«Le colpe sono dei funzionari pubblici, non della sanità privata»

di Enzo Paolini*

Benvenuto al Commissario Longo, e buon lavoro, però ora basta. Non siamo stupidi, né noi né lui.
Appena nominato è iniziato lo spargimento della nebbia per non fargli capire nulla e per indicare così – in generale, ed a scanso di equivoci – l’unico responsabile del disastro sanitario calabrese: la sanità privata.
Quella che avrebbe depredato le casse della Sanità pubblica e speculerebbe sulla pelle dei cittadini.
La danza l’hanno avviata i giornaloni benpensanti, Repubblica e il Fatto in testa e le Arene televisive più o meno oneste ed informate.
Così, per il cosiddetto immaginario collettivo, quello che prepara il clima ed il contesto nel cui ambito si deve gestire un servizio pubblico essenziale ed una barca immensa di soldi, il buco nero nel quale vengono ingoiate le risorse di tutti i calabresi, è il settore che conta il 7% di tutta la spesa sanitaria della Regione.
Settore nel quale, beninteso, alligna il malaffare e l’imbroglio, lo speculatore ed il parassita, il mafioso e l’indifferente.
Esattamente come alligna tra i prefetti, i magistrati, i giornalisti ed i medici. Come tutti, in egual misura. Ed in egual misura vi sono anche gli onesti ed i capaci.
I quali, però, vengono messi nel fascio comune, così neanche nei loro confronti sarà possibile usare un metro virtuoso e diligente.
Ad esempio, se non si paga nessuno perché si diffida della onestà di una intera categoria senza alcune distinzioni, anche gli onesti subiranno il ritardo di 800 giorni (secondo la relazione della Corte dei Conti) per avere quanto loro spetta, ed aumenteranno gli interessi che dovranno pagare le casse pubbliche. Così gli ottusi e i superficiali potranno dire che le cliniche ed i laboratori non si fanno pagare perché guadagnano sugli interessi, senza riflettere che, il guadagno, la speculazione, è solo di chi imbroglia, mentre chi deve essere pagato per un lavoro svolto subisce un danno che può portare al fallimento.
Ma come si fa a non capire che se si chiudono gli ospedali pubblici senza aver mai messo in pratica un minimo di potenziamento di medicina preventiva, di servizi territoriali di base, di specialistica ambulatoriale e di rete urgenza/emergenza si crea solo un imbuto il cui collo si allunga sempre più mettendo i calabresi sulle liste d’attesa più lunghe del pianeta o portandoli alla emigrazione sanitaria obbligatoria?
Come si fa a non percepire che se in questo quadro si tagliano i budget per i privati non si vuole affatto potenziale il pubblico – che, infatti non viene affatto potenziato ma, al contrario, affossato – ma mettere solo le mani su una enorme massa di denaro da gestire per quella miscela di negligenza e interessi che è una parte della burocrazia regionale calabrese?
Come si fa a dire – come ha fatto la sciagurata maschera tragica di un precedente commissario – che il guaio dei calabresi sono le critiche, il dissenso, il ricorso continuo alla Magistratura di fronte alla evidenza conclamata dei soprusi che si compiono e che non si denunciano nelle stanze delle Asp e della Cittadella regionale?
Come si fa a dire che se non si trovano le fatture nelle ragionerie delle Asp o se vengono addirittura indicate come pagate due volte, la colpa sarebbe – indistintamente – di tutti i privati, dell’intera categoria, o genericamente di un sistema?
Mentre invece, la colpa, evidente, ben individuabile, con nomi e cognomi è di quei funzionari pubblici, detentori unici del potere di erogare soldi pubblici, che non danno risposte tempestive, che non dispongono controlli, che pagano due volte lo stesso credito.
Quelli insomma che lavorano male o che truffano, che colludono con privati imbroglioni.
Non tutti. Quelli lì.
Come si fa a dire che l’obbligo di pagamento dichiarato dalla Magistratura dopo una cessione di credito ed un ordine di ottemperanza (che vuol dire aver osservato le norme ed il codice civile, passato il vaglio di tutti i gradi di giudizio ed aver chiesto e ottenuto una procedura coattiva contro l’inadempienze della P.A.), sarebbe … una rapina?!
Cosa deve fare un cittadino, un imprenditore per bene, per essere pagato senza seguire la semplice e rapida strada delle tangenti?
E allora, se questo è il problema – ed è questo perché i soldi escono solo da li – la colpa non può ricadere anche su chi fa onestamente il proprio lavoro, su chi eroga servizi di qualità, su chi si sottopone ai controlli, e poi non viene pagato, e poi subisce tagli di budget e poi viene messo alla gogna perché funzionari disonesti non fanno il loro dovere!
E l’informazione, che di questo dovrebbe dar conto, irresponsabilmente punta il dito su una intera categoria.
Ebbene io dico che il re è nudo ed il re è la pubblica amministrazione nella sua parte negligente, sciatta e corrotta che ingrassa l’imprenditoria disonesta ed imbrogliona mettendo – con la complicità di una informazione inadeguata – tutti sullo stesso piano.
E non siamo tutti sullo stesso piano.
Allora, di nuovo benvenuto Commissario Longo e buon lavoro, ma non si faccia mettere nel sacco da politicanti interessati e dal verminaio che troverà in Regione ed Asp.
Ascolti, non se ne vada dalle riunioni come faceva qualche suo predecessore, si faccia una sua idea e tratti tutti in maniera diseguale. Non adotti il luogo comune di non guardare in faccia nessuno. Guardi le facce, le loro storie, distingua e operi secondo coscienza attribuendo le deleghe, esercitando la sua supervisione e dando meriti e responsabilità, prima tra i suoi collaboratori (ne troverà in Regione e nelle Asp anche di capaci se non eccellenti) e poi tra i suoi interlocutori.
Noi siamo tra quelli che vorremmo essere giudicati e trattati così.

*presidente Aiop





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