Cosa è cambiato? Poco o nulla?

La lunga catena di attentati, intimidazioni, violenze verso i sindaci di molti Comuni calabresi ha provocato finalmente una reazione. Il sindaco di Monasterace ha annunciato le sue dimissioni e questo…

La lunga catena di attentati, intimidazioni, violenze verso i sindaci di molti Comuni calabresi ha provocato finalmente una reazione. Il sindaco di Monasterace ha annunciato le sue dimissioni e questo ha provocato la solidarietà di molti suoi colleghi calabresi, buona parte dei quali vittime anch’essi della presenza mafiosa sul loro territorio, l’intervento della politica nazionale e quindi la revoca, temporanea, delle dimissioni. Ha colpito l’intenzione manifestata dai sindaci di chiedere un incontro con il Presidente della Repubblica per esporgli di persona la situazione drammatica in cui versa la nostra regione, sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto quello economico e sociale. Al momento il proposito è rientrato, ma il punto sul quale è opportuna qualche riflessione è che tutto questo accade mentre, da più di un anno, viene annunciato da ministri, magistrati, esponenti delle istituzioni, coro di giornalisti, politicanti e manifestanti a pagamento dell’antimafia di piazza, che la ‘ndrangheta è stata colpita a morte, indebolita, sconfitta, prossima alla dissoluzione finale. Non poteva essere diversamente, visto che era stata individuata e neutralizzata la sua governance, la struttura di comando, i vertici, le articolazioni, a differenza dell’incapacità dimostrata, per ignavia, anzi per complicità, dai magistrati che se ne erano occupati in precedenza. Non sono invenzioni polemiche; ancora sino a pochi giorni fa queste parole sono state ripetute pubblicamente e senza il filtro del pudore, dunque gli effetti di tali successi dovrebbero essere visibili. C’è da immaginarsi quale sarebbe stata la sorpresa del Presidente della Repubblica, al quale erano giunte le unanimi rassicurazioni circa il positivo esito finale della campagna di Calabria, della quale bisognerà pur trovare un nome, per poterla passare alla storia. Sarebbe certamente rimasto deluso e forse avrebbe qualche dubbio sull’attendibilità delle rassicurazioni. Probabilmente, anche il nuovo governo esita ad occuparsi del problema delle mafie in Italia, che rappresentano il vero, drammatico, irrisolto, fattore di instabilità, mancanza di crescita, corruzione, evasione fiscale, del nostro Paese, perché anch’esso convinto che si è ormai vicini alla loro estinzione. D’altra parte Cosa Nostra è silente, da anni e se non fosse per la perdurante latitanza di Matteo Messina Denaro, il problema Cosa Nostra sarebbe già trasferito in archivio. La ‘ndrangheta, l’abbiamo appena detto, è stata sconfitta (per la verità viene sgominata ad ogni nuova operazione), i latitanti tutti catturati, tranne pochi e marginali personaggi, e anche la camorra non ha manifestato da qualche tempo le consuete, pirotecniche, esibizioni di violenza criminale. E se è così, allora va tutto bene. E invece su decine di amministrazioni comunali si abbattono le violenze e le intimidazioni delle cosche, come se niente fosse cambiato; personaggi di spicco della più potente cosca di Reggio Calabria, operano in Liguria, Lombardia, Piemonte e in altre regioni del Paese, per losche operazioni di riciclaggio, in combutta con i reduci della destra eversiva, antica alleata sin dai tempi della rivolta del 1970; si infiltrano all’interno del movimento politico che, paradossalmente, attraverso suoi esponenti di governo era tra i più convinti assertori del pieno successo della campagna di Calabria. Le antiche alleanze sono ancora valide, supportate e coperte dai poteri occulti, quelli dei cappucci e quelli delle barbe finte, che da dietro le quinte, muovono le fila dei chiamati e selezionati per eseguire gli ordini ricevuti. Si scopre che i beni confiscati, che dovevano costituire lo strumento vincente della strategia di attacco ai patrimoni mafiosi, sono ancora, in buona parte, nella disponibilità di fatto dei loro antichi detentori, che altri amministratori dialogano costantemente di affari e di procacciamento di voti e che l’intero apparato affaristico-mafioso si è trasferito nelle regioni del Nord per essere più vicino al mondo finanziario e politico che conta. Se si vanno a leggere gli atti del processo Clean together si potrà avere un’idea delle capacità affaristiche, dei collegamenti internazionali, dell’ampiezza delle coperture, delle enormi disponibilità di denaro da riciclare, della complessità delle strategie, da potere costituire materia di studio per esperti in investigazioni economiche. Si ha in sostanza la verifica della ulteriore trasformazione della ‘ndrangheta, che, come abbiamo già avuto modo di ribadire più volte, tende sempre più a perdere le sue originarie caratteristiche per assumere quelle di una lobby, ricca, potente e ben supportata dai poteri forti prima ricordati, per condizionare imprese, partiti, amministrazioni, economia e politica nazionale. Il tutto dentro una cornice politica coerente con il suo passato e la sua ideologia: quello della destra eversiva, oggi anch’essa rivestita di rispettabili abiti imprenditoriali. Tra poco accadrà che saremo tutti convinti della scomparsa delle mafie, ma solo perché avremo perso la capacità di riconoscerle.

* Magistrato







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