Cultura dimenticata

A differenza di altre Regioni, in Calabria si investe poco in cultura. Purtroppo è un dato di fatto, almeno negli ultimi anni. Eppure, senza cultura difficile fare un passo, di…

A differenza di altre Regioni, in Calabria si investe poco in cultura. Purtroppo è un dato di fatto, almeno negli ultimi anni. Eppure, senza cultura difficile fare un passo, di qualsiasi genere. Soprattutto i giovani, ai quali è riservato, o almeno dovrebbe, essere riservato il futuro, posto che il presente è affatto roseo. Se speranza c’è, questa non può che riguardare gli anni a venire. Sempre che si acquisisca la consapevolezza che la sfida, per giorni e anni migliori, non si può che vincere sul piano culturale. La certezza non c’è, perché la delusione degli ultimi anni è forte,anche se di contro, ci sono, essenzialmente tra i giovani, quelli che non demordono e,pur tra mille e serie difficoltà, insistono nel voler studiare, acquisire “virtute e conoscenza”, superare l’altro. Non per vanagloria, ma solo per misurare la propria capacità di farcela. Pur parlando a Crotone, come in tutta a Calabria, della sua ultima fatica letteraria “Oro Bianco”, scritto con Antonio Nicaso, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio, Nicola Gratteri, nella città di Pitagora, ha soffermato la sua attenzione su “cultura e legalità”, soffermandosi, a dire il vero, essenzialmente sul deficit culturale che caratterizza la nostra regione. E a suffragare questa tesi, Gratteri, si è detto del parere che il nuovo rinascimento culturale, calabrese in particolare, inizierà quando la politica avrà il coraggio, la forza e la voglia di investire prima nell’istruzione e poi nella cultura. Non si può, nei fatti, competere con altri giovani d’Italia o d’Europa, se non si dimostra di aver trascorso, col tempo libero e di svago indispensabile, la maggior parte del tempo sui libri,nelle biblioteche, nelle scuole, alle università. Partecipando ad un convegno, nella terra di Pitagora, ad una iniziativa promossa dal consorzio Jobel e dall’orafo Michele Affidato, il magistrato,tra i più noti d’Italia e d’Europa, per il ruolo che svolge contro la ‘ndrangheta, a tutti i livelli, ha voluto dedicare gran parte del suo intervento, all’importanza della cultura e dell’istruzione perché «alla base di un Paese libero, all’avanguardia non può che esserci la conoscenza».

Anche il premier Renzi, intervenendo giorni fa alla trasmissione cult di Radiouno “Radio anch’io”, si è detto di questo parere. Lui che, da sempre ha insistito, nel dare il giusto peso, ma anche di più, alla scuola, madre di tutte le riforme e di tutte le battaglie governative. Renzi e Gratteri, in un certo senso, anche se su due fronti diversi, vanno all’unisono. Gratteri si è spinto di più quando ha sostenuto che la “scuola italiana forma ignoranti, nel senso che non mette i giovani nella condizione di competere con i loro coetanei degli altri paesi europei. A parere di Gratteri – e non solo- la scuola, in Europa, dà ai propri studenti, la conoscenza di altre due lingue, mentre da noi questo avviene raramente, e soprattutto non si conosce, a dovere, la storia e la geografia. Per non parlare d’altro. Per il periodo che è stato alla guida dell’Assessorato alla cultura, il consigliere regionale Sandro Principe, aveva dato impulso ai distretti tecnologici,all’alta formazione, alle biblioteche. Con ciò suscitando attenzioni locali – scuole superiori e università – ma anche di fuori regione, per il ruolo che aveva voluto dare all’assessorato e alla Regione. L’intendimento di Oliverio non sarà diverso, sperano studenti, docenti,genitori. Consapevole che la sfida per il riscatto della nostra terra passa per una “rivoluzione” sul piano culturale. Essendo, questo, per la verità da un po’ di tempo, il periodo nel quale si svolgono iniziative sulla legalità, il procuratore antimafia si è rivolto alle istituzioni calabresi chiedendo loro di non investire soldi sulla legalità. «Ho visto – ha sostenuto Gratteri – manifestazioni contro la ‘ndrangheta finanziate anche con 250mila euro». Non si combatte così la mafia. Non si deve dare un euro per queste cose, perché le iniziative antindrangheta si devono organizzare senza soldi. Un po’ come fa Pedagogia della Resistenza dell’Università della Calabria che, con il promotore Giancarlo Costabile, non chiede nulla alle istituzioni pubbliche. Eppure partecipano ai corsi, Rosi Bindi,il procuratore antimafia nazionale Roberti, giornalisti di tutta Italia, la sorella di Lea Garofalo(che ha suscitato l’attenzione e l’interesse di un migliaio di persone accorse a sentire la storia assai triste della sorella e della nipote, Antonio Nicaso,Vito Teti e tanti altri. I soldi delle istituzioni,semmai, vanno dati agli insegnanti precari, quelli che non hanno una cattedra perché possano organizzare corsi di recupero scolastici nel pomeriggio. Solo così si potrà fare un servizio a tutta la società.
Ci sono quanti studiano,però. Come una ragazza che alla Bocconi, si è laureata, cinque anni, in Economia,management,arte,cultura,comunicazioni e spettacolo. Laurea magistrale:tutto in inglese fluenty. Curriculum inviati tanti, ma risposte nessuna, al momento. Eppure in Calabria di questo tipo di lauree nuove, moderne e di impatto indiscutibile c’è assoluto bisogno. Spera nel curriculum e nel buon Dio, convinta dello studio ma anche dell’ “aiutati che Dio ti aiuta”.Una laurea magistrale che potrebbe dar lustro alla Calabria e al Paese. È possibile che in Calabria od anche fuori non ci sia chi potrebbe essere interessato ad una giovane che abbia i titoli nuovi in Economia, management, comunicazione? Non ci lamentiamo che non abbiamo titoli di studio all’avanguardia, ammenocchè non si vogliano autisti, dattilografi o carrialande (con qualche voto)!
Michele Affidato si è emozionato nel vedere che i suoi gioielli erano a fianco di reperti archeologici. Questo, culturalmente, ha significato che “the future is in the past”. Ma anche nell’aiutare i giovani di oggi.

 

*giornalista





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