Silenzio assordante sulla sanità catanzarese

Non sarà certo il diritto alla salute, così come previsto dalla Costituzione, a venir meno. È il diritto dei catanzaresi ad avere una sanità efficiente ad essere mortificato da un…

Non sarà certo il diritto alla salute, così come previsto dalla Costituzione, a venir meno. È il diritto dei catanzaresi ad avere una sanità efficiente ad essere mortificato da un progetto che prelude l’impoverimento dell’ospedale cittadino.
Tutto si sta consumando in una sorta di rassegnazione generale i cui effetti sono molto simili a quelli della complicità insipiente. E il silenzio è complice! Mentre tutto ciò può anche essere comprensibile se riferito alla cittadinanza, non lo è per coloro che ricoprono incarichi elettivi, primi fra tutti i consiglieri comunali che si preoccupano dei decibel del locali notturni piuttosto che delle sorti del nosocomio cittadino.
Ci si aspettava anche a Catanzaro una levata di scudi in difesa dell’ospedale anche per non essere da meno con le altre città calabresi che hanno manifestato a sostegno del diritto ad una sanità efficiente. A rendere ancora più stridente la realtà c’è da segnalare una riunione di medici del Pugliese-Ciaccio tenuta qualche giorno fa ma solo per dissertare sull’eventuale intestazione da dare al nosocomio nel caso si decidesse di sopprimere quella attuale. 
Purtroppo l’essere giunti all’appuntamento con la nomina di un commissario ad acta col compito di riportare entro parametri contenuti la spesa sanitaria in Calabria lascia poco spazio a progetti ambiziosi anche se il comparto ne avrebbe tanto bisogno.
L’aver tergiversato a bandire i concorsi per coprire i posti vacanti dei primari andati in pensione, fa trovare la struttura non solo impreparata quanto, se si dovesse attuare il progetto di unificazione con l’Università, addirittura nell’impossibilità di provvedervi anche in seguito se non mediante “l’ingerenza” del Policlinico universitario naturalmente votato più verso la ricerca e la didattica che per l’attività assistenziale propria del Servizio sanitario nazionale.
Naturalmente nel Paese ci sono esempi positivi di fusioni tra aziende ospedaliere e università che rappresentano modelli di funzionalità ed efficienza. Ma a quei risultati si è pervenuti avendo potuto contare, da entrambi le parti, su strutture complete che assicuravano qualità professionali di buon livello. Non è il caso di Catanzaro dove si è preferito andare avanti in modo abborracciato procrastinando nel tempo la surroga dei primari con la nomina di “facenti funzione”. E dire che sparsi per l’ Italia ci sono tanti specialisti calabresi che onorano la professione medica e molti di loro sarebbero disposti a tornare nella loro terra mettendo al servizio dei calabresi il loro bagaglio culturale dando lustro alle strutture e certezze a chi ha bisogno di assistenza.

Se fosse nato su questi presupposti l’accordo di fusione tra l’Azienda sanitaria e l’Università, certamente sarebbe stata salutata con i favori di tutti soprattutto dalle stesse strutture che avrebbero visto consolidare il principio collaborativo fra istituzioni pubbliche e favorendo una sinergica integrazione tra le attività assistenziali con le funzioni di ricerca e di didattica dell’Università. Così, purtroppo, non è stato e rischia di non esserlo per le gravi carenze che attengono alle responsabilità di chi ha avuto la responsabilità della struttura sanitaria.

Come se ne esce da una situazione del genere per garantire alla provincia di Catanzaro una sanità di alto profilo, interrompendo il rituale dei viaggi della speranza dispendiosi per le famiglie e onerosi per le casse regionali? Qualcuno suggerisce di rinviare l’accordo stesso nell’attesa di poter bandire i concorsi nell’Azienda Pugliese-Ciaccio rendendo in tal modo possibile tenere in debito conto il profilo della compenetrazione tra le due strutture di cui dovrebbe essere garante un comitato paritario di indirizzo al quale demandare il compito di presidiare il valore dell’integrazione e fissare i benefici che deriverebbero da tale processo.

E allora perché chi siede sullo scranno più alto di Palazzo De Nobili e dispone dell’autorevolezza dell’incarico per essere, nell’ambito comunale, la più alta carica in tema di Sanità, non si rende parte diligente per promuove l’iniziativa considerato il ruolo svolto e quello da svolgere dal presidio ospedaliero Pugliese-Ciaccio?

*giornalista







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