Capitale morale e Sud dimenticato

A quanto pare c’è sempre qualcuno disposto a ciurlare nel manico e in questo caso ripropone, più o meno involontariamente, antiche e mai sopite rivalità ideologiche dal sapore sgradevole. Parole…

A quanto pare c’è sempre qualcuno disposto a ciurlare nel manico e in questo caso ripropone, più o meno involontariamente, antiche e mai sopite rivalità ideologiche dal sapore sgradevole. Parole effimere il cui effetto, considerato il luogo e l’uditorio, è stato un applauso.

Un tempo era solo la Lega Nord a cavalcare la tigre della propaganda lombarda. Adesso è in nobile compagnia; infatti il capo dell’Anticorruzione Raffaele Cantone, a Milano, nel ringraziare il sindaco che gli aveva consegnato il “sigillo” della città ha detto: «Milano si riappropria del ruolo di capitale morale d’Italia».
La storia, dunque, si ripete. Capitale morale Milano era stata definita nel 1881 da Ruggero Borghi, direttore del quotidiano lombardo La Perseveranza, in segno di riconoscenza per l’organizzazione della Fiera industriale. Dopo oltre 130 anni ancora un napoletano, appunto il giudice Cantone, ha rispolverato la suddetta definizione, anche se è ancora da interpretare se ha voluto riferirsi al senso morale «che concerne il comportamento dell’uomo nella scelta e attuazione responsabile del bene e del male», o se ha ritenuto Milano meritevole della “vittoria” anche se non conquistata.
Aspettando che venga sciolto il nodo ci si domanda perché non riconoscere contenuti di alto valore morale, per esempio, alle regioni del Mezzogiorno. Al netto della presenza di organizzazioni criminali la cui lotta, ricordiamolo, spetta allo Stato che invece dimostra di preferire le maniere soft, questa vasta area del Paese sopporta da sempre, con encomiabile rassegnazione, un’emarginazione che di fatto le preclude la possibilità di realizzare qualsiasi modello di sviluppo che le consenta di uscire dallo stato di subordinazione e di indigenza in cui trova. Lo evidenzia il recente rapporto dello Svimez che ci consegna uno spaccato della povertà di queste zone. In Calabria, ad esempio, il Pil pro capite annuo è fermo a 15.989 euro l’anno. La Valle d’Aosta raggiunge i 34.442 euro, la Lombardia i 33.055 e il Lazio 29.379. E ancora, nel 2013 in queste regioni la perdita dei posti di lavoro è stata dell’80% con una caduta dell’occupazione del 9% a fronte del “2,4 % del Centro-Nord. Eppure, nonostante tale grave diseguaglianza e con il governo che continua ad operare tagli agli investimenti in infrastrutture, e con la legge di Stabilità, che dà a chi ha e toglie a chi non ha mai avuto, i meridionali continuano a dimostrare fiducia nelle istituzioni senza sottrarsi al dovere civico di recarsi a votare.
Come si può definire tutto questo? Quale aggettivo si può usare per disegnare l’identità di questi italiani il cui torto è di guadagnare mensilmente la metà di un lombardo? Uno solo: moralità! Se poi si intende mettere sulla graticola una popolazione intera perché, come dice Cantone, non vi sarebbero, come a Roma, “gli anticorpi morali”, ci dispiace per Milano e per il Presidente dell’Anticorruzione, ma l’inchiesta di “Mani pulite” ce la ricordiamo tutti. Da lì partì la crisi della Prima Repubblica. Nell’immediato sembrava un episodio come tanti altri e, invece, fu l’inizio di un tornado che tolse dalla scena una intera classe politica. Ricordate? Sotto accusa finirono leader politici e imprenditori implicati in un colossale sistema di tangenti e finanziamenti illeciti ai partiti . Caddero teste importanti sotto i colpi inferti dal “Pool di Mani Pulite”; furono quelle del segretario del Partito Socialista, Bettino Craxi, e del segretario della Dc, Arnaldo Forlani.
Ma anche in tempi più recenti Milano ha fatto parlare di sé per un caso di corruzione che ha interessato l’Expo con la Procura della Repubblica che ha chiesto l’arresto di sette persone. E per corruzione è stato arrestato anche l’ex commissario di Expo Antonio Acerbo. E l’elenco può continuare: lo scorso mese sono finiti in manette quattro impiegati comunali per corruzione e associazione per delinquere. Anche la sanità regionale del capoluogo lombardo è stata oggetto di attenzione da parte della magistratura che, dopo qualche settimana, ha iniziato ad interessarsi anche di alcune raccomandazioni in favore di due collaboratrici del presidente Maroni, per concludere con l’arresto del vicepresidente della Regione, Mantovani.
Naturalmente questi episodi servono per dire che anche nell’opulento Nord, dove non sono nate le organizzazioni malavitose come la ‘ndrangheta, la mafia, la camorra e la sacra corona unita, il malaffare è presente e può interessare anche le alte sfere dell’organizzazione politica. Ciò dovrebbe fare meditare sulle mancate promesse fatte al Mezzogiorno, dimostrando di non capire che il problema dello sviluppo del Sud ha bisogno di interventi forti, di politiche attive che abbiano il potere di innovare. Da queste parti si attende una seria politica degli investimenti per dare garanzie ai giovani e per togliere dal ricatto tutto il Mezzogiorno. Ma nel Patto di stabilità il termine Meridione non compare affatto, segno che nel governo non c’è alcuna inversione di tendenza.

*giornalista





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