Chi vuol essere leghista?

«Chi semina vento raccoglie tempesta». Recita così un antico proverbio per dire che chi fa del male riceverà un danno maggiore di quello arrecato.Matteo Salvini si guarda bene dal setacciare…

«Chi semina vento raccoglie tempesta». Recita così un antico proverbio per dire che chi fa del male riceverà un danno maggiore di quello arrecato.
Matteo Salvini si guarda bene dal setacciare la Calabria per cercare consensi ora che intende trasformare la Lega in un partito nazionale. Si limita a battere il ferro della contestazione nei luoghi in cui gli vengono garantiti gli applausi e preferisce parlare in locali, come è avvenuto di recente a Roma nonostante la scorta di Casa Pound, che abbiano un’uscita di servizio per darsela eventualmente a gambe levate.
È cosciente, il segretario padano, delle nefandezze di cui la Lega Nord si è resa protagonista quando rivolgeva il pensiero al Sud e a «Roma ladrona». E sa bene il capo di coloro che per farsi distinguere hanno bisogno di un fazzoletto verde nel taschino della giacca che i calabresi sono una popolazione che difficilmente dimentica. E sono tanti gli improperi che ci sono stati indirizzati dalla “Padania”, e alcuni direttamente dallo stesso signor Salvini.
Ma stia tranquillo, da queste parti è costume non prendersela con una persona che «non ragiona» (la definizione è di Bossi a proposito delle ruspe nei campi rom); non ci proveremmo piacere…, lo consideriamo un confronto impari. Una discussione i calabresi preferiscono farla con uomini veri che sappiano stare alla pari; gli “ominicchi” e i “quacquaraquà” continuino pure a svolgere il loro ruolo altrove. Tra gente della stessa pasta è più facile essere compresi!
Si dirà: ma quello è folklore, niente di serio. Se così fosse, ci domandiamo come si potrebbe sostenere un movimento le cui radici sono folkloristiche, che predica la secessione e si fa battezzare (politicamente per fortuna) con l’acqua del Po. È vero che Salvini cerca di evitare quelle cerimonie, ma l’anima storica del suo movimento non lo accetta; non perdona al segretario di essersi dimenticato del federalismo che, invece, dovrebbe continuare a rimanere uno degli obiettivi centrali della Lega.
Per fortuna la Calabria, almeno nell’immediato, sembra fuori dalle finalità di Salvini. Sarà che non ci sono elezioni importanti in vista? Certo è che sono altre le regioni del Sud sulle quali in questo momento si rivolgono le attenzioni politiche della Lega che intende omologarsi come forza nazionale e non più emarginata dentro i confini padani. Un obiettivo, per il vero, non gradito a tutti i leghisti, specie a quelli della prima ora che in questa operazione di espansione temono la scomparsa dei “valori” sui quali era nato e si era sviluppato il movimento: soprattutto indipendenza e federalismo.
Salvini dimostra, almeno a parole, di averli già dimenticati. Non ne parla, non li cita, non li ripete come di solito si faceva in passato. Ed è comprensibile. Non potrebbe fare diversamente: il tentativo di una scalata nazionale ha i suoi costi come quelli di aver fatto cambiare alla Lega nome e colori: non più Lega Nord al di sotto del fiume Po e via i colori tradizionali dal simbolo. Probabilmente ritiene che siano sufficienti queste modifiche per darsi una verginità, o forse confida nella memoria corta degli italiani. Ecco perché ha fatto un nuovo partito che si chiama “Noi con Salvini” ed è passato dal verde all’azzurro, come il colore nazionale; il colore che in araldica significa legge e comando, quello stesso colore che dal dopoguerra fu considerato un simbolo patrio, al pari della bandiera tricolore. Certo che, fatto da chi chiamava Roma «ladrona», è veramente eccessivo!
Nonostante ciò, è certo che Salvini troverà adepti anche nelle regioni del Sud, non tanto e non solo tra i simpatizzanti dell’estrema destra dove ci sono anche intelligenze critiche che non gli lasciano grandi spiragli, ma in quella fascia di popolazione meglio definita come serbatoio di opportunisti, arrampicatori e arrivisti che cercano di elevare la propria posizione sociale solo per interessi economici. Gente con pochi scrupoli; altrimenti e nonostante le delusioni ricevute da una classe politica, tranne qualche eccezione, mediocre, si terrebbe lontana da chi ha sputato odio verso la nostra terra e, invece, sarà pronta a sostenerlo.
Diranno di essere capaci di riempire le otri di voti come facevano i contadini con il padrone quando c’era da spartire l’olio, con la differenza che in questo caso il feudatario è il segretario della Lega che nel suo dna ha radicata la difesa del Nord dai terroni. La speranza è che i meridionali, al di là degli opportunisti contro i quali non c’è nulla da fare, non si dimentichino dei tanti diti medi branditi a mo’ di scherno e degli altri atteggiamenti provocatori di cui siamo stati fatti oggetto. Sarebbe sufficiente ricordare, per esempio, quale fosse il progetto di riforma della scuola così come fu teorizzato dalla Lega. L’elemento conclusivo fu: «Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord». Ma, a parte quel desiderio autarchico, la memoria dei meridionali dovrebbe tornare alla proposta di Borghezio che teorizzava la cessione della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Sicilia alla Corona di Spagna: «Erano già del Regno delle due Sicilie, se le tengano pure».
Ma la ciliegina su tutte le torte, quella che dimostra la credibilità di quella gente e di Salvini in particolare, di quello stesso Salvini che oggi manifesta per i diritti dei meridionali, è il Salvini che, quando doveva mettersi in luce e cominciare la scalata, sbraitava sul palco di Pontida: «Senti che puzza, scappano i cani, stanno arrivando i meridionali, brutti terroni terremotati che con il sapone non si sono mai lavati».
Chi se la sente di diventare leghista?

 

*Giornalista





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