fatica a motivare i dipendenti, perché ricorre troppo spesso all’esternalizzazione di funzioni che non porta ad un miglioramento delle competenze interne e crea nuove forme di precariato (accade spesso che intere attività di assistenza tecnica vengono delegate a società di consulenza). Una PA incentrata sul mero rispetto delle regole e delle procedure che non lascia spazio alla discrezionalità necessaria per risolvere problemi nuovi, scoraggiando lo spirito di innovazione dei funzionari a discapito del conseguimento dei risultati. Da queste carenze nascono le proposte per una PA “rigenerata”che si focalizza sul ruolo di rinnovamento delle nuove generazioni (si parla di circa 500mila giovani da assumere nei prossimi tre anni), sulla definizione delle missioni strategiche delle filiere amministrative (ad esempio politiche di sviluppo delle aree marginalizzate intese come aree interne e periferie, di superamento della povertà educativa e della disparità di genere), sulla formazione del personale e sulla promozione della collaborazione con il terzo settore che include la partecipazione di cittadini, imprese, organizzazioni del lavoro e di cittadinanza attiva. E’necessario curare l’inserimento dei nuovi giovani assunti trasformando in guide le figure più capaci e accoglienti delle vecchie generazioni e attivando scambi di conoscenza per evitare di sprecare l’irripetibile occasione dello sblocco del turn over riproponendo l’amministrazione pubblica già esistente o addirittura indifferente ai nuovi obiettivi strategici. In questo processo di rinnovamento della PA è importante anche coinvolgere i comuni, in particolare quelli di piccole e medie dimensioni, perché è nei territori che si attuano le politiche ed è negli enti locali che i cittadini e le imprese incontrano le istituzioni. La proposta, partendo da un cambiamento di immagine della PA necessario per realizzare tutte quelle grandi trasformazioni profonde e settoriali causate dall’emergenza, vuole restituire reputazione e dignità al lavoro pubblico coinvolgendo nelle selezioni i migliori talenti e le persone più dedicate alla missione pubblica.
Sul punto mi permetto di fare una riflessione: siamo proprio sicuri che la procedura dei concorsi sia ancora oggi da considerare la strada maestra per selezionare e premiare i “migliori talenti”? Chi non si è trovato almeno una volta ad affrontare i test preselettivi con domande a risposte multiple (di norma 60 domande in 20 m), “la porta di accesso da superare” utilizzata dai burocrati per smaltire le migliaia di candidature presentate a fronte di un numero esiguo di posti disponibili? Esercizio mnemonico di nozionismo puro. Dal punto di vista teorico il concorso dovrebbe offrire giuste garanzie di imparzialità e di oggettività ma la sostanza delle cose e la realtà in cui si trova la pubblica amministrazione ci racconta una storia diversa. Nella PA servono persone competenti, serve la meritocrazia, serve una classe dirigente che oltre ad avere capacità manageriali si assuma la responsabilità del proprio ruolo, servono direttori generali scelti per merito, non per appartenza politica, e che siano al servizio effettivo dello stato, servono persone coraggiose, non ricattabili che hanno come unico obiettivo un principio semplice: “la corretta gestione della cosa pubblica”.





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