A Catanzaro c’è chi millanta potere

È veramente un periodo strano quello che attraversiamo e che distingue i rapporti tra politica e cittadini. Non c’è da scegliere: per volontà o per caso, può accadere di tutto…

È veramente un periodo strano quello che attraversiamo e che distingue i rapporti tra politica e cittadini. Non c’è da scegliere: per volontà o per caso, può accadere di tutto nell’indifferenza generale anche che un ricordo si affievolisca fino a scomparire. Catanzaro vive ogni cosa con distacco; lo scetticismo fa prendere tutto con le dovute riserve; la comunità è portata tendenzialmente a vivere emotivamente gli accadimenti nel loro insorgere, ma prima di digerirli li dimentica senza fare fatica a metabolizzarli, anche quelli per i quali sarebbe opportuno assorbirli e ricordarsene. Questa condizione si manifesta più di frequente quando si parla di argomenti attinenti la politica e francamente non è un segnale positivo per quella galassia a testimonianza di quanta credibilità abbia nella pubblica opinione.
Era sulle pagine di cronaca dei giornali locali qualche giorno fa la notizia che ha incuriosito la fascia arguta dei lettori e degli osservatori delle cose politiche. Autorevole attrazione della vicenda è stata una persona che siede tra i banchi del consiglio comunale la quale di recente sostiene di avere evitato al Pd una figuraccia. Costui, che si considera evidentemente una sorta di factotum della politica, ha dichiarato che  in occasione delle recenti elezioni amministrative a Catanzaro si è candidato in una lista civica con la quale ha affiancato e sostenuto (?) quella del Partito democratico.
Va detto per inciso che le elezioni sono state vinte dagli oppositori che sostenevano il sindaco Abramo consentendogli per la quarta volta di decidere le sorti della città.
È stata comunque sufficiente quella condizione perché il “nostro” ritenesse di  arrocarsi il diritto di chiedere ad alta voce al Pd di non candidare alle prossime elezioni politiche ex esponenti di governo. Com’era prevedibile, ha ottenuto una laconica ma decisa replica dal segretario provinciale Dem il quale ha rispedito al mittente l’invito classificandolo come un tentativo di interferenza in questioni che riguardano la vita interna del suo partito.
La replica ovviamente non si è fatta attendere e l’autore ha cominciato a  rimarcare i suoi “grandi consensi” che avrebbero contribuito alla vittoria del Pd alle ultime regionali, a quelle per la Provincia di Catanzaro e alle più recenti amministrative del Capoluogo nelle quali avrebbe reso meno pesante la sconfitta del candidato sindaco di estrazione piddina. Ha concluso comunque laconicamente «di aver capito che il Pd è autosufficiente e non ha bisogno del suo sostegno…». Finalmente! Ha detto qualcuno ricordando cosa accadde alle passate elezioni regionali quando il “nostro” sosteneva la candidatura di Enzo Sculco fondatore della lista “I DemoKRatici” che, nonostante il suo autorevole aiuto, non venne eletto. Che non sia un menagramo? E i sostenitori di Nicola Fiorita cominciano a dare segnali di insofferenza; altri invece lo mettono in guardia nel caso dovesse decidere di correre alle prossime Politiche ed essere più oculato nella scelta dei suoi sostenitori, temendo che tra questi possa schierarsi il “nostro”. Una manifestazione di affetto frutto di un feeling che pare sia nato tra i due.  
L’impressione è che il “nostro”, sfruttando una sua personale condizione che gli deriva dal masticare politica da molti anni tanto da farne quasi la principale attività, ritiene di poter, per fini facilmente intuibili, tentare di invadere terreni non suoi. Se questo è considerato un mezzo corretto di fare politica, bisogna intendersi cosa sia il tentativo di manipolare o di strumentalizzare le vicende.
La storia insegna che è difficile apparire credibili soprattutto quando si è recidivi, commettendo il grave errore di pensare che sia possibile ammannire qualsiasi cosa agli altri, elettori compresi. Purtroppo non è così. Sottostimare l’intelligenza e la conoscenza dei destinatari del messaggio implica il rischio di poter essere scoperti e di perde la credibilità che è sicuramente più grave che far circolare una effimera condizione di tensione politica per qualsiasi motivo propagandata.

 

*giornalista





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