Il futuro di Catanzaro passa anche da Lamezia

Partirà dai quartieri il rush finale della campagna elettorale del candidato a sindaco di Catanzaro Enzo Ciconte. In quei luoghi, così come nel centro storico, intende incontrare la sua gente…

Partirà dai quartieri il rush finale della campagna elettorale del candidato a sindaco di Catanzaro Enzo Ciconte. In quei luoghi, così come nel centro storico, intende incontrare la sua gente con la quale vuole condividere il programma per la “nuova Catanzaro”. I catanzaresi non erano abituati ad attenzioni del genere perché in politica nulla veniva dato per tabulas ma secondo il principio imperfetto della clientela. Il motivo conduttore del documento programmatico della coalizione del Pd è infatti essenzialmente riferito a cambiare il volto della Città lavorando con pari impegno sia che si tratti del centro storico stravolto dall’incuria di chi l’ha  amministrato, sia che riguardi i quartieri, da Catanzaro Lido a Sant’Elia, tutti figli, checché se ne dica, di un dio minore. 
Ciconte e le liste che supportano il suo “viaggio” verso Palazzo De Nobili, per la prima volta nella storia della Repubblica, intendono incontrare i catanzaresi con i quali confrontarsi prima del voto sui punti qualificanti pensati per far rinascere Catanzaro. Nulla da imporre, dunque, ma solo idee con le quali confrontarsi in un incontro sereno e costruttivo. D’altronde è stato proprio questo l’impegno sul quale è nata e si è sviluppata la coalizione politica che ha trovato l’intesa con Ciconte. Una finalità sociale di alto spessore, per la prima volta basata su fatti e non soltanto sui valori che distinguono le varie liste. Il coinvolgimento degli schieramenti che affiancano il Pd nella conquista di Palazzo De Nobili sono fondamentali non solo per affrontare uniti il cammino che favorisca l’uscita di Catanzaro dallo stato di crisi in cui è stata condotta, quanto per condividere anche le scelte da fare per la sua “resurrezione”.
Lo scopo è di concorrere a formare un governo locale per assecondare le aspirazioni di Catanzaro. E la differenza questa volta è di realizzare una amministrazione comunale con la partecipazione di uomini accomunati dalla volontà di far superare alla Città il gap esistente con gli altri centri calabresi. Progettare una città a misura d’uomo significa, prima di tutto, non imporre nulla, ma saper ascoltare i cittadini e tener conto di come stanno cambiando l’economia, la tecnologia e, di conseguenza, la struttura stessa della città e il suo rapporto con l’ambiente.
L’impegno è di costruire una Catanzaro che sia il compendio della qualità che può venire fuori solo dalla partecipazione collegiale di chi ne ha interesse. E chi, dunque, può condividere le linee della svolta sostanziale se non i suoi cittadini? A Enzo Ciconte va dato il merito dell’idea. Adesso tocca ai catanzaresi accettarla o respingerla tenendo presente che la scelta consiste nel bene della popolazione e, soprattutto, in quello delle future generazioni.
Il programma di Ciconte e della sua coalizione pone al primo punto il Lavoro. Un argomento non da poco per un comprensorio che non può contare su risorse industriali. Diversamente non si spiegherebbe la grave incidenza della povertà che avanza inesorabile anno dopo anno come indicano i dati circa la cessazione delle attività degli esercizi commerciali. Ma Catanzaro sta perdendo persino l’antico, unanime, riconoscimento di “città della cultura”. Ecco perché è indispensabile  intervenire con il lavoro indotto che può provenire dalle opere previste per la “nuova Catanzaro”. Il riferimento è proprio al programma elettorale del gruppo Ciconte all’interno del quale sono riassunti nuovi collegamenti su strada e su ferrovia sia lungo la fascia jonica e sia da Catanzaro Lido con l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. Le due città sono caratterizzate dallo stesso ruolo di servizio svolto per tutta la regione essendo collocate in un territorio snodo con un ruolo di cerniera per tutto il sistema regionale così come previsto dal Quadro Territoriale Regionale. Inutile aggiungere che non voler affermare una tale leadership significa voler penalizzare lo sviluppo, l’economia, il commercio e la localizzazione dei servizi. Ma anche l’idea di un nuovo modo di intendere e fare turismo soprattutto per le zone interne che hanno peculiarità rilevanti, ma scarsamente sfruttate.
L’idea riguarda anche la realizzazione della più grande città della Calabria, quella che da mezzo secolo macina il pensiero dei più avveduti e che si vorrebbe far nascere nel tratto più stretto della regione, quello che la leggenda indica come l’istmo della Calabria che univa i due mari: il Tirreno e lo Jonio. Si tratta di lavorare per unificare Lamezia Terme e Catanzaro e anche i tredici comuni che sorgono lungo quella direttrice. Significherebbe realizzare un agglomerato urbano che può fare della multidisciplinarietà del sapere, ma anche dell’impresa, dell’economia, la forza trainante incidendo sugli stili di vita senza perdere di vista la necessità della sua consapevolezza. Bisogna essere convinti del progetto e spiegare in cosa consiste condividere gli sforzi per traghettare quest’area verso la rinascita. Una scelta, è bene dirlo, che prescinde dalle ideologie, ma che va sostenuta per la forza innovativa che porta dentro.
La proposta di Ciconte manifesta pragmatismo e va sostenuta per non far perdere a Catanzaro e a Lamezia Terme la partita, irripetibile, di recuperare autonomia dai poteri e la determinazione di perseguire obiettivi importanti di sviluppo.

*giornalista

 

 

 





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