Bisogna cambiare musica

L’estate ha, di fatto, anche dal punto di vista della stagione, detto addio. Per il resto il freddo, in Calabria, imperversa. E con il freddo le notti lunghe dell’inverno che…

L’estate ha, di fatto, anche dal punto di vista della stagione, detto addio. Per il resto il freddo, in Calabria, imperversa. E con il freddo le notti lunghe dell’inverno che non presagiscono nulla di buono, almeno nei termini in cui ognuno di noi le attende con la giusta ansia, non solo giovanile. Il rapporto Cerved-Confindustria 2015, dedicato alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, prevedendo contrazione di ricavi e difficoltà a stare dietro ai mercati, ha reso solo la possibilità di prevedere un lento ripartire del sistema delle piccole e medie imprese. Meglio che niente. Molte aziende sono uscite dal mercato, altre sono diventate micro-aziende, di nascita di nuove aziende non se ne può parlare pur essendo “i genitori” pronti, senza ricorrere alla fecondazione eterologa. Gli importanti segnali di ripresa,che fanno accennare a timidi sorrisi, vengono dal fatto che negli ultimi due anni il tasso di natalità è superiore – ha sottolineato la studiosa di Unindustria Calabria, Monica Perri, – a quello pre-crisi. Cioè, delle 83 mila nuove aziende nate nel 2014, 29 mila hanno visto la luce, a occhi aperti, nel Sud. A uscire dal mercato solo le aziende che avevano un profilo economico-finanziario non molto equilibrato già prima dell’anno scorso. In sostanza crescono le imprese più solvibili e diminuiscono quelle a rischio.
In Calabria le piccole e medie imprese sono 1.570, contro le 8.500 della Campania e, di conseguenza, anche gli occupati risentono del numero degli occupati, pur tenendo conto delle dimensioni delle due regioni-tipo del Mezzogiorno. E questo, anche perché, si registra una forte contrazione del fatturato, l’indebitamento dovuto alla cinghia tirata degli istituti di credito. Il rapporto Cerved riserva – menomale – anche qualche sorpresa. Ci sono, dalle nostre parti, le imprese cosìddette “gazzelle”, quelle che nonostante la crisi, sono riuscite a non star ferme, qualcuna a correre e a resistere alla caduta dei mercati. Certo, e in Unindustria non passa settimana che non si studi e non si tirino fuori del cilindro “ricette mediche” che possano far guarire la pmi. Anche se siamo alle solite – e il presidente Oliverio lo ribadisce con costanza – Cerved sottolinea come sia indispensabile un uso più mirato dei fondi comunitari, utilizzando le opportunità e le risorse previste dai fondi strutturali. C’è poi il solito discorso dell’«unione fa la forza».

Da soli non si può vincere. La carta vincente è «lo stare insieme», far fronte comune, collaborare, senza tener conto del detto attribuito all’avvocato Agnelli che, soprattutto in Calabria, «la migliore società è quella costituita in numero dispari e tre son troppi». L’aggregazione permette vantaggi facilmente intuibili in termini di spese e di risparmi. Per quanti ci riesco, secondo il rapporto Cerved non sarebbe male varcare i confini nazionali e aprirsi al mondo.
D’altro canto, se ci fosse il credito, pur piccolo, concesso alla imprese calabresi, nei prossimi anni la Calabria potrebbe essere destinataria di investimenti per una decina di miliardi. E questo secondo un calcolo effettuato dal vicepresidente della Confindustria, Alessandro Laterza.

Secondo il Def, il documento di economia e finanza del governo, gli investimenti, già da quest’anno, dovrebbero consentire una significativa ripresa degli investimenti pubblici anche nel prossimo anno. Renzi lo ha confermato a Maria Teresa Meli del Corriere della Sera. Occorre far presto, però, a spendere le risorse per la politica di coesione (l’ingegnere Ernesto Funaro ha parlato per ore di questo, da esperto riconosciuto quale è). D’altro canto il Patto tra la rappresentanza regionale di Unindustria, Natale Mazzuca e il vicepresidente Alessandro Laterza non sarebbe stato firmato. Un Patto al quale, il presidente della giunta Regionale ha promesso di guardare con tutto l’interesse possibile. È – ha detto Oliverio – uno strumento utile per attuare una strategia condivisa di ripresa economica ed occupazionale di cui la Calabria ha assolutamente bisogno.
E tutto questo va in direzione del freno all’emigrazione giovanile che sta contribuendo a impoverire la Calabria, lasciando andar via il meglio della forza lavoro che, invece, dovrebbe essere impegnata proprio qui. Il gruppo Pd alla Regione ne è consapevole, al punto da dedicare una giornata di riflessione alla questione. Dobbiamo essere in grado di bloccare le fughe dei cervelli, ha postulato il capogruppo Seby Romeo. Nicola Irto, Nino Castorina e altri giovani e meno giovani del partito di Renzi non sono stati da meno. La filiera tra Regione, Comune e governo nazionale può dare le risposte che la Calabria merita ha ricordato Mimmetto Battaglia. Senza rinviare alle calende greche.

 

 

*giornalista







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