L’allarme della Dna e la carenza di magistrati

Ormai l’allarme, e non da ora, non suona più in Calabria. Ad ogni relazione della Direzione nazionale antimafia, il suono della campanella si estende sempre di più. E fino a…

Ormai l’allarme, e non da ora, non suona più in Calabria. Ad ogni relazione della Direzione nazionale antimafia, il suono della campanella si estende sempre di più. E fino a qualche decennio fa l’allarme riguardava solo la Calabria, da quest’anno in particolare, riguarda altre zone d’Italia. D’altro canto, non passa giorno che i tentacoli dalla ‘ndrangheta giungono in altre zone d’Italia: Lombardia, Emilia, Liguria, oltre che Sicilia, Puglia ed altre regioni italiane, nelle quali si spera di farla franca e di non dover rispondere a carabinieri, polizia e guardia di finanza. Si riteneva che ci fossero isole felici, ma questo è punto vero, salvo rare eccezioni. I magistrati della Dna, nella loro relazione annuale, hanno messo nero su bianco che la criminalità organizzata di casa nostra ha messo in piedi una vera e colonizzazione di alcuni territori “stranieri”, replicando modelli organizzativi tipici della ‘ndrangheta. Ad una rapida lettura delle relazione, si evince che risulta certamente confermata la forte propensione della criminalità organizzata all’internazionalizzazione, una dimensione che, in maniera evidente, richiede una forte consapevolezza nella direzione del rafforzamento della cooperazione internazionale, spesso un po’ timida per fronteggiare un fenomeno in espansione incontrollabile. Se si fa eccezione al coraggio di Nicola Gratteri che gira il mondo in lungo e in largo per mettere il bastone tra le ruote ai criminali di casa nostra, il più delle volte riuscendoci e poi raccontando a studenti e non solo le peripezie che è costretto a fare per bloccare, per esempio il traffico di cocaina, nel quale la Calabria è la padrona del mondo. Siamo in attesa di vedere, allo scadere del ruolo oggi ricoperto, l’assegnazione che gli spetterà, per l’esperienza maturata. Renzi lo nomina, ad ogni piè sospinto, anche se non ha ruoli di pertinenza della Presidenza del Consiglio. Certo non si vorrà che torni ad una Procura di seconda fila. E non dovrà tornare, per il ruolo fino ad oggi svolto che lo ha portato ad un soffio dal Ministero di Giustizia.
Peraltro, dice la Direzione nazionale antimafia, e questo rappresenta certamente un tratto peculiare della ‘ndrangheta, la propensione internazionale di questa forma di criminalità, non appare limitata alla sua capacità di cogliere le opportunità dei mercati stranieri, leciti, in chiave di riciclaggio e, illeciti, nel settore de traffico degli stupefacenti. Ecco perché la Dna conferma il ruolo centrale della ‘ndrangheta nel traffico internazionale della droga, grazie al rapporto privilegiato, se non esclusivo, con le organizzazioni criminali del Sud America, che hanno un rapporto privilegiato con le cosche calabresi in termini di disponibilità economiche e capacità di garantire un arrivo tranquillo in Europa di ingenti carichi di droga, sopratutto di cocaina. E questo come, ha avuto modo di ripetere il magistrato calabrese esperto di traffico di cocaina e non solo, significa che per avere la droga dei ricchi, le organizzazioni criminali italiane si devono rivolgere alla Calabria e alle sue cosche che è garante e fornitore, sia in Italia che in Europa. Ed è qui che entra in ballo il porto di Gioia Tauro – è la Dna che lo sottolinea –. Negli ultimi venti anni hanno accumulato investimenti che oggi consentono loro di controllare un patrimonio che ammonta a circa – udite, udite – 9.200 miliardi di euro. Cioè sei volte il Pil italiano e pari al Pil cinese del 2013, più o meno.
Ovviamente, anche se il traffico di cocaina è il più redditizio, al di là di ogni immaginazione, secondo la Dna la ‘ndrangheta opera in tutti gli ambiti sia quelli criminali, sia quelli relativi alle attività cosiddette legali, dagli appalti pubblici, alle attività imprenditoriali, al commercio, all’edilizia, ai trasporti, alle scommesse.
Si può andare avanti così? Certo che no. Ecco perché non sbaglia chi sollecita il potenziamento delle forze dell’ordine e dei magistrati (Gratteri, la Boccassini?, tra Catanzaro e Reggio). Il procuratore nazionale Roberti lo grida ai quattro venti. E non solo lui. Sono solo vox clamans in deserto? Speriamo di no. L’uomo ha il diritto di vivere nel migliore dei mondi possibili.

*Giornalista







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