La Calabria entri nell’agenda del governo

Tanto tuonò che piovve. Dammi tempo… sembra abbia voluto dire il presidente del consiglio Matteo Renzi dopo che nelle svariate volte in cui è venuto in Calabria aveva promesso solenni…

Tanto tuonò che piovve. Dammi tempo… sembra abbia voluto dire il presidente del consiglio Matteo Renzi dopo che nelle svariate volte in cui è venuto in Calabria aveva promesso solenni e pubblici impegni che alla Calabria avrebbe dedicato un’attenzione particolare, fatta non di prole, ma di concretezze. Nei sei mesi che rimangono, in quest’anno, non certo facile, Renzi, ha scelto di puntare sugli investimenti in opere pubbliche in tutto il Mezzogiorno. Il “sembra” è d’obbligo per le innumerevoli questioni che si aprono giorno dopo giorno, a cura della minoranza dem, dei Cinque Stelle, della Lega e, un po’ da tutte le opposizioni. Nel Def, il documento economia e finanza, dopo dieci anni di attenzione particolare al Centro-nord, finalmente si intravede un discreto riequilibrio. Infatti, il 40% dei fondi messi a disposizione sulle grandi opere inizia dalla Campania e finisce in Sicilia, comprendendo le regioni intermedie. Questa decisione è strettamente connessa all’elenco di opere che l’Italia ha presentato a Bruxelles per farle finanziare nell’ambito del Piano Juncker. Questo, evidentemente nella assoluta consapevolezza che ci sia un gap infrastrutturale da colmare. E questo lo ha aggiunto il ministro Delrio, per il quale ci sono due miliardi solo per i contratti di programmi Anas nei territori meridionali. Nella ripartizione di questi soldi il 28% va al Nord, il 29 al Centro e il 40 al Mezzogiorno. Finalmente, verrebbe voglia di dire. E posto che le regioni del Sud non sono poche, ecco che la Calabria, se non la parte de leone, potrebbe fare la parte di un leoncino. Tra gli investimenti previsti per la Calabria, e non solo, c’è la Statale 106 jonica, il completamento autostradale della Salerno-Reggio. Entro il 2016. Ciucci, con tutta la sua bonomia, rinviava di anno in anno, un po’ per colpa di Tizio, un po’ per colpa di Caio. Ed il tempo passava, per la gioia di residenti e d’estate di quei turisti che scelgono l’autostrada per le vacanze in Calabria o per raggiungere la Sicilia. Tutto qui? Nel documento, ci sono, inoltre, tre contratti di sviluppo, che riguardano altrettanti direttrici finanziarie, tra cui la Metaponto- Sibari-Paola. C’è ancora qualcosa d’altro. Nonostante il traffico marittimo sia raddoppiato, A Gioia Tauro (ma anche a Cagliari e Taranto) si sta registrando un calo non indifferente, scendendo dal 28 al 16%, mentre i porti della sponda Sud del Mediterraneo sono saliti dal 18 al 27%. In sostanza ha vinto la forte competizione di altri scali europei, conseguente a minori costi operativi, a infrastrutture logistiche ampliate e tecnicamente avanzate, a più efficienza,grazie,ad una burocrazia snella,ed a una maggiore semplificazione amministrativa. Tutte cose, queste, che il presidente Oliverio, si è impegnato a portare al più presto ma compimento.

E Gioia Tauro, il nostro fiore all’occhiello, da varie giunte regionali, e che nel 2005 era il primo porto per container del Mediterraneo, mentre solo sei anni dopo era sceso al sesto? Secondo Imperiali, che di porti se ne intende, non basta fare una Zona economica speciale, come in molti si affrettano a chiedere, perché senza l’inclusione del porto nel piano della logistica nazionale con un’adeguata destinazione, è destinato a rimanere uno scalo di semplice trasbordo. Il problema, che in molti tra i politici si pongono, è non indifferente: si vuole, lasciano intendere, far spegnere le luci sullo scalo calabrese?
È vitale incontrare Claudio De Vincenti, che ha sostituito Delrio, quale sottosegretario alla presidenza del consiglio, per fare il punto sulla situazione calabrese, anche alla luce delle prese di posizione di Renzi che, almeno dopo le elezioni di fine mese, dovrà intraprendere un’azione mirata verso la Calabria che non può rimanere sempre la Cenerentola d’Italia, per un motivo o per un altro. È vero che una volta ci sono le pensioni, un’altra volta la scuola, un’altra ancora la riforma della Costituzione, però che disperato vive non può morire disperato. La maggioranza alla Regione se ne rende conto. Davvero.

 

*giornalista





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto