La vita grama dei giovani laureati calabresi

  I giovani laureati e specializzati del Sud e della Calabria vivono, è risaputo, una vita assai grama. C’è chi, pur di non emigrare, si accontenta di uno stipendio di…

 

I giovani laureati e specializzati del Sud e della Calabria vivono, è risaputo, una vita assai grama. C’è chi, pur di non emigrare, si accontenta di uno stipendio di 400 euro, mediamente, al mese per 10-12 ore di lavoro al giorno. C’è anche chi va a Milano, a Berlino, se non a New York per tentare l’avventura della vita. Quelli che emigrano, dalla Calabria, sono di meno. Perché, qui, bene o male, c’è l’aiuto di mamma e papà, finanziario, di assistenza morale e materiale, in attesa di tempi migliori. All’estero o anche a Milano, se non hai i soldi per vivere, sei costretto a scegliere tra il mangiare una volta al giorno o a fare un lavoro umile, in aggiunta, se lo trovi ad un lavoro principale che è pur sempre di 800 euro al mese, cioè meno del costo di fitto di un alloggio di 40 mq. Ed il vitto, una gitarella, un balocco o un profumo? Niente, se va bene, il giovane emigrato si fa spedire qualcosa da casa. Quando noi studiavamo a Messina, ci portavamo i viveri da casa, mangiavamo una volta al giorno alla mensa e la sera focaccia (ah che buona) per tutti. Oggi è la stessa cosa. I laureati italiani sono costretti a fare lavori inadeguati. Assolutamente. In un recente rapporto Ocse, c’è la conferma. L’11 per cento dei lavoratori ha competenze in eccesso rispetto alle mansioni che svolge ed il 18% è sovra qualificato. Chi non ricorda gli autisti dei pullman o della tranvia, a Milano, laureati. O, come si dice oggi, gli operatori ecologici, con tanto di titolo di studio? E a quanti non è capitato, tra gli immigrati, di trovare donne ed uomini russi o ucraini, con lauree e specialità di ottimo livello, costretti a fare le colf, le badanti, o come dicono loro,“pulizii”? Il divario della performance per misurare le competenze in lettura, matematica e scienze tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania (della Calabria sarebbe stato la stessa cosa) equivale a più di un anno scolastico. Nientedimeno, ma è così, spiega il rapporto Ocse. Quanto alle donne, che hanno un tasso occupazionale pari al 50%, penultimo nella media dell’Unione europea, vengono percepite come “assistenti familiari” perché svolgono la maggior parte del lavoro domestico non retribuito. Al Sud, con le dovute eccezioni, la grande maggioranza delle imprese è di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare ed i manager, spiega Rosaria Amato su Repubblica, «non hanno le competenze necessarie per saper adottare e gestire tecnologie nuove e complesse (i cosiddetti selfmademan). Da qui le remunerazioni che aumentano per anzianità, ma non sulla base dei risultati raggiunti. Come, pure, sarebbe giusto. D’altro canto, nonostante Renzi e Franceschini, si investe in ricerca solo l’1,2% del Pil, la metà della media Ocse. Eppure, chiarisce ancora il rapporto Ocse, le eccellenze non mancano, non sono mai mancate e non mancheranno. Brillano in rapidità di apprendimento e in “problem solving”. Perché, ho citato Renzi e Franceschini? Non per stima, soltanto. Perché le loro riforme stanno cominciando a dare i loro frutti, come ha rilevato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, con la creazione di 850 mila nuovi posti di lavoro attraverso il criticato Jobs act e le nuove politiche attive del lavoro. Certo a essere la cenerentola è sempre il Sud, che registra il maggior numero di laureati costretti a fare lavori inadeguati. Decisamente. I servizi pubblici per l’impiego non funzionano come dovrebbero e sono frammentati sul territorio nazionale. Si continua, in buona sostanza, a navigare a vista. Altrimenti chi mi spiega perché una laureata calabrese, alla Bocconi, in economia, management, arte, cultura e turismo è dovuta emigrare ed accontentarsi di un lavoro, tanto per vivacchiare? Eppure le avevano detto che avrebbe subito trovato un posto di grande rilievo e responsabilità. Invece nulla, tant’è che dopo un anno di un lavoro assolutamente inadeguato avrebbe voluto ritornare in Calabria, dopo curricula inviati a centinaia di aziende! Molte non rispondono, tante altre prendono in giro, per offrirti un pannicello caldo, a cui non segue mai una proposta concreta. Non ci sarebbero enti pubblici (o privati) in Calabra che potrebbero usufruire di questo titolo di studio specialistico? No. Anche per le specialità serve la raccomandazione? Poi ho conosciuto, a Napoli, un archeologo, con laurea quinquennale e scuola di specializzazione, che rivendicando la decisione di non voler emigrare, fa l’assistente di sala ad un museo importante. Buono, no? Certo «indico ai turisti dove si trova la toilette!» Usque tandem, questo dramma? Non vedo soluzioni all’orizzonte. Purtroppo!

*giornalista







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto