La speranza viene dalla Chiesa

In centri, grandi e piccoli, della nostra regione, non so se si possa dire che manchino le Chiese e le Parrocchie. Semmai, sono i sacerdoti a mancare, perché i giovani…

In centri, grandi e piccoli, della nostra regione, non so se si possa dire che manchino le Chiese e le Parrocchie. Semmai, sono i sacerdoti a mancare, perché i giovani non hanno più, almeno come una volta, la vocazione a farsi prete e a richiudersi in Seminario per gli studi e poi affrontare il duro percorso della vita sacerdotale. Spesso, però, si tratta di edifici votati al culto che non raccolgono il numero di fedeli che meriterebbero, non solo e non tanto per la modernità delle costruzioni, quanto per riflettere e pregare. Vuol dire che la gente non crede più e si reca in Chiesa per il battesimo, la Cresima, il matrimonio e l’addio alla vita terrena? Saranno le distrazioni, maggiori rispetto a venti o trenta anni fa, sarà che gli impegni (ma quali?) sono maggiori, sarà che si preferisce, d’estate, una giornata al mare, o d’inverno il bar con annesso biliardo, un fatto certo è che non si frequentano più le Parrocchie come un tempo.
Di questo – e non solo- si è parlato nella Cattedrale di Mileto, nel corso del settimo convegno pastorale diocesano. È stato il dinamico mons. Nunzio Galantino, ex vescovo di Cassano allo Ionio ed ora segretario generale della Cei, la conferenza di tutti i vescovi italiani, a gettare la pietra nello stagno dell’indifferenza. Parlando “Chiesa in uscita”, mons. Galantina (quello del rimprovero ai politici di casa nostra dediti solo al lavoro per raccogliere voti e non a svolgere la funzione per la quale vengono eletti) il segretario dei Vescovi ha sottolineato come la Chiesa, in Calabria ed altrove, debba riporsi in cammino senza paura di mettersi in gioco ed osare, deve costituire per i giovani, e non solo, punto saldo di riferimento.
Rivolgendosi ai sacerdoti ed ai laici, presenti nella splendida Cattedrale di Mileto – quella della mia gioventù di piccolo dirigente dell’Azione cattolica – Galantino ha esortato tutti ad aprirsi al rapporto ed al confronto con gli altri ed a sottolineare “basta con l’essere autoreferenziali, occorre smettere di creare barriere di filo spinato per stare tranquilli, le parrocchie devono diventare case aperte per la gente libera che deve assimilare il Vangelo.” Invece, soprattutto nei piccoli centri, ma anche nelle grandi città, si assiste al massimo “ad un segno della Croce, fatto in maniera frettolosa, riconoscendo che si è passati davanti ad un luogo di culto. Quanto al fermarsi ed entrare, sia pure per pochi minuti ce ne corre. E la funzione religiosa della Domenica? Non cambia nulla, sono in pochi sanno che il precetto generale della Chiesa prevede una volta la settimana, la partecipazione alla Santa Messa.
Però, se parli con quanti hanno questi atteggiamenti di disinteresse o di distacco, non esitano a definirsi cattolici praticanti! 
Il messaggio di Galantino è stato chiaro: da una parte i sacerdoti, a cui è affidata la cura delle anime, ed i fedeli devono trovare un punto di incontro e rilanciare la Parrocchia, intesa come punto di aggregazione per un’ora di riflessione alla settimana. Vivere la Chiesa, in sostanza, non significa essere bigotti o conquistare spazi di potere. Significa accogliere, assieme ai sacerdoti, accogliere le sfide di questo mondo( che non sono poche) per non morire di asfissia e del proprio orticello. Forse – superato il momento difficile – bisognerebbe trovare il modo di riprendere le processioni più volte all’anno e stanare chi, tra giovani e meno giovani, è preso dall’apatia e dall’indifferenza.
Anche il vescovo di Mileto, mons. Luigi Renzo, ha parlato di recupero delle periferie, non tanto geografiche quanto spirituali, perché «è dalle periferie che si tocca con mano l’essenza dell’uomo, che si scoprono i suoi problemi. Ed è a questo che la Chiesa deve dare risposte!». 
Insomma, da Mileto è venuta una sfida al cambiamento, un atto di coraggio e non di vergogna, perché, specialmente in Calabria, torni la speranza. E Dio solo sa, quanto indispensabile, per la vita, sia proprio la speranza in un domani, se non nell’oggi, migliore.

*giornalista







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