Il Masterplan e la questione meridionale, ora o mai più

Il consueto e spesso ripetitivo rapporto Svimez, e le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla necessità di predisporre, da parte del governo, un masterplan in favore del Sud…

Il consueto e spesso ripetitivo rapporto Svimez, e le dichiarazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi sulla necessità di predisporre, da parte del governo, un masterplan in favore del Sud ed in particolare della Calabria sono stati decisivi per riproporre la questione meridionale. Almeno a livello di dibattito. C’è stato un lungo periodo che del dualismo Nord-Sud era sceso il silenzio. Da ultimo, la direzione regionale del Pd che al fresco di un agriturismo di Marcellinara ha rilanciato alcune delle esigenze della Calabria. L’alta velocità ferroviaria fino a Reggio Calabria, la zona economica speciale al porto (e retro porto) di Gioia Tauro, il completamento della Salerno Reggio, l’annosa questione della statale 106. C’è stato anche chi ha proposto un intervento straordinario per attenuare la povertà. Il merito è stato attribuito al sottosegretario Minniti ed al segretario regionale Magorno. Il presidente della giunta Oliverio è stato meno ottimista. «Se non cambia il rapporto dell’Italia con la Calabria e l’intero Mezzogiorno, tutto si fa più difficile», ha voluto sottolineare, pur concordando con parlamentari e dirigenza del loro partito, che si sono dichiarati tutti d’accordo, Almeno formalmente. E Oliverio ha giustamente ragione. Ha fatto come San Tommaso: se non tocco con mano, non ci credo! Forse ha pensato che di “questione meridionale” si parla da oltre un secolo e mezzo, essendo nata come problema politico ed economico con l’unificazione italiana. Non c’è stato politico, economista o esperto che non se ne sia occupato, da Pasquale Villari a Sidney Sonnino, da Leopoldo Franchetti a Giustino Fortunato, da Gaetano Salvemini e Pasquale Saraceno a Francesco Parrillo. Da ultimo l’ex ministro Barca, che ancora insiste. Di acqua ne è passata tanta, ma proprio tanta sotto i ponti. Ora ci sono differenziazioni tra le varie regioni del Sud, ecco perché la richiesta della Calabria di un’attenzione privilegiata, non è avvenuta per meriti speciali, ma per assoluta necessità. Si è posto il problema, sul Corriere della Sera, Corrado Stajano, quando ha lasciato intendere che, questo, è il momento giusto. C’è un po’ di industria, di agricoltura, di turismo, anche se molto limitato nella stagionalità. Il problema più grave è la mancanza di infrastrutture. I trasporti sono un disastro, come mai – si è chiesto, ripetendo prese di posizioni calabresi e rilanciandole – «il porto di Gioia Tauro è in crisi?». Come dar torto a Stajano quando afferma che i problemi sono tanti, dal lavoro per i giovani, alla sanità, all’ambiente, alla «burocrazia in frantumi che impedisce gli investimenti». Ed è vero che il rapporto Svimez non ha fatto scaturire un nuovo e autentico dibattito – non di facciata, come dice Nicola Gratteri – visto che si è sempre pronti a parlare di ‘ndrangheta, ma solo per onore di firma o per poter dire «io l’avevo detto».
La gente è stanca, avvilita. Aspetta e spera. Stavolta in Renzi che, oggi, è l’unico a poter prender di petto la questione. Non solo perché lo ha promesso, ma perché ha tutto l’interesse a passare alla storia come l’uomo di governo che non si è dimenticato della Regione che ha dato il nome al Paese. L’unica cosa da sottolineare è quella di fare presto. Non si può più attendere! Per stanchezza e, soprattutto, per necessità. Ora o mai più! Il ferro è caldo, il governo è pronto per la rivalutazione del posto di Gioia Tauro, ma – si lascia intendere da Palazzo Chigi – la Medcenter non può non incentivare i volumi di traffico e adoperarsi a ridurre la cassa integrazione. Le incomprensioni tra i sindacati non riguardano i calabresi, ci sarà tempo per pensare alla pacificazione. Oliverio ha, inoltre, puntato a chiedere l’abbattimento delle tasse di ancoraggio, la riduzione delle accise sui carburanti e, naturalmente, fiscalità di vantaggio. Il momento sembra buono anche per la Zes, la Mct non può giocare sulla pelle dei lavoratori e dello sviluppo complessivo del porto e dell’intera Calabria.

 

*Giornalista







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