L’assenza di politiche giovanili

Morire a 18 anni per un banale litigio e uccidere per dieci euro. Sono le due facce della stessa medaglia che ha scosso, nei giorni appena passati, la coscienza dei…

Morire a 18 anni per un banale litigio e uccidere per dieci euro. Sono le due facce della stessa medaglia che ha scosso, nei giorni appena passati, la coscienza dei catanzaresi colpiti direttamente dalla tragedia, ma anche quella di quanti, ad ogni latitudine del Paese, ne sono venuti a conoscenza.

Da una parte è stato come aver tradito le speranze e i sacrifici della famiglia, dall’altra come girare le spalle alla società anche se spesso è stata lontana, se non assente, dai problemi dei giovani.
Il delitto è accaduto a Catanzaro, ma il fenomeno dell’intolleranza non conosce confini territoriali: nelle stesse ore in cui Marco cadeva sotto i fendenti dello spacciatore suo coetaneo, che reclamava i dieci euro della “dose” che, tempo prima, gli aveva ceduto, a Genova davanti ad una discoteca si sono affrontate bande rivali di giovani armati di coltelli, pezzi di bottiglie e bastoni; a Roma due studenti si sono scontrati in un duello rusticano per una sigaretta negata; a Brescia parenti e amici di un ragazzino che aveva ricevuto uno schiaffo qualche giorno prima sono stati protagonisti di una maxi rissa; a Volla, nel Napoletano, è finito anche in rissa con 15 feriti il banchetto per la prima comunione di due bambini a causa di un apprezzamento fatto ad una ragazza; a Lucera (Foggia) la distribuzione di alcuni palloncini ha scatenato in un ristorante una lite con sette feriti e cinque persone arrestate; a Caltanissetta i componenti dello stesso nucleo familiare si sono affrontati durante i festeggiamenti per un battesimo. E l’elenco potrebbe continuare.
Tutti segni dei tempi che cambiano, per molti in senso negativo anche perché condizionati – almeno per quanto riguarda Catanzaro – dalla droga e dal facile guadagno.
Marco è caduto sulla scalinata di un vicolo a pochi metri dai giardini di San Leonardo, luogo da tempo scelto dai giovani per i loro incontri serali. Su quelle scale si è consumata la tragedia e in quel vicolo, probabilmente tutte le sere, avveniva la compravendita di sostanze stupefacenti, quelle di basso prezzo, rivolte ad una categoria di acquirenti che può disporre di pochi spiccioli spesso messi insieme dalla paghetta settimanale. Un commercio nel quale spesso vengono “usati” anche giovani tossici ottenendo in contropartita anche una dose per loro.
Un’attività sporca che riguarda un ambiente triste, fatto di soddisfazioni effimere, nel quale si può essere sgozzati anche per un debito di dieci euro. Ma è anche il frutto della scarsa attenzione che si ha verso i problemi sociali e, come nel caso di Marco e Nicola, verso le problematiche dei giovani che sono tra le categorie a più alto rischio di una ben determinata attività criminale.
Non basta, infatti, “portare” i giovani nel “recinto” di San Leonardo secondo un consolidato rito serale e lì lasciarli indifesi, facili preda dei pusher, loschi figuri con le tasche imbottite di “dosi”, disposti, come s’è visto, a tagliare la gola a chi commette uno sgarro.
Mancano quelle iniziative strombazzate una diecina di anni fa che prevedevano interventi a favore dei giovani e che segnano il passo a causa degli scarsi mezzi economici in cui si dibatte la finanza locale. Ma non è che a livello centrale la situazione cambi, anzi continua ad essere tenuta in qualche cassetto la proposta di legge per l’istituzione della commissione parlamentare sulla condizione giovanile che, se attuata e fatta funzionare, potrebbe non solo analizzare le situazioni esistenti ma anche indirizzare verso la soluzione quanti hanno responsabilità in tal senso. A cominciare dalla Scuola, nella quale non si fa più educazione civica e alla salute. Ripristinarle non sarebbe male a patto che si utilizzi personale qualificato che possa intervenire nella variegata condizione sociale e incidere profondamente per sanare il disagio provocato da lunghi periodi di noncuranza.
Attraverso tali sistemi possono passare sia la possibilità di indirizzare i giovani verso una convivenza diversa e incisiva sia il recupero di quanti si sono lasciati attrarre dalle lusinghe della esteriorità e della marginalità insite nell’assunzione di droghe.
La società spesso disattenta a queste problematiche ha il dovere di intervenire e non solo quando si tratta di reprimere.

 

*giornalista





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