Sindacati e imprenditori assieme per lo sviluppo

Sindacati e imprenditori non si vedono spesso, se non per controversie relative a lavori fatti o da fare. Eppure, in periodo di magra, “calati iuncu ca a hiumara passa”. Costretti…

Sindacati e imprenditori non si vedono spesso, se non per controversie relative a lavori fatti o da fare. Eppure, in periodo di magra, “calati iuncu ca a hiumara passa”. Costretti dalle difficoltà contingenti (e speriamo che durino il meno possibile) sono stati costretti a incontrarsi per stipulare un nuovo “Patto per la Calabria”. L’ennesimo, direte voi. No. Stavolta non si è trattato di un patto contro qualcuno o qualcosa, ma a favore dello sviluppo della Calabria. Si tratta di proposte e azioni per l’auspicata crescita della Calabria. Insomma, imprenditori da un lato e sindacalisti dall’altro si sono messi in testa che non possono sempre attendere quel che non facilmente verrà da solo, se non, da una parte e dall’altra non si ungono le ruote col “sego”.

Intendiamoci, non si tratta di “ungere” nel senso di tangenti, ma di un materiale che viene utilizzato, quando c’erano le valanghe, per far scendere le barche a mare, con maggiore facilità. Ecco che le categorie produttive si sono dette che devono concorrere a formare strategie d’attacco per lo sviluppo della Calabria. Ognuno di noi, hanno detto Natale Mazzuca, presidente di Unindustria Calabria (coi dirigenti Sarino Branda e Monica Perri), Michele Gravano, segretario della Cgil, Paolo Tramonti della Cisl e Santo Biondo della Uil, deve sottoporre all’attenzione del governo regionale, man mano che si assesta, interventi specifici, motivati, che facciano tesoro delle esperienze e delle conoscenze accumulate nel tempo. Azioni in grado di “dare una mossa” con risultati, non di là da venire – come sempre è accaduto – ma in tempi i più rapidi possibili, perché – è stato detto – la velocità di esecuzione nel breve termine è precondizione indispensabile in questa terribile congiuntura. Una congiuntura che piega padri, madri e figli che, dopo aver acquisito il sospirato titolo di studio, a furia di sacrifici, si vedono costretti a piangere lacrime amare. Eppure c’è chi, con tutto il rispetto (ci mancherebbe altro!) per le vecchie lauree ha scommesso, alla Bocconi, su nuovi titoli di studio come “Economia, management, comunicazione, arte e spettacolo”. Sperando di suscitare interesse, in Calabria o fuori, anche all’estero.
«Si sta morendo per asfissia», ha gridato il presidente di Unindustria Mazzuca, sottolineando come occorra evitare il mansfieldiano familismo amorale, di cui ha parlato il Corriere della Calabria, ricavandone un libro di successo, ma pensare piuttosto a una rivoluzione culturale, lavorando su progetti che non hanno bisogno di intermediazioni, ma di competenze adeguate. Il “conosci qualcuno al Municipio o alla Regione” è finito. Ed è finito da tempo. Ma cosa è stato sostituito? Dall’attesa, spesso vana?

Gravano della Cgil si è detto convinto che le loro proposte lasceranno il segno, visto che non ci sono state divergenze tra i quasi sempre litigiosi sindacalisti. Stavolta, però, no. Tutti all’unisono. Hanno fatto quadrato, perché anche loro non ne possono più. A parte i Caf, di questi tempi, le sedi sindacali sono affollate da richiedenti un posto pur che sia. Tramonti della Cisl, ha voluto ricordare che gli ultimi dieci anni di economia di questo territorio hanno fatto registrare 70mila occupati in meno, una tragedia per la Calabria. A cui non possono non aggiungersi quanti in dieci anni si sono diplomati o laureati e anelano al sacrosanto posto di lavoro. Certo si è parlato di utilizzo dei Fondi europei, ma anche dell’impegno ordinario del governo nazionale. Le priorità sono almeno quattro: Legalità (manco a dirsi, chi viene qui se deve essere vessato dalla ‘ndrangheta?) lavoro, sviluppo, stato sociale. Il segretario della Uil Biondo ha fatto ricorso ad un esempio calzante: «Quando l’acqua manca, il rischio della desertificazione è imminente».

In sostanza, Unindustria e sindacati hanno parlato di innovazione, politiche di coesione, ricerca, ambiente, energia, agenda digitale, risorse culturali, turismo e legalità. Si riuscirà, come ha detto il direttore di Unindustria Rosario Branda, a riconnettere, la Calabria al resto del Paese? E’ difficile,senza ombra di dubbio. Oliverio dovrà mettercela tutta. Lo Svimez non basta. Forse bisognerà ricorrere alla Fondazione Agnelli? O è addirittura necessario fare il punto con Obama? A mali estremi estremi rimedi.

 

* giornalista





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